All’estremo nord dell’India, nello stato dello Jammu & Kashmir un lembo di terra rimasto a lungo inaccessibile ha gelosamente custodito costumi e tradizioni uniche nei suoi straordinari templi. E ora sfrutta la sua natura selvaggia nell’activity holidays.
Un Paese in un cristallo. Perché cristallizzato è lo stile di vita degli abitanti, che pare immutato da secoli. Cristallizzati i visi intensi graffiati dal sole e gli occhi curiosi. Cristallizzate le montagne altissime, piramidi di roccia e ghiaccio che trafiggono un cielo incredibilmente blu. Un mondo trasparente e fragile, difeso con coraggio da una eterogenea popolazione di monaci, contadini e pastori, in prima linea per la conservazione degli innumerevoli gompa (monasteri) custodi dell’identità nazionale, che caratterizzano il paesaggio del Ladakh, il Piccolo Tibet. Poco più di 230.000 abitanti che abitano un territorio vasto come Lombardia, Piemonte, Liguria e Val d’Aosta messe insieme, sottoposto alle mire espansionistiche di Pakistan e Cina, ai terremoti, causati dallo slittamento della placca indiana verso la piattaforma Euroasiatica origine delle imponenti catene montuose himalaiane, e talvolta anche da cataclismi naturali, come la devastante alluvione del 2010 che ha colpito Leh e i dintorni.
Un evento inimmaginabile per un deserto di alta quota come il Ladakh, dove ogni anno il sole splende per 300 giorni e le precipitazioni a mala pena raggiungono i 
Eppure molti ritrovamenti indicano che un ambiente tanto ostile è stato abitato fin dal periodo neolitico da popolazioni indo-ariane. Il buddhismo vi si diffuse nel 2°secolo attraverso il Kashmir occidentale, mentre nel Tibet ancora era praticato il culto Bon. Sempre in bilico tra l’espansione tibetana da oriente e l’influenza cinese attraverso l’Asia Centrale, i popoli del Ladakh scelsero il Tibet quando si trattò di fronteggiare nel 3° secolo l’avanzata islamica nel sud dell’Asia e per questa ragione la loro terra fu oggetto per secoli di continue scorrerie e invasioni da parte dei Paesi confinanti, già convertiti all’Islam. Ancora oggi alcune aree del Kashmir, di cui il Ladakh fa parte, sono disputate tra India e Pakistan e il ghiacciaio del Siachen, a oltre 5.600 m. di altezza, dove si fronteggiano i due eserciti, è il campo di battaglia più alto del mondo.

Altri imperdibili monasteri sono il Likir Gompa, con la sua collezione di dipinti sacri e tankha, pari in bellezza a quelli di Alchi, il Rizong Gompa, arroccato sulle pendici della montagna e immerso in un paesaggio incantevole, che ospita una comunità di monache, e lo Spituk Monastery, che sorge maestoso su una collina e domina la valle dell’Indo, con la sua collezione di preziosissime tankha, armi, maschere e immagini sacre. Il volto di Mahakala (Kali), la divinità protettrice del monastero, è tenuto sempre coperto e viene svelato soltanto ogni due anni, durante le cerimonie sacre che si svolgono in gennaio. Uno dei più belli in assoluto è il Thiksey Gompa a 20 km da Leh, noto per le annuali danze sacre del rituale Gustor officiate dagli 8 monaci residenti. Il moderno Ladakh non vuole però essere solo una palestra di anime e ha saputo riconvertire a proprio favore le asprezze ambientali e paesaggistiche in cui è stato incastonato. A iniziare dagli spettacolari trekking, che variano in difficoltà e durata, ma hanno in comune una full immersion nella natura incontaminata in cui montagne e ghiacciai fanno da corona a laghi di colore del cielo e fiumi rabbiosi e potenti, come l’Indo e lo Zanskar .

Testo di Federico Klausner | Foto di Angela Prati e Simone Marassi
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