Piccoleitalie. La garzaia degli aironi di Laura Bosio

È forse banale dire che scrivere è soprattutto viaggio in un altrove che (non) ci appartiene e facciamo nostro, scrivendo.  Certo è che nel caso di Laura Bosio – tra le più apprezzate narratrici in lingua italiana – i luoghi visitati sono sinonimo di una ricerca di spazi e immagini in cui far riflettere le proprie emozioni. Viaggi che si rivelano sempre delle piccole scoperte, quasi come attraverso lo sguardo intatto di un bimbo che  vede il mondo per la prima volta.

Una scrittura dove etica ed estetica si fondono nell’incantamento di apparizioni mirabilmente compiute. Premio Bagutta Opera Prima, finalista allo Strega, l’autrice del recente: Le notti sembravano di luna, regala ai lettori di Latitudes la rivelazione affettuosa di un luogo magico a due passi dalla sua Vercelli, un angolo  d’Africa in mezzzo alle risaie dove continuamente tornare per tenere stretta a sé la vita e lontana ogni nostalgia.

A cura di Manuela La Ferla




La garzaia degli aironi



Avevo più o meno quindici anni quando ho visto per la prima volta l’isola degli aironi, come l’aveva chiamata nel suo documentario un amico di mio padre, un uomo strano, schivo, grande appassionato di boschi. Dal documentario alla visione diretta il passo era stato breve. Abitavo a Vercelli e l’isola è a pochi chilometri dalla città, al centro del fiume Sesia, a sud del bosco di Albano, nei pressi del paese di Oldenico. Raggiungerla, con gli stivali di gomma, facendo guadi in mezzo a pioppi, salici e robinie, attenti a fare il minimo rumore, era stata un’avventura alla Jack London. Vedere l’isola un incantamento. Tra i rami e nei grandi nidi, nella luce primaverile che si appoggiava sopra le foglie nuove, c’era una colonia  di uccelli migranti che a me erano parsi regali. Avevo già visto gli aironi, però sempre da lontano, negli specchi delle risaie, ed erano un’assoluta scoperta gli aironi piccoli e bianchi in arrivo dalla savana, a cui negli anni si sarebbero uniti gli ibis sacri del Nilo, con la punta delle remiganti nera, il becco curvo verso il basso come

La scrittrice Laura Bosio

nelle iscrizioni. Un angolo d’Africa e di Egitto Antico nascosto nella pianura, luogo privilegiato di corteggiamenti, di accoppiamenti, di nascite, di vita che si prepara a prendere il volo. Quell’incantamento non mi hai mai lasciata, insieme alla certezza che le meraviglie, sapendo vedere, sono vicine. Torno all’isola ogni anno, in estate. Ora la garzaia, tra le più popolate d’Italia con le sue oltre millecinquecento coppie, è una riserva. Dal perimetro esterno – l’accesso è consentito solo agli studiosi – osservo gli ardeidi di cui ho imparato a conoscere i nidi, la forma, i bellissimi nomi: gli aironi cinerini, sulle cime degli alberi più alti, le garzette e le nitticore, sui rami più bassi, e poi il piccolo airone guardabuoi, dal piumaggio bianco soffuso di giallo nel periodo della riproduzione, la magnifica sgarza ciuffetto, becco azzurro e penne aranciate, abitatrice dei cespugli, e in mezzo a loro i cormorani, sempre più numerosi. Porto un binocolo, guardo, un po’ indiscreta, gli imperscrutabili movimenti della città nel bosco. Viene da dire, con Wislawa Szymborska: “Parlare con voi è necessario e impossibile. Urgente in questa vita frettolosa”.

Laura Bosio


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