Grandi ville realizzate nella metà del ‘500 per volere di molte famiglie patrizie che trovarono in Andrea Palladio l’artefice di una vera costellazione di opere d’arte, gioielli incastonati nella campagna vicentina.
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Le ville palladiane, case dei proprietari fondiari, nacquero per rispondere ad una nuova necessità dell’epoca tardo rinascimentale, ottenere un insolito tipo di casa rurale. L’intento, infatti, non era quello di realizzare ville residenziali ma complessi produttivi circondati da vigne e distese di campi coltivati con annesse strutture destinate a magazzino o stalla. Per struttura questi edifici presentavano delle ali laterali allo scopo di dividere in maniera razionale gli spazi e le destinazioni d’uso. La parte centrale, infatti, era riservata ai proprietari mentre quelle ai lati ai lavoratori ed alle attività produttive. A sua volta il corpo centrale era suddiviso verticalmente ed ogni piano era adibito a funzioni diverse.
Andrea Palladio, architetto designato alla creazione di questi gioielli, pensava che la villa fosse luogo di benessere e riflessione affrontando un tema spesso dibattuto al tempo a riguardo del rapporto tra natura e civiltà, sostenendo che la suprema civilizzazione consistesse nel perfetto accordo con la natura.
La reputazione di Palladio fu bersaglio della critica ed allo stesso tempo oggetto di elogio. E’ stato visto, infatti, come fonte di regole infallibili e buon gusto oppure considerato nemico dell’architettura moralmente irreprensibile. Fatto sta che, comunque, Andrea Palladio ha dato il nome ad uno stile vero e proprio che aderisce ai principi classico-romani.
La raffinatezza della sua architettura si può osservare, oltre che nella struttura degli edifici, anche nei dettagli come ad esempio le decorazioni sulle facciate, dominate da frontoni che presentavano ornamenti scultorei ad indicare il proprietario della villa. Dal 1994 Vicenza e ventiquattro ville palladiane sono state inserite nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO poiché questi beni architettonici sono stati considerati di valore universale ed hanno esercitato una grande influenza sulla cultura mondiale.

Villa Valmarana “ai Nani” è il tipico esempio di una dimora di campagna e venne costruita per conto del giureconsulto Gian Maria Bertolo nel 1669. La pianta del piano nobile è semplicemente composta da una sala centrale che va da una facciata all’altra e due salotti per lato, comunicanti fra loro. La bellezza di questo edificio è data soprattutto dagli affreschi di Giambattista e Giandomenico Tiepolo, chiamati a decorarla nel 1757 da Giustino Valmarana. Una leggenda narra che una principessa nana venne reclusa nel preesistente castello insieme ai servi, tutti nani, affinché non si rendesse conto della sua deformità. Un bellissimo principe, però, entrò con il suo cavallo nel misterioso giardino e fu visto dalla principessa che, per il dispiacere, si gettò dalla torre. I nani, per non aver vegliato su di lei, vennero pietrificati e collocati sul muro di cinta della villa.
Il filo conduttore lungo il percorso di visita della villa è il senso del sacrificio come valore umano rappresentato nelle opere del Tiepolo che certo sarà stato suggerito dal proprietario. Ifigenia si sacrifica per il bene degli Achei, Briseide rinuncia all’amore verso Achille, Orlando rinuncia ad Angelica impazzendo dal dolore, Enea rinuncia agli agi e all’amore di Didone, per proseguire la navigazione e sbarcare nel Lazio, Rinaldo sacrifica se stesso, rinunciando agli amori piacevoli per il senso del dovere. I soffitti, infine, rappresentano il tema dell’intervento delle divinità sul destino degli uomini attraverso l’utilizzo di numerose allegorie.

Villa Pisani, situata a Bagnolo, è stata realizzata nel 1542 costituendo un punto di volta per la carriera del giovane architetto. I fratelli Pisani, infatti, facevano 
Il modello classico da cui traeva ispirazione, il perfetto rapporto proporzionale tra le parti dell’edificio e l’utilizzo di elementi architettonici antichi sono ciò che ha fatto di Andrea Palladio il più grande architetto del Cinquecento e di queste ville delle vere opere d’arte.
Testo di Federica Giuliani | Foto di Giovanni Tagini
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