Piemonte: le risaie a ovest della Sesia


Ho il piacere di presentarvi un’ospite d’eccezione, famosa ed elegante. Come vorrei che fosse così semplice. Mi ritrovo invece maestro di cerimonia con un compito più arduo, farvi dimenticare una serie di luoghi comuni e indurvi ad apprezzare una vecchia signora con qualche difettuccio, che in troppi comunque tendono a denigrare esageratamente. Mi impegno in veste di avvocato a tutelarla dagli attacchi calunniosi di chi magari l’ha incontrata solo di sfuggita e per limitare i paragoni inutili e poco edificanti di chi probabilmente neppure l’ha mai frequentata. Accompagnandovi per le prossime righe quale suo agente personale voglio introdurla evidenziandone le caratteristiche principali: manca di profondità, ha un profilo estremamente piatto ed è stata fin dalla nascita limitata da una serie di barriere che ancora non riesce a superare. Purtroppo non riflette sovente. Lo so è un ritratto indecoroso e se aggiungo che beve come una spugna rischio di sembrare addirittura impietoso.

Lei comunque è fatta così, o meglio, sono i tanti uomini della sua vita che l’hanno resa tale. Gli uomini che si sono occupati di lei, che con una precisa volontà l’hanno costretta dipendente dalla loro presenza e che da lei non vogliono allontanarsi per i privilegi che ne traggono. È diversa dalle altre e le sue abitudini la rendono unica. Basti pensare che ogni anno, puntuale e fedele a un personale rito primaverile si presenta in pubblico incurante del proprio aspetto, nuda e segnata dal rigore dell’ennesimo inverno trascorso in solitudine; trattiene il fiato e si immerge nelle fresche acque di aprile, così a lungo da sparire alla vista di chiunque come solo lei può fare, per riemergere e stupire ancora una volta con l’intera chioma tinta di verde e per ritornare bionda solo a fine estate.

Questa è la terra a ovest del fiume Sesia, solcata da oltre 9000 km di canali, rogge e fossati, frazionata in una miriade di risaie e se osservata dall’alto popolata da un esercito di indaffarati lillipuziani che la pettinano e ne gestiscono rigorosamente il corso delle acque. La terra del riso o meglio dei risi, tante sono le sue specie, è per molti solo un’etichetta negativa: fabbrica di zanzare e fucina di nebbie. Non si possono negarle questi due primati e se non volete perdervi l’ipnotico ronzio dei suoi invadenti ditteri o la sensazione di galleggiare nel liquido amniotico vi consiglio sia il tramonto dei mesi estivi a torso nudo, sia una passeggiata lungo il Canale Cavour in un cieco pomeriggio di febbraio.

In caso di giornata ventosa e cielo terso al contrario potreste essere stupiti dallo spettacolo che l’arco alpino offre; da qui pare si possa letteralmente toccare e se ne percepisce chiaramente la forma a semicerchio con cui cinge la pianura. Senza dover comunque salire sui campanili di Tricerro, Pezzana o Salasco, in qualsiasi punto della campagna vercellese vi troviate (eccezione fatta per l’impenetrabile Bosco della Partecipanza di Trino, dove dovrete aspettare le ore più buie per orientarvi con le stelle nel caso vi siate persi tra le sue querce secolari) data l’assenza di ostacoli naturali (li hanno metodicamente abbattuti tutti) con la sola rotazione del capo, 180° da ovest verso est, potrete riconoscere o confondere il Monviso, il gruppo del Gran Paradiso, il Cervino, la serie di quattromila metri al confine con la Svizzera, le vette Lombarde e a perdita d’occhio le cime del Triveneto.

Vivo qui da anni e se non fosse stato per una serie fortuita di impegni professionali avrei continuato a considerarla landa di serie C o punto di partenza per altrove migliori, soprattutto comparandola come spesso si è portati a fare con le vicine di casa, le colline del Monferrato a sud e la fascia dei laghi a nord. Sono fotografo e due volte padre e quando ho ricevuto l’incarico di mappare l’intera area per il consorzio d’irrigazione dell’ovest Sesia non immaginavo che presto avrei raccontato questa terra con passione contagiosa a figli, moglie e amici. Mi è stato chiesto di individuare circa 200 tra le migliaia di prese d’acqua, tombe a sifone e paratoie che da 150 anni il consorzio manutiene per dissetare la pianura, fotografarle e geo-mapparle a favore della comunità del web su google-earth evitando così a chiunque di dover affrontare sul terreno la stessa caccia al tesoro tra ponti, canali e argini.

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