Alaska. Viaggio tra ghiacci artici ed orsi polari

Sono trascorse due settimane intense di emozioni vissute e di un freddo difficile da dimenticare. Lasciamo Wales con qualche rimpianto, con la voglia e la speranza di tornarci ancora per tentare l’impossibile e, nonostante perdersi in mezzo al mare dei Cukci a 40 sotto lo zero con la motoslitta incagliata nei flutti ed in mezzo ad una bufera di blizzard sia stata l’esperienza più tragica, al tempo stesso è stata anche la più straordinaria della vita, quella che ti dà la forza e l’orgoglio per andare avanti.

Sorvoliamo la catena del Brooks Range, lo spettacolo è esaltante e solo vedere questa immensa cordigliera che taglia in due l’Alaska correndo per un migliaio di chilometri da ovest a est del paese ti proietta in un’altra dimensione. Bettles, la nostra meta, è remota, isolata e difficile da vivere. Pensate che il paese conta appena 20 anime ed il nostro arrivo fa lievitare di oltre un 10% il numero degli abitanti. Qui si vive prevalentemente di caccia, animali da “arrosto” e da pelliccia: dall’alce all’ermellino. Siamo ospiti di Annie e Bernard al mitico Spirit Light Lodge, un rifugetto caldo e accogliente, dove si dorme in sofficissimi piumini e si mangiano squisite pietanze preparate con adorabile cura. La nostra guida è Gary, un cacciatore sulla sessantina con un’energia ed una grinta da far impallidire un ventenne. Gary viaggia come un missile, zigzagando stile bob sulla pista battuta, spolverando neve in ogni direzione. Lo seguo con estrema difficoltà, sicuramente ha una grande esperienza di guida.

Dopo una giornata davvero intensa, la notte come d’incanto si trasforma in magia: dalla finestra iniziamo a scorgere i primi bagliori e dopo un paio di minuti ci ritroviamo là fuori, con lo sguardo perso nel vuoto, ad ammirare quello spettacolo che non finirà mai di sorprenderci, l’aurora boreale con quel volteggiare di riflessi blu e verdastri che si intrecciano e corrono nel cielo, donando un’anima a tutto ciò che lambiscono. Rimaniamo per due ore a 30 sottozero senza parlare, scattando decine di immagini, incantati dall’assoluta bellezza della natura.

La carovana di Arctic Sun riparte così dopo un’altra tappa importante; stavolta facciamo scalo diretto a Fairbanks dove ci fermeremo un paio di giorni. Questa città, conosciuta sia per la corsa dell’oro che per la sua famosa università, ogni anno ospita una inusuale competizione: il World Ice Carving Championship, in pratica una sfida fra artisti che invece di plasmare chissà quale nobile metallo o materiale si accontentano del semplice ghiaccio. Ma non potete nemmeno immaginare quali straordinarie creature riescano a concepire e modellare, un mosaico di forme e colori che specie di notte si trasforma in un eccentrico surrealismo, molto spesso legato alle tradizioni della cultura artica, anche se quest’anno non è mancata una singolare esibizione della coppa dei mondiali di calcio.

Fairbanks è un po’ la porta d’accesso al mondo artico in Alaska. Da qui esiste una sola strada principale che a nord conduce a Prudhoe Bay, la città del petrolio e delle piattaforme, il punto di partenza della pipeline, il gigantesco oleodotto che trasporta greggio per 1.270 km. fino a Valdez. Noi però preferiamo le antiche tradizioni di un mondo che sta lentamente scomparendo, al progresso che sta in fretta logorando ambiente e società. Voliamo a Barrow, ultimo avamposto del continente americano, un remotissimo villaggio situato ad oltre 71° di latitudine nord al quale si accede esclusivamente per via aerea o, in estate, marittima. Qui vivono 4.000 Inuit isolati dal resto del mondo, ma ciò nonostante non manca niente. La piaga di questo popolo è stato il progresso, ed una fra le più grandi etnie della terra, nomade per vocazione e per tradizioni, oggi è assolutamente stanziale; invece di bere sangue di renna come i Nenet siberiani, gli Inuit del nord dell’Alaska ingurgitano fiumi di alcool nonostante ne sia severamente proibita l’importazione, mentre i giovani preferiscono la coca, ma non quella da bere. Per fortuna qualcuno più autentico è ancora rimasto, i cacciatori di balene e di orsi polari esistono ancora anzi, a loro solamente viene concesso questo privilegio, visto che praticano la caccia come forma di sussistenza ed in assoluto rispetto dei cicli naturali e riproduttivi.

Arctic Sun inizia a volgere verso il suo epilogo e dalla punta estrema dell’Alaska scendiamo a sud, facendo base a Kenai, dove abita il nostro coordinatore della logistica Jim Trombley. Una sera in un pub della città ci presenta due amici, Steve e Les ed il gioco è fatto. Il giorno dopo siamo a bordo di un enorme pick-up con tre motoslitte a rimorchio. Ci dirigiamo in montagna, a Caribù Hills, dove i nostri nuovi compagni di viaggio possiedono un piccolo chalet proprio sulla sommità di una collina. Sicuramente piacevole da vivere in pieno relax, questo luogo sembra fatto apposta per la motoslitta: vallate e colline si susseguono in mezzo a migliaia di alberi rinsecchiti dal gelo e da un incendio, un labirinto in trasparenza che crea un percorso di guida a ciclo continuo. Un paio di giorni di full-immersion nella natura per prepararsi a vivere e filmare l’ultimo capitolo del nostro viaggio. Ci sarà voluto almeno un anno di anticipo per prenotarsi, per conquistare uno dei sei ambitissimi posti giornalieri nella corte di Lady Jean, la signora delle aquile. Una signora di 84 anni che ogni giorno da novembre a fine di marzo sfama qualcosa come trecento aquile selvagge, uno spettacolo unico. Provate ad immaginare cosa possa accadere il quel piccolo camping di Homer di fronte alla baia di Kachemak, quando lady Jean si affaccia alle 10.00 in punto con un secchiello pieno di pesci ed inizia a lanciarli, uno ad uno, appoggiandosi ad un muretto. Per un istante il cielo quasi si offusca, quando le ali dei grossi rapaci cominciano a librarsi in aria, volteggiando per qualche istante prima di lanciarsi in picchiata. E la scena si ripete anche nel pomeriggio, tutti i giorni per circa un’ora. Restiamo ammutoliti, avvolti nel silenzio di questi attimi, consci del fatto che ciò che stiamo vedendo oggi fra due anni sarà abolito per legge. E un altro frammento di storia si aggiungerà così alla nostra missione, Arctic Sun on my Path.

Testo e foto di Luca Bracali

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