Nicaragua, cuore del Centro America

Il Nicaragua è il Paese con la storia recente più tormentata. Ha però anche la fortuna di possedere il necessario per piacere: montagne e vulcani a nord, altopiani a est, grandi laghi, foreste pluviali e splendide città coloniali. Poi ci sono loro, i Nica: aperti vivaci e ospitali ma sempre pronti a lottare per la loro terra.



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Il Nicaragua, a ben guardare, ha la forma di un cono tronco con la base più larga rivolta a nord (confine con l’Honduras) e quella più piccola orientata a sud (confine con il Costa Rica). E’ un cono speciale che contiene una infinita varietà di bellissimi paesaggi, determinati questi dalle differenze geo-morfologiche di ogni singola zona, tali comunque da distinguere in maniera abbastanza netta questo Paese centro americano dagli altri che gli fanno corona. E’ terra di vulcani attivi e spenti, di rilievi montuosi a settentrione, di laghi grandi e piccoli, di enormi distese di una “Selva” che, verso est, finisce nelle acque dei Caraibi. Paese dei due oceani, come tutti gli altri (ad eccezione di Belize e San Salvador) ma unico, per certi versi, per vicende storiche e politiche che per anni hanno riempito le cronache del mondo.


Un’avventura movimentata

La storia del Nicaragua segue i binari percorsi dagli stati limitrofi: invasione dei Conquistadores nel 1529, appartenenza al Viceregno di Nuova Spagna nel 1538, sottomissione in seguito all’Impero Messicano, per raggiungere l’indipendenza inizialmente nel 1821 come parte delle Province Unite dell’America Centrale, in seguito come repubblica autonoma (1838). Dittature e piccole guerre civili in abbondanza nel XIX secolo e, dal 1900, una lunga teoria di occupazioni e interventi statunitensi per il rifiuto del Nicaragua a concedere il permesso alla realizzazione del canale di collegamento Atlantico-Pacifico. Tra nuovi interventi militari Usa e un’alternanza di dittature e guerriglie, salgono alla ribalta diversi personaggi: Augusto César Sandino, Carlos Fonseca, i componenti della famiglia Somoza ed altri ancora; segue una cruenta guerra civile tra il ’72 e il ’79, quindi le azioni dei Contras dai confini di San Salvador e Honduras, contro esponenti politici del governo Sandinista. Nel 1989, definitivo cessate il fuoco tra governo e ribelli e vittoria elettorale schiacciante del partito identificabile con quello dei Contras. Dal 2006 il presidente eletto è Daniel Ortega, ex guerrigliero ora a capo di un’alleanza tra il Fronte Sandinista di liberazione (Fsln) e una parte della destra. Come dire: corsi e ricorsi storici, comuni a tante vicende storiche e politiche del mondo intero.


Geografia del Nicaragua

La parte nord occidentale del Paese è caratterizzata da ampie pianure, dal clima caldo e dal terreno fertile. Vi sono diversi vulcani nella Cordillera Los Maribios, tra i quali il San Cristobal, il più alto (1745 metri) il Mombacho poco oltre Granada e il Momotombo, vicino a León. La zona di pianura si estende dal golfo di Fonseca (confine honduregno) sino al confine con il Costa Rica; è questa l’area più densamente popolata. La presenza di numerosi vulcani, molti dei quali attivi, ha dato origine nel tempo ad intense attività telluriche; la stessa capitale Managua (oggi, oltre due milioni di abitanti) è stata più volte distrutta. Per contro il terreno, reso fertile da strati sovrapposti di cenere eruttiva, ha consentito una fiorente attività agricola. Una regione meno popolata ma dal clima più temperato è quella delle montagne centrali che si estende verso sud-est, tra il lago Nicaragua e il mar dei Caraibi. Le altitudini oscillano tra i 600 e i 1500 metri e le piogge sono più frequenti, ciò che determina diversi problemi d’erosione a causa dei ripidi pendii. Una buona parte del settore agricolo si sviluppa anche qui, in special modo la coltivazione del caffè. Le foreste sono ricche di querce, pini, muschi e fiori di molte specie, tra i quali primeggiano le orchidee; in questi boschi vive il “Guardabarranco”, l’uccello nazionale dai sopraccigli azzurri. Diversa infine la geografia delle pianure atlantiche. Qui dominano le foreste pluviali e vi sono fiumi di una certa importanza: il Rio Coco che segna il confine con l’Honduras e il Rio San Juan a sud che separa (con molti contrasti territoriali e quindi politici) dal Costa Rica. Qui si trova anche la più grande foresta pluviale a nord dell’Amazzonia: si tratta della Mosquitia nella quale, per un estensione di oltre 7.000 chilometri quadrati, è stata creata la riserva della Biosfera di Bosawás. Clima tropicale, con alte temperature ed elevata umidità, e tracce britanniche lasciate dalle antiche immigrazioni forzate di schiavi neri, al punto che a Bluefields, città principale di questa vasta area, l’inglese è diffuso al pari dello spagnolo.


Le città: preziose e bellissime

Situata su un pianoro elevato a dominare il lago Managua (Xolotlán) in lontananza e a una trentina di chilometri dalla nuova León, ci sono le rovine di León Viejo. Città sfortunata, perché nel 1610 viene pressoché distrutta dall’eruzione del vulcano Momotombo, distante solo tre chilometri. Le rovine attuali, anche se suggestive e poste in bella evidenza dai grandi spazi verdi creati per congiungerle, non sono appariscenti; restano i perimetri di quelli che erano i più importanti insediamenti abitativi (molti sono ancora sepolti e non si sa se verranno scavati in futuro) distribuiti su un’area davvero estesa; questo è stato il primo insediamento (1524) dovuto a Francisco Hernandez de Cordoba, lo stesso che, nello stesso anno, avrebbe fondato anche la città di Granada. Entrambe le città, dunque, figurano tra le più vecchie del Nuovo Mondo.
L’attuale León – il cui nome completo è Santiago de los Caballeros de León – è la seconda città per numero di abitanti ma è il centro intellettuale della nazione. Oltre ad essere attivo polo industriale e commerciale, è sede universitaria dal 1813 e vanta notevoli esempi di architettura coloniale spagnola tra i quali primeggia la grande cattedrale dell’Assunzione, edificata tra il 1706 e il 1740, completata pochi anni dopo con due torri. Fra gli altri monumenti di León, il palazzo Episcopale, la Casa di Cultura, il Museo dei Miti e delle Leggende.


Managua, capitale dal 1858, è la città più popolosa del Nicaragua. Ha sofferto per terremoti e alluvioni e mentre la città si espandeva lungo la sponda meridionale del lago omonimo e verso l’interno, molti edifici del centro storico, pressoché distrutto dal terremoto del 1972, sono stati restaurati. Tra questi, la Cattedrale municipale di Santiago, il Palacio Nacional ed altri ancora. Nei dintorni di Managua, nella rotta verso sud, si trovano alcuni siti naturali di estrema bellezza: il vulcano Masaya, ad esempio, che ancora fuma ed erutta e la laguna di Apoyo, un cratere spento e invaso dalle acque, circondata da una fitta vegetazione.
Poi c’è Granada, terza città e antica capitale del Paese, in alternanza con León, prima della definitiva scelta di Managua. Il “casco” storico della città (Parque Central) comprende i monumenti di maggior rilievo, a cominciare dalla cattedrale, dal palazzo Episcopale. Interessante, anche perché compreso nel “Corredor Sacro de Granada” un itinerario che si snoda a toccare le più belle chiese della città, tra le quali la chiesa de La Merced e quella di San Francisco, cui si affianca il bellissimo museo conventuale. Un altro monumento di rilievo è la chiesa di Guadalupe, prossima al lago Nicaragua.

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