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Da San Pietro e Predoi a Lutago, Rio Bianco o San Giovanni, la Valle Aurina si dipana in un minuscolo reticolo di punti sulla mappa che improvvisamente sbocciano nella bellezza rarefatta di borghi perduti in un tempo differente, in cui la natura intesse l’intricato messaggio di una cultura intensa.
Qui non mancano le occasione per dedicarsi alle attività sportive: sci, nordic walking, pattinaggio, snowboard e arrampicata sono solo alcuni degli sport in cui tuffarsi con un brivido di adrenalina, attraverso gli splendidi scenari di luminosa bellezza del territorio tra Brunico e Campo Tures, mentre la Valle Aurina si estende, bruciante e impavida, da Campo Tures a Casere.

Se amate sciare nei comprensori sciistici di Klausberg e Speikboden potrete correre al galoppo della vostra adrenalina. E dopo una mattinata sui candidi campi di ghiaccio, non dimenticate di fare una passeggiata tra i sentieri del Parco Naturale delle Vedrette di Ries-Aurina: alberi dall’ombra immensa, cespugli odorosi nella stagione estiva, fiori di campo e il sussurro delle cascate di Riva di Tures vi sommergeranno in un dipinto matericamente fulgido.
Castel Tures attende poco più in là: di proprietà della dinastia dei conti di Tures, l’imponenza di questa costruzione e il nobile aspetto tirolese disegnato da un tempo che fu farà scorgere un sorriso di stupore tra i bimbi affascinati dalle immense mura e l’ombra di immaginari spettri in agguato fra gli angoli più oscuri. Sopra il portale e presso le torrette si trova ancora la botola da cui venivano versati liquidi bollenti sugli invasori; proseguite verso il ponte levatoio, immaginando storie di avventure dal sapore antico e giocate a percorrere il sentiero del castello verso il ponte levatoio sopra il fossato. Circondato dal fitto dei boschi e coronato dai ghiacciai delle Alpi Aurine, il castello resta il solido giocattolo di una favola che ancora si consuma in questi luoghi vividamente scintillanti.

Se avete inseguito l’alba dal crinale delle vette e vi siete lanciati a rotta di collo tra gli aspri, silenziosi sentieri in valle, ora è tempo di rallentare e abbandonarsi al caldo lusso dei molti trattamenti termali pronti a annegarvi nel relax più estremo.
Parola d’ordine? Prodotti tipici. Ben consci del binomio cibo per il corpo, nutrimento per l’anima, qui le spa utilizzano fieno, erbe alpine, miele e pino cembro, frutti del luogo non senza la millenaria conoscenza delle discipline ayurvediche e himalayane. Arnica, iperico e timo sono solo alcune delle molte piante officinali le cui ricette si tramandano secolo dopo secolo.
Se non avete mai sperimentato un bagno al maracuja, non resta che provare e immergersi nell’acqua calda, tra i vapori e gli aromi intensi, sperimentando trattamenti preziosi, dalle terme ai bagni di fieno. Pelle, circolazione, sistema immunitario e buon umore ne trarranno un giovamento istantaneo, mentre il tramonto scende oltre le vetrate che separano questi nidi di benessere dalla bellezza distante ed algida delle montagne appena poco più in là del vostro naso.
Amate il golf ? Ai piedi del Plan de Corones potrete impugnare la mazza da golf al Golf Club Pustertal, a due chilometri da Brunico, in un campo a 9 buche Par 34, che in futuro dovrebbe estendersi fino a 18 buche.

Se percorrete questi pascoli d’altura, non dimenticate di penetrare tra le scintillanti rarità del Museo dei Minerali di San Giovanni e per chi è indissolubilmente affascinato dal mistero dei tesori della Terra, è d’obbligo una visita al Centro Climatico di Predoi, in una galleria mineraria in disuso, dove grazie a particolari condizioni microclimatiche anche le vostre vie respiratorie trarranno beneficio da questo particolare microclima.
E mentre le ore sembrano rallentare, il tempo incede con l’eleganza saggia e raffinata di chi conosce la natura. E sa, consapevole e armoniosamente cronometrato, che esiste un tempo per ogni cosa. E che tra le cime innevate è la montagna a scandire l’ombra delle ore, in una clessidra che disegna secoli al ritmo lentamente incessante di minuti fragili come aghi di ghiaccio.
Testo di Maddalena De Bernardi Foto di Giovanni Tagini
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