Ville venete, una costellazione di opere d’arte

Grandi ville realizzate nella metà del ‘500 per volere di molte famiglie patrizie che trovarono in Andrea Palladio l’artefice di una vera costellazione di opere d’arte, gioielli incastonati nella campagna vicentina.

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Le ville palladiane, case dei proprietari fondiari, nacquero per rispondere ad una nuova necessità dell’epoca tardo rinascimentale, ottenere un insolito tipo di casa rurale. L’intento, infatti, non era quello di realizzare ville residenziali ma complessi produttivi circondati da vigne e distese di campi coltivati con annesse strutture destinate a magazzino o stalla. Per struttura questi edifici presentavano delle ali laterali allo scopo di dividere in maniera razionale gli spazi e le destinazioni d’uso. La parte centrale, infatti, era riservata ai proprietari mentre quelle ai lati ai lavoratori ed alle attività produttive. A sua volta il corpo centrale era suddiviso verticalmente ed ogni piano era adibito a funzioni diverse.


Andrea Palladio, architetto designato alla creazione di questi gioielli, pensava che la villa fosse luogo di benessere e riflessione affrontando un tema spesso dibattuto al tempo a riguardo del rapporto tra natura e civiltà, sostenendo che la suprema civilizzazione consistesse nel perfetto accordo con la natura.

La reputazione di Palladio fu bersaglio della critica ed allo stesso tempo oggetto di elogio. E’ stato visto, infatti, come fonte di regole infallibili e buon gusto oppure considerato nemico dell’architettura moralmente irreprensibile. Fatto sta che, comunque, Andrea Palladio ha dato il nome ad uno stile vero e proprio che aderisce ai principi classico-romani.

La raffinatezza della sua architettura si può osservare, oltre che nella struttura degli edifici, anche nei dettagli come ad esempio le decorazioni sulle facciate, dominate da frontoni che presentavano ornamenti scultorei ad indicare il proprietario della villa. Dal 1994 Vicenza e ventiquattro ville palladiane sono state inserite nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO poiché questi beni architettonici sono stati considerati di valore universale ed hanno esercitato una grande influenza sulla cultura mondiale.


Villa Capra detta La Rotonda è stata costruita a partire dal 1566 a ridosso della città di Vicenza. Il nome “Capra” deriva dal cognome dei due fratelli che completarono l’edificio dopo che fu ceduto loro nel 1591. Questa è certamente la villa realizzata dal Palladio più nota oltre ad essere uno degli edifici più celebrati della storia dell’architettura moderna. Ispirata senza dubbio al Pantheon di Roma è stata essa stessa negli anni fonte di ispirazione per la realizzazione di numerosi edifici. Il prelato Almerico-Capra, essendo celibe, non aveva bisogno di una grande residenza ma desiderava una villa elegante e sofisticata in un luogo tranquillo. Perciò venne scelta la cima di una collina per realizzare una casa di rappresentanza che fosse, allo stesso tempo, un rifugio che favorisse la meditazione e lo studio. Né Palladio né il proprietario, però, videro il completamento dell’edificio, nonostante questo fosse già abitabile nel 1569. Palladio morì nel 1580 e quindi venne assunto Vincenzo Scamozzi, altro noto architetto vicentino, per sovrintendere ai lavori di completamento che avvenne nel 1585 ma solo per quanto riguardava il corpo principale, con la costruzione della cupola sormontata dalla lanterna.


Villa Valmarana “ai Nani” è il tipico esempio di una dimora di campagna e venne costruita per conto del giureconsulto Gian Maria Bertolo nel 1669. La pianta del piano nobile è semplicemente composta da una sala centrale che va da una facciata all’altra e due salotti per lato, comunicanti fra loro. La bellezza di questo edificio è data soprattutto dagli affreschi di Giambattista e Giandomenico Tiepolo, chiamati a decorarla nel 1757 da Giustino Valmarana. Una leggenda narra che una principessa nana venne reclusa nel preesistente castello insieme ai servi, tutti nani, affinché non si rendesse conto della sua deformità. Un bellissimo principe, però, entrò con il suo cavallo nel misterioso giardino e fu visto dalla principessa che, per il dispiacere, si gettò dalla torre. I nani, per non aver vegliato su di lei, vennero pietrificati e collocati sul muro di cinta della villa.

Il filo conduttore lungo il percorso di visita della villa è il senso del sacrificio come valore umano rappresentato nelle opere del Tiepolo che certo sarà stato suggerito dal proprietario. Ifigenia si sacrifica per il bene degli Achei, Briseide rinuncia all’amore verso Achille, Orlando rinuncia ad Angelica impazzendo dal dolore, Enea rinuncia agli agi e all’amore di Didone, per proseguire la navigazione e sbarcare nel Lazio, Rinaldo sacrifica se stesso, rinunciando agli amori piacevoli per il senso del dovere. I soffitti, infine, rappresentano il tema dell’intervento delle divinità sul destino degli uomini attraverso l’utilizzo di numerose allegorie.

A Lisiera, frazione di Bolzano Vicentino, si trova un’altra Villa Valmarana, progettata da Palladio intorno al 1563. L’idea iniziale era quella di creare un doppio ordine d logge chiuse da entrambi i lati da torricelle ma i lavori si interruppero nel 1566 alla morte del committente Gianfrancesco Valmarana e, probabilmente, vennero terminati successivamente dal nipote Leonardo senza la realizzazione delle logge ma concludendo il settore mediano con una sorta di attico. Nel 1615 fu aggiunta la cappella gentilizia mentre, nel secolo successivo, il giardino venne arredato con statue di Francesco Marinali il Giovane. La villa, però, venne quasi totalmente distrutta durante la seconda guerra mondiale e fu ricostruita solo di recente, risultando oggi molto diversa dal progetto pensato da Palladio.

Villa Pisani, situata a Bagnolo, è stata realizzata nel 1542 costituendo un punto di volta per la carriera del giovane architetto. I fratelli Pisani, infatti, facevano parte dell’aristocrazia veneziana cosa che provocò un naturale aumento di importanza nella committenza palladiana. L’obiettivo di Palladio nel progetto di questa villa era quello di realizzare una dimora di campagna adeguata ai gusti eleganti dei fratelli Pisani offrendo, inoltre, una proposta razionale per l’organizzazione della parte destinata alla produzione agricola. Come un tempio romano la villa fu fatta sorgere su un alto basamento per darle slancio. Il tipo di architettura utilizzata, infatti, è di chiara ispirazione antica unendo le necessità pratiche della vita agricola al forme inedite per donare grazia al complesso.

Il modello classico da cui traeva ispirazione, il perfetto rapporto proporzionale tra le parti dell’edificio e l’utilizzo di elementi architettonici antichi sono ciò che ha fatto di Andrea Palladio il più grande architetto del Cinquecento e di queste ville delle vere opere d’arte.

Testo di Federica Giuliani | Foto di Giovanni Tagini

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