Canada: viaggio a Ottawa, città a misura d'uomo

Il freddo è pungente, il termometro segna zero gradi, e sono le 8 am di una comune giornata d’autunno. In Italia ancora nessuno ha ancora indossato il cappotto. Ottawa, la piccola e silenziosa capitale dell’affascinante Canada, mi sembra improvvisamente così lontana da casa… Sulla banchina di un marciapiede deserto, attendo di scorgere l’autobus che mi porterà in centro.


Puntuale come ogni giorno, eccolo che arriva, preceduto dal pulmino giallo limone della scuola. Lascio la periferia a sud della città, per raggiungere il centro. Dai finestrini guardo le casette basse che colorano la zona. Sono le tipiche case nordamericane: portone bianco, veranda, terrazzina d’ingresso, grande vetrata laterale, giardino senza recinzioni. Ottawa è soprattutto questo, un puzzle di quartieri residenziali che si compone intorno alla downtown, dove pulsa il cuore politico e commerciale della città.

La raggiungo dopo circa mezz’ora. Scendo di fronte al Rideau Centre, famoso centro commerciale che prende il nome dal canale che vi scorre accanto, e costeggio il nuovo Palazzo dei Congressi, una struttura di vetro circolare, simile a una balena che aspetti di rituffarsi in acqua, per raggiungere Sussex Drive, una delle vie principali e più eleganti della città.


Vi si affacciano ristoranti, negozi, oltre la Galleria Nazionale del Canada, la casa del primo ministro canadese (al numero 24) e la cattedrale di Notre Dame. In stile neo-gotico, con due campanili che splendono argentei contro luce, il suo interno è un tripudio di colori, dal soffitto blu lapislazzulo, simile a quello della basilica inferiore di Assisi, alle colonne verdi che separano la navata centrale da quelle laterali.


Le nuvole si sono addensate in cielo
. L’orizzonte, ingrigito, mi fa temere che possa piovere. Il grande ragno di bronzo che campeggia al centro della piazza, di fronte alla chiesa, si adatta benissimo all’atmosfera. Alle sue spalle, vedo la Galleria Nazionale, un edificio moderno, in vetro e cemento, che si allunga come il vagone di un treno, stretto all’estremità da due strane cupole, anche queste in vetro.


La più alta, guarda al fiume e a Parliament Hill, la collina su cui sorge, come già si intuisce dal nome, il parlamento del Canada. Lo raggiungo velocemente, in dieci minuti di cammino. Lo chateau Laurier mi guarda impettito. Non mi stupisce pensare che in questo castello, ora trasformato in lussuosissimo albergo, risieda spesso la regina Elisabetta. Come un palazzo delle favole, alto e massiccio, copre quasi la torre del parlamento, o Peace Tower. I tre edifici che sorgono sulla collina, sono in stile gotico vittoriano, cosa che fa immediatamente pensare a Londra e ai suoi monumenti. Il Centre Block domina sugli altri; vi si trovano il Senato e la Camera dei Comuni.

Ma è il fiume a catturare la mia attenzione. Vi scendo, costeggiando l’antico canal Rideau (completato nel 1832, nel 2007 è stato dichiarato patrimonio dell’UNESCO). L’acqua fra le chiuse è bassa, una barca di legno viene restaurata in attesa di poter riprendere il suo viaggio. Alcuni ciclisti che pedalano contro vento sulla grande pista a loro riservata mi passano accanto, mentre dagli alberi cadono foglie d’acero rosse e gialle. Siedo per riposare su una delle tante panchine, e due scoiattoli sospettosi mi passano davanti; poi torno indietro verso la piccola casa-museo in cui sono conservati oggetti risalenti agli anni in cui venne costruito il canale, sotto la supervisione del tenente colonnello John By.


Guardo l’orologio; è ora di pranzo. Raggiungo di nuovo il Rideau Centre, dove mangio un panino con bacon, verdura e un formaggio, e intanto decido di visitare il ByWard Market che si apre su Dalhousie Street. Immagino che potrei anche sorprendervi il fantasma del colonnello John By, visto che fu lui a volerlo, nel 1826.

Sullo sfondo di case antiche, in pietra rossa, basse e squadrate, la folla scema, invece, ordinatamente. I ristoranti sono tantissimi, e la frutta, la verdura sui banconi sembra fresca. Qualche zucca campeggia in bella mostra: Halloween è alle porte.

In meno di un’ora visito tutto, quindi m’incammino verso Bank Street, nella zona più moderna di Ottawa, dove le finestre dei grattacieli, non altissimi come quelli che si possono vedere a Toronto e a Vancouver, riflettono, però, il colore del cielo, e nascondono gli uffici del governo. Quasi assenti i negozi: distinguo in lontananza solo qualche caffè o fast food. Poche vie più a sud e il centro è finito.

Ottawa non ha affatto il volto di una capitale, mi dico: è una città a misura d’uomo, riposante e pacifica. Una città in cui i prati sono più estesi dell’asfalto e la gente, proveniente da ogni angolo di mondo, sorride cortese.


Testo e foto di Flavia Catena

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