Glasgow e l’architettura del movimento


Glasgow è la città che, più di ogni altra, è stata il motore della rivoluzione industriale tanto da diventarne il più importante centro dell’intero Regno Unito. Fabbriche di armi e cantieri navali hanno scandito la vita degli abitanti a cavallo tra le due guerre, tuttavia, finiti i conflitti, anche le industrie e il porto iniziarono un lento e inesorabile declino.

Glasgow però può vantare di essere rinata con la forza delle idee e della cultura per proiettarsi verso il futuro; tutto ciò grazie ai Glasgow Boys ed in particolare al genio di Charles Reinne Mackintosh. Quest’ultimo ha  saputo valorizzare le radici storiche, culturali, lo spirito e la personalità stessa della città; l’originalissimo stile lineare e geometrico dell’architetto è paragonabile a ciò che Gaudì ha rappresentato per Barcellona e, in tempi più moderni, Calatrava per la sua Valencia.
Passeggiando per la città molti edifici sono stati realizzati dalla mano di Mackintosh tra cui, immancabili, la Glasgow School of Art e il Willow Tea Rooms.
Primo rappresentante dell’Art Noveau britannica, Mackintosh è anche inventore del notissimo (e diffuso ovunque in città) carattere tipografico sottile e slanciato.

Chi avrà modo di visitare la Glasgow School of Art potrà inoltre apprezzare le lampade da lui disegnate per l’allestimento interno che sono identiche alla sommità dell’Empire State Bulding di New York, rendendo evidente l’influenza del suo stile nel progettista dell’edificio statunitense.
L’arte e l’architettura contemporanea in questa città non solo rappresentano una espressione culturale, ma anche un’opportunità di rinascita e di sviluppo; Archiviato infatti il passato industriale, non può mancare una visita all’Armadillo, ovvero il centro congressi di Norman Foster, e alla sede della BBC di Chipperfield. Ma la vera superstar delle architetture moderne è il Riverside Museum, che occupa parte di una lingua di terra che era abbandonata lungo le rive del Clyde e dei canali industriali di un tempo; al suo interno è ospitato il museo dei trasporti di Glasgow. Un edificio a forma stilizzata di Z, quasi a ricordare la firma dell’archistar Zaha Hadid, ma che soprattutto trae la sua forma dalle linee sinuose del corso del fiume antistante e dalle onde che le imbarcazioni di un tempo generavano sulla sua superficie. Al posto dei ruderi industriali ora serpeggia la linea mozzafiato della sua copertura, che si affaccia in modo emozionante sul fiume e sulla città e ne consente la riflessione grazie ai vetri di colore nero.

All’interno di quest’edifico si trova uno dei più imponenti musei sul movimento, infatti tutto ciò che in qualche modo si muove è esposto al suo interno. Navi, treni, aerei, automobili, autobus, biciclette, giocattoli e quanto ha a che fare con la loro storia si può visionare qui. Non è un museo tradizionale con percorsi obbligati, infatti ci si può muovere a proprio piacimento in uno spazio enorme e creandosi il proprio itinerario in base ai propri interessi o lasciandosi trascinare dall’enorme quantità di oggetti esposti. Vi è anche un vero treno che pende dal primo piano dell’edificio proprio sopra al salone d’ingresso.
Se quest’opera ha fatto registrare in meno di un anno di apertura oltre un milione e mezzo di visitatori è evidente che deve avere diversi meriti; tanto è vero che è stato appena conferito all’architetto Zaha Haidid, per questo museo, il prestigioso Premio Micheletti, come più innovativo contenitore museale.
La sua forma lascia senza parole, sembra dall’esterno, una serie di onde sezionate con precisione millimetrica, la percezione è proprio quella del dinamismo, del movimento e con questo messaggio sembra preannunciarne il contenuto.

E’ rivestito di zinco di color silver composto da piccole porzioni plasmate una per una e lavorate da artigiani locali; la scelta del materiale e del colore non è casuale, l’architetto vuole ricordare che qui vi erano delle fabbriche produttive. L’interno è di un colore, che a sentire Zaha Haidid, non ha un nome preciso, semplicemente è una via di mezzo tra il verde e il giallo; anche questa è una scelta è precisa, poiché non si volevano i convenzionali bianco o grigio, che si trovano in tutti i musei del mondo. La scelta è ispirata dai colori esterni, in particolare quello dell’acqua del fiume, con il risultato che è stranamente familiare agli occhi dei visitatori ma allo stesso tempo innovativo. L’interno dell’edificio si caratterizza per la pianta libera da pilastri, per la sua grande larghezza e per l’imponente altezza; dimensioni che  consentirebbero tranquillamente di poter contenere una grande imbarcazione.

Qui è comune incontrare nonni che raccontano ai propri nipoti gli anni trascorsi a lavorare in quel luogo, creando imbarcazioni. I più fortunati avranno l’occasione di vedere atterrare sul fiume e attraccare proprio di fronte al museo un idrovolante, a completare la varietà di ciò che si può utilizzare per muoversi.
Un treno a mezz’aria, auto e moto appese alle pareti, navi volanti, biciclette in corsa su di una spirale verso il cielo ed architetture mirabolanti, fanno di questa città l’esempio di chi è capace di rinnovarsi senza mai tradire le proprie origini e guardare al futuro.

Testo e foto di Paolo Moressoni

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