Rabat e Salè: un viaggio nel viaggio


Se nell’immaginario collettivo il Marocco è rappresentato dalle atmosfere, dai suoni, dai colori e dagli odori di Marrakech allora non siete mai stati o non avete sentito parlare di Rabat e di Salè. Infatti ad un paio d’ore di treno da Casablanca si trova Rabat elegante e rilassata capitale del Marocco in riva all’oceano Atlantico e posta sulla riva sinistra della foce del fiume Ouen Bou Regreg. La storia di questa città inizia in epoca molto lontana, già colonia fenicia e romana, il suo antico nome era Sala Colonia, nome ancora conservato dalla città gemella di Salè, e che ha origine da quello con cui veniva chiamato il fiume su cui sorge.
Dopo la caduta dell’impero Romano, la città ebbe nuovo impulso con l’avvento del regno berbero indipendente e più tardi con l’arrivo della tribù Zenata che fece edificare l’attuale Salè sulla sponda opposta del fiume. I suoi abitanti fecero costruire il ribat (fortezza monastero), attuale kasbah di Rabat, per combattere le tribù rivali a sud del fiume. Più tardi divenne il punto strategico per le campagne di Spagna dove gli Almohadi, nel XII secolo, furono impegnati nella conquista dell’Andalusia.

A Rabat si trova il Mausoleo dedicato a Mohammed V, il sultano, considerato un eroe moderno, che portò il Marocco all’indipendenza nel 1957; a lui sono inoltre dedicati molti altri luoghi simbolo della città. Proprio a pochi passi dal Mausoleo rimangono le tracce di un progetto spazzato via da un terremoto nel 1755, che avrebbe dovuto essere, secondo le intenzioni del re Yacub el-Mansour, un’immensa moschea, la più grande dell’Islam.
Di questo mirabile progetto sono ancora visibili pilastri ed altri ruderi ma soprattutto l’imponente torre di Hassan, che doveva essere un minareto alto oltre 80 metri; attualmente ne rimangono solo 44, ma più che sufficienti a rendere l’idea della magnificenza e del re che, grazie alla rampa elicoidale interna, sarebbe salito fino in cima direttamente in groppa il suo cavallo. Nella Medina di Rabat si trovano spezie, tappeti, artigianato vario, il tutto reso ancor più pittoresco dalla singolare e ordinata griglia di strade da cui è composta. Girando tra i vari souq non verrete assaliti dai commercianti, come avviane praticamente ovunque nelle altre città, e soprattutto si avverte lo spirito cosmopolita della gente di questa città. Ma il vero gioiello è la kasbah, parte antica della città che sorge all’interno del vecchio ribat.

Essa domina il fiume e l’oceano dall’alto della rupe sulla quale si trova, ma soprattutto vi sembrerà incredibile entrare dalla poderosa porta di Bab Oudaia, per trovarvi immersi in strade strette e case tinteggiate a calce bianca e celeste. In queste strade, oltre alla Moschea, si trova pace e tranquillità.
Affacciandosi dal terrazzo della Platforme du Semaphore si ammira la stessa incredibile vista da secoli verso la foce del fiume, l’oceano e la città gemella di Salè.
Se in contemplazione quassù vi troverete in compagnia di un’abitante vestito con l’abito nazionale e l’esperienza sarà davvero indimenticabile.
È inevitabile la voglia di visitare Salè vista dalla kasbah, poiché sembra di poterla afferrare semplicemente allungando la mano, invece nonostante i pochi metri che vi separano, la distanza culturale è notevole. Anche qui si trovano case tinteggiate a calce, per lo più di colore giallo sabbia, però lo spirito degli abitanti si fa molto più rigoroso e oltranzista, tanto da lasciar pensare che il tempo si sia fermato a qualche secolo fa. Infatti proprio qui, dopo che gli Almohadi scelsero Rabat come base di partenza per l’Andalusia, i filibustieri spagnoli sferrarono un attacco costringendo i Merindi ad erigere mura difensive e un canale verso Bab Mrisa per consentire un accesso sicuro alle navi.

Fu proprio in questo momento che Salè cominciò a prosperare grazie ai rapporti commerciali con Venezia, Genova, Londra ed i Paesi Bassi.
Diventò così importante grazie alle redditizie compagne di pirateria delle quali costituiva un sicuro rifugio ma anche il posto giusto ove poter monetizzare il bottino.
Secondo il rapporto dell’ambasciatore veneziano Salvago, del 1625, risulta che “comprano tutte le robe predate e le mandano a Livorno, Genova e Marsiglia, ma specie a Livorno perché qui possono stare in un porto franco anche per un anno”.
Fu così che gli stati Europei ma anche gli Stati Uniti, furono costretti a pagare pesanti pedaggi pur di garantire un transito sicuro alle proprie navi.
A Salè non deve perciò mancare una visita alla fortezza presente lungo la sponda dell’Atalntico, poiché lo spirito del luogo saprà raccontarvi più di mille parole gli ampi spazi ove erano stoccati i tesori depredati, ma soprattutto le ben conservate prigioni ove erano detenuti i rapiti per i quali venivano richiesti esosi riscatti.
Sembra ancora di sentire le voci di queste genti, chiuse dentro piccole e basse stanze con soffitto a volta, che dalla feritoia verso l’oceano osservavano speranzosi l’arrivo di qualche nave che significasse per loro la libertà.

Qui la pirateria era una scienza esatta per quanto riguardava l’organizzazione delle ripartizioni dei bottini e la previdenza sociale:  rigorose “tariffe” compensavano anche gli infortuni sul lavoro dei pirati. Infatti la perdita di un occhio in combattimento aveva un preciso valore monetario che si poteva trasformare però anche in un certo numero di schiavi al proprio servizio. Assolutamente incredibile è l’ordinato ed antico cimitero posto proprio di fronte l’oceano,  le cui genti sepolte avrebbero certamente molte vicende e avventure marinare da raccontare. Ma il viaggio nel viaggio, per chi arriva fin qui, è anche quello nella storia italica, dai romani prima ed agli inviati delle repubbliche marinare poi, che organizzavano con soci locali pirateria, sequestri e relativi commerci.
Passeggiare fuori o entro le mura di Rabat e Salè, che sono state sempre in grado di respingere ogni assalitore, vi farà rivivere, almeno per un giorno, le atmosfere magiche di tante storie.

Testo e foto di Paolo Moressoni

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