Pasqua con chi vuoi, ma soprattutto dove vuoi

‘Paese che vai, Pasqua che trovi’ viene da pensare scorrendo le celebrazioni che caratterizzano questo periodo del calendario, in maniera del tutto trasversale rispetto a credenze e religioni. Nata come festa pagana per celebrare la rinascita della natura, nella notte di plenilunio successiva all’equinozio di primavera, la festività è stata ripresa dalle religioni cristiana ed ebraica e adottata come simbolo di resurrezione: il ritorno alla vita dopo il buio della morte (o dell’inverno).

I modi per celebrarla sono diversi a seconda della latitudine e dei vissuti storici di ciascun paese, ma molti sono i tratti comuni, tra i quali spicca la tradizione legata all’uovo. Di cioccolata e con la sorpresa dentro, o decorato con pitture in miniatura, o colorato di rosso, esso simboleggia soprattutto la fecondità e la speranza per un futuro migliore all’insegna del benessere.

Andando verso nord, in Germania, oltre alle decorazioni sui gusci come fossero libri miniati da frati, le uova di cioccolato con la sorpresa vengono portate dal coniglietto pasquale e nascoste in casa o in giardino, impegnando così i bambini in una vera caccia al tesoro. Un’altra usanza tedesca, viva soprattutto nelle zone rurali, è molto interessante e può risultare suggestiva: si tratta dei ‘Fuochi di Pasqua’, quando i contadini bruciano la sterpaglia secca dell’inverno per purificare la terra e cospargono il suolo con la cenere per propiziare un buon raccolto. Considerato un vero e proprio fuoco sacro, la fiamma deve essere accesa in modo naturale (con la silice, o strofinando dei legni, o con l’ausilio di una lente per incanalare la luce) e viene anche usata per accendere i ceri delle chiese.

La Svezia e la Finlandia si rifanno invece a una credenza popolare del tardo-medioevo secondo cui, la notte precedente la Pasqua, le streghe volano su una montagna alla ricerca del diavolo: grandi falò vengono accesi e sono accompagnati dallo scoppio di petardi per impedire il ritorno delle malvagie creature, mentre gruppetti di bambine si travestono con ampi scialle e goffe gonne, e girano per chiedere un soldino o un dolcetto.

Di carattere totalmente diverso è il festeggiamento in Norvegia. A partire dal Giovedì Santo l’editoria norvegese mette in uscita numerosi libri polizieschi, che sono davvero attesi dal pubblico e la cui lettura impegna durante tutto il week-end pasquale. Un’indagine locale ha studiato questo fenomeno inconsueto e ormai consolidato, affermando che i testi a carattere criminale trovano ampio riscontro in questo periodo perché richiamano la morte violenta di Gesù.

Il Giovedì Santo è invece il giorno dell’elemosina nel Regno Unito, mentre il Venerdì vengono consumati gli hot cross buns, delle deliziose brioches impastate con cannella e uvetta e, composta sopra una croce di glassa di zucchero; un’usanza curiosa dell’Easter day è invece far rotolare delle uova colorate su un prato o su una strada finché i gusci non si rompono. Nella vicina Irlanda sono le camminate a impegnare i fedeli, che prima dell’alba scalano una collina per trovarsi nel punto più vicino al cielo e assistere al sorgere del sole, impegnato in una danza di festeggiamento per la resurrezione.

Di forte impatto mistico è invece la Pasqua nei paesi dell’est europeo, a partire dalla Russia ortodossa che considera questa festività come la più importante e che la celebra con funzioni religiose, pic-nic sulle tombe di un parente, cori e canti, banchetti con diversi tipi di carne. La cittadina di Sargorsk (dove risiede il Pope di Mosca e di tutta la nazione) è il centro elettivo della festività, ugualmente sentita in tutto il Paese, in grado di convivere con usanze pagane, come lo scambio dell’uovo tinto interamente di rosso – e seguito dai classici tre baci- oppure il rogo di fieno e di vecchi oggetti che, soprattutto nelle campagne, vuole celebrare il ritorno alla vita.

Uova colorate di rosso, il colore del sangue di Cristo, anche nelle usanze della Grecia dove le campane risuonano nella notte di Pasqua e ogni fedele, per celebrare il rito della Resurrezione, accende una candela in chiesa e la porta a casa mentre ancora arde. Anche la Romania sovrappone i riti pagani della primavera con quelli cristiani: a partire dal Giovedì Santo (definito ‘Gioia Mare’) i rumeni portano in chiesa dei dolci in memoria dei morti e li distribuiscono a vecchi e poveri. Il Venerdì, una croce viene posta su un tavolo alto, in modo che i fedeli possano passarvi sotto riproducendo il passaggio di Gesù dalla morte alla vita eterna; la sera si svolge una sorta di Via Crucis, mentre alla messa del sabato gli uomini portano in chiesa un gallo bianco e delle uova colorate. Decisamente più esplicita l’usanza della vicina Ungheria, dove i giovanotti spruzzano le ragazze con dell’acqua di sorgente come in un antico rituale di fertilità, mentre in Bulgaria si addobba la tavola con uova di galline colorate di rosso, quale auspicio di buona salute.


Più vicini all’Italia i modi di celebrare la Santa festività degli stati europei posti a ovest, seppure conservino anch’essi dei tratti peculiari. In Francia, ad esempio, le campane delle chiese tacciono dal Venerdì Santo alla domenica di Pasqua come segno di dolore e rispetto per la crocefissione di Gesù e ai bambini viene raccontato che le campane sono volate a Roma, per tornare indietro solo a resurrezione avvenuta. Così, mentre i piccoli si perdono tra le nuvole per vedere le campane volanti, gli adulti nascondono le uova di cioccolato che i piccini dovranno poi cercare.

In Spagna, sempre i bambini portano in mano dei palmons, ossia dei rami benedetti decorati con rosari che vengono poi appesi alle porte delle case per proteggerle dagli spiriti maligni. Ma nella cultura spagnola assumono grande rilievo gli eventi della Semana Santa, con processioni e vie crucis molto sentite in ogni città iberica e anche nelle sue ex-colonie. È il caso del Messico, in cui la festa cattolica si è sovrapposta a un rito antico di risveglio della natura tipico della nuova, bella stagione: a Itzapalapa (un quartiere di Mexico City) viene inscenata dal 1833 una rappresentazione del martirio di Gesù che coinvolge migliaia di persone e richiama spettatori da tutto il mondo.

Girovagando ancora per i continenti e indagando su usi e costumi pasquali, si scopre che negli Stati Uniti le uova sono fonte di divertimento, poiché vengono organizzate delle vere e proprie gare di corsa e di caccia: la più celebre (e turistica) viene disputata ogni anno nel  prato di fronte alla Casa Bianca, con fischio d’inizio dato dallo stesso Presidente americano. In Australia, dove l’autunno incombe e i conigli sono considerati dannosi per le coltivazioni, le uova di cioccolata sono portate da Bilby, un piccolo roditore che rischia l’estinzione: la Pasqua dell’emisfero australe coniuga così la tradizione colonialista con le caratteristiche endemiche del territorio. Anche a Goa, in India, la festa è ormai diffusa nella comunità non cristiana ed è stata adottata l’usanza dai portoghesi di scambiarsi lanterne colorate in segno di buon auspicio. In Etiopia invece i 55 giorni di digiuno vengono finalmente interrotti la domenica, mangiando carne macellata la sera prima, mentre lunghe processioni in tutto il nord del paese – allietate da canti e balli – accompagnano il bagno delle copie dell’Arca dell’Alleanza e una veglia mistica occupa i fedeli in attesa della notizia della resurrezione.

Duplice festeggiamento in Israele, che celebra sia la Pasqua cristiana che quella ebraica, ovvero la liberazione del popolo giudeo dalla schiavitù egiziana. Si ricorda in tal senso una delle piaghe a cui gli ebrei scamparono uccidendo, ciascuna famiglia, un agnello di un anno e segnando la porta col suo sangue. Ma anche l’origine della Passah (la Pasqua ebraica) ha radici nelle usanze nomadi dei popoli mediorientali, che già ringraziavano Dio consumando pane azzimo e per i quali l’uovo era invece simbolo di lutto. Anche il mondo islamico, a modo suo, ha una sorta di Pasqua che coincide 70 giorni dopo la fine del Ramadan e celebra l’episodio in cui ad Abramo venne ordinato di sacrificare un agnello al posto del figlio. La commemorazione è chiamata Festa dell’Agnello e si conclude con l’uccisione dell’animale per consumarlo in famiglia. Un’usanza e un credo che colpiscono per la similitudine, soprattutto in un territorio di aspre contese e che dovrebbero – a maggior ragione – unire, anziché dividere.


Testo di Barbara Oggero

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