Henri Cartier-Bresson al MAN di Nuoro

HCB: HENRI CARTIER – BRESSON



Henry Cartier-Bresson: La Sardegna

Aspetto importante della mostra di Nuoro, una prima assoluta in Sardegna, è il legame tra Henri Cartier-Bresson e l’isola, dove il fotografo giunse nell’estate del 1962 su incarico di «Vogue». Vi trascorse circa un mese preferendo alla nascente Costa Smeralda i luoghi della Sardegna tradizionale: Orosei, Cala Gonone, Oliena, Orgosolo, Mamoiada, Nuoro, Orani (dove fu ospite dell’amico artista Costantino Nivola), Desulo, San Leonardo de Siete Fuentes e Cagliari. Restando fedele a se stesso, perché il suo era un esercizio  interiore più che esteriore, immortalava le persone che incontrava per strada nella sua maniera discreta e senza forzature, attento a cogliere l’istante decisivo, quel momento talmente denso di significato da riuscire a sintetizzare l’intera situazione di vita quotidiana di un’isola ancora al bivio tra antico e moderno.

Henry Cartier-Bresson: il fotografo

Sguardo, scatto, rivelazione. Un modo di osservare, essere e vivere. Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore, trattenendo il respiro quando tutte le facoltà di percezioneconvergono davanti alla realtà che passa. In quell’istante, la cattura dell’immagine può dare un piacere fisico e intellettuale. È un’illuminazione. La Leica per Cartier-Bresson era uno strumento flessibile che si adattava al suo occhio interiore, sempre mobile e sensibile. Cartier-Bresson leggeva il mondo interpretando come pochi ciò che si trovava davanti, senza incanti illusori, con uno sguardo preciso, ineccepibile ma sempre spontaneo, spesso con ironica leggerezza. Universalmente riconosciuto come il più grande fotografo del Novecento, teorizzò l’atto del fotografare, traducendolo nella celebre formula del “momento decisivo”. Con tale approccio elevò a livello di arte il cosiddetto “snap-shooting”, un modo di fare fotografie incentrato sulla spontaneità piuttosto che sulla tecnica, e contribuì in maniera fondamentale allo sviluppo della “street photography”. Fu il primo fotografo al mondo a esibire le proprie opere al Louvre di Parigi.L’aver immortalato i personaggi e gli avvenimenti più importanti del Novecento gli valse l’appellativo “l’occhio del secolo”.

Henry Cartier-Bresson: la vita

Henri Cartier-Bresson nacque nel 1908 a Chanteloup da una famiglia vicina al mondo dell’arte. Inizialmente si interessò di pittura e fu allievo di Jacques-Emile Blanche e di André Lhote. Nel 1931 comprò una Leica e partì per un viaggio che lo portò nel sud della Francia, in Spagna, in Italia e in Messico. Nel 1932 inaugurò la sua prima mostra nella Galleria Julien Levy di New York. Rientrato in Francia, lavorò nel cinema con Jean Renoir e Jacques Becker. Nel 1933, in Spagna realizzò le sue prime grandi fotografie di reportage. Nel 1935 lavorò negli Stati Uniti con Paul Strand. Rientrato a Parigi lavorò come aiuto regista di Jean Renoir. Imprigionato dai tedeschi nel 1940, riuscì a evadere e a rientrare a Parigi nel 1943. Alla fine della guerra diresse il film “Le Retour”. Negli anni 1946-47 visse negli Stati Uniti fotografando soprattutto per «Harper’s Bazaar». Nel 1947 si diffuse la notizia che fosse morto durante la guerra e a sua insaputa venne allestita una sua mostra al Museum of Modern Art di New York. Lo stesso anno fondò l’agenzia Magnum Photos insieme a Robert Capa, David Seymour, George Rodger e William Vandivert. Tra il 1948 e il 1950 lavorò in India, Pakistan, Cina e Indocina. Nel 1952 pubblicò “Images à la sauvette”, raccolta di foto che conteneva il testo “L’instant décisif”, nel quale esponeva le sue teorie sull’arte della fotografia. Nel 1955, al Musée des Arts Décoratifs di Parigi venne inaugurata la sua prima grande retrospettiva. Nel 1988 il Centre National de la Photographie di Parigi istituì il “Gran Premio Internazionale di Fotografia” a lui intitolato. Nel 2000, insieme alla moglie Martine Franck e alla figlia Mélanie creò la “Fondazione Henri Cartier-Bresson”. Morì a Céreste il 3 agosto 2004. Innumerevoli i riconoscimenti ricevuti, le esposizioni e le pubblicazioni che in tutto il mondo hanno reso omaggio alla sua straordinaria produzione.


Ritorna all’articolo

Caro lettore,

Latitudes è una testata indipendente, gratis e accessibile a tutti. Ogni giorno produciamo articoli e foto di qualità perché crediamo nel giornalismo come missione. La nostra è una voce libera, ma la scelta di non avere un editore forte cui dare conto comporta che i nostri proventi siano solo quelli della pubblicità, oggi in gravissima crisi. Per questo motivo ti chiediamo di supportarci, con una piccola donazione a partire da 1 euro.

Il tuo gesto ci permetterà di continuare a fare il nostro lavoro con la professionalità che ci ha sempre contraddistinto. E con lo stesso coraggio che ormai da 10 anni ci rende orgogliosi di quello facciamo. Grazie.