Germania. Medioevo, mercanti e marinai

Il centro della città pulsa di vita sotto le arcate in vetro che consentono lo shopping e un caffè all’aperto, anche in caso di maltempo, e nello Schnoorviertel, quartiere dalle case vicine come perle di una collana, da cui il nome. E’ un quartiere-gioiello, perfettamente conservato  che invoglia a una sosta, e forse anche di più, nella hochzeitshaus (casa della luna di miele) minuscola romantica casetta per neosposi. Non perdetevi il Glockenspiel, l’orologio che a diverse ore del giorno, al tintinnio delle 30 campane in porcellana bianca di Meissen, avvia un carosello in cui si alternano le statue di naviganti e aviatori tra cui Colombo, Zeppelin e Lindbergh. Si trova nella Böttcherstrasse (la strada dei bottai), una viuzza lunga non più di 100 metri piena di curiosità. Ludwig Roselius, inventore del caffè Hag e della prima pubblicità per immagini,  lungimirante ed eclettico, dopo aver comprato la prima casa della via da due anziane signore, le comprò una alla volta tutte, facendole poi ristrutturare da Bernhard Hoetger, che dal 1922 al 1934 ne fece una via modernissima piena di opere d’arte,  a cominciare dall’originale disposizione dei mattoni  sulle facciate. Dovrete farvi raccontare sul posto la leggenda intrigante della Fontana dei 7 Pigri, sette fratelli tornati dalla guerra che, tra un sonnellino e l’altro e a dispetto del  biasimo dei concittadini, ristrutturarono splendidamente la loro casa. Il bassorilievo dorato all’inizio di Böttcherstrasse, che rappresenta il “portatore di luce che taglia la testa all’idra dell’ignoranza” sembra sia stato un omaggio a Hitler per salvare il quartiere dall’accusa di  Arte Degenerata. Stesso motivo per cui i nazisti requisirono una settantina di opere della pittrice Paula Becker Modersohn, tra i principali esponenti del primo Espressionismo. Morta prematuramente, lasciò quasi 1800 opere in nemmeno 14 anni di lavoro. Oggi, oltre ai negozi e ai ristoranti, si trovano gallerie e musei di cui uno interamente dedicato a questa grande artista che visse per un certo periodo anche a Brema.


Si gira per le stradine come Alice, scoprendo continuamente piccole meraviglie: l’ascensore perpetuo del 1928 all’interno del Palazzo della Borsa del Cotone (chiedete al gentile custode se vi fa dare un’occhiata) e i “buchi della civetta” negli abbaini delle case per tenere lontani i topi; Il gocciolatoio di tritacarne, bella opera di Daniel Spoerri e il Weihnachts Traume, un negozio scintillante dove si possono comprare decorazioni natalizie tutto l’anno, davanti all’ultimo pezzo di mura della città; i cortiletti medievali  e le moderne case coloratissime del decostruttivista Thomas Klumpp, il quale nel 2000 ha firmato anche la “balena” , che ospita l’imperdibile Universum Science Center. Sul cancello del birrificio davanti al canale si legge questo avviso in tedesco antico “Oggi viene reso noto che nessuno deve cacare nella Weser perché domani dobbiamo fare la birra”! Ma non fatevi impressionare le fogne sono arrivate nel 1850! Appena fuori dal centro cittadino gli amanti dei fiori hanno di che deliziarsi in Botanika: sotto una grande serra di acciaio e vetro, a temperatura e umidità controllate, sono riprodotte diverse zone climatiche con le piante di pertinenza. Si passeggia tra sgargianti fioriture di azalee e rododendri delle nostre latitudini, con puntate nello Yunnan cinese o tra le piante himalayane, oppure sostare  in un delizioso giardino zen giapponese, accarezzando le colorate e amichevoli carpe. Brema insieme a Bremerhaven,  il suo porto che è stato spostato verso il mare a causa del continuo insabbiamento del Weber, costituisce Il land più piccolo della Germania. Benchè a 50 km dalla città,  Bremerhaven divenne ben presto il secondo porto di Brema, importante sia per il commercio, che per l’emigrazione verso gli Stati Uniti. Oggi il modernissimo Centro dell’Emigrazione Tedesca accompagna in un viaggio nel passato, seguendo le tracce di più di 7 milioni di emigranti oppure cercando un proprio lontano parente. Statue di cera molto realistiche in ambientazioni ricreate perfettamente guidano a ripercorrere questi lunghi tormentati viaggi della speranza. “Prendi tu la spazzola per cavalli, a me qui non servirà più, mentre tu in America sicuramente sposerai un cow boy”… questo è l’inizio della storia di Martha, una dei tanti emigranti  partita nel 1923 all’età di 17 anni e tornata a Bremerhaven nel 1986 per morirci un anno più tardi. Si segue il filo della sua storia all’interno delle cabine delle navi, un vero incubo per i passeggeri di terza classe, fino all’arrivo a Ellis Island, dove un ufficiale avrebbe, con poche domande, deciso il suo futuro. Una storia minuscola, ma tra le tante che in questa parte della Germania trovano il loro palcoscenico ideale, per sempre rappresentate nel tempo.

(Fine )  © Latitudes

Testo di Daniela Bozzani Foto di © Federico Klausner

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