Piemonte: le risaie a ovest della Sesia

Ho intimamente visitato questa terra per circa nove mesi, cartina alla mano, poiché il gps neppure sospetta l’esistenza del complesso intreccio di antiche strade poderali e vie sterrate napoleoniche che corrono accanto a fossati e barraggi, unendo tra loro paesi e frazioni, tenute e mulini. Il fascino di viaggiare senza che la voce del navigatore di bordo preveda a duecento metri una rotonda può essere la prima valida ragione per avventurarsi in questo dedalo insolito senza barriere e dove la vista, nebbia permettendo, spazia in un infinito relativo compreso tra il Torinese e il Novarese.

Nel caso vi perdiate, non temete, basta proseguire fino ad incontrare la prima cascina (qui si chiamano grange) per poter fare dietrofront nell’aia, evitando le gigantesche mietitrebbie. Con molta probabilità arriverete in una delle realtà che oltre a coltivare riso per la grande distribuzione si è convertita a B&B o punto vendita di risotti confezionati di ogni sorta, precotti e liofilizzati. Non vorrete infatti tornare a casa, visto che idealmente siete arrivati fino a qui, senza acquistare un paio di sacchetti di Arborio ad Arborio o rientrare alla capitale dopo tanta strada senza avere fatto provvista del semi affusolato e superfino Roma!?

Per apprezzare l’unicità di questo paesaggio, il quadrilatero di risaie più a settentrione del pianeta, appoggiate a terra i sacchi di zavorra che avete appena comprato e con un minimo sforzo di immaginazione staccatevi dal suolo e libratevi in volo sulla vostra verticale. A poche centinaia di metri da terra potrete ammirare il gigantesco Mondrian di 56000 ettari che vi circonda (per chi non riuscisse a convertire i numeri in concetti visivi, trattasi di circa 80.000 campi regolari da calcio). Se la fantasia non bastasse l’aero club di Vercelli è il punto ideale dove poter prenotare tranquille escursioni aeree. Mentre chi ama la Cavalcata delle Valchirie e vuole sentirsi parte della “cavalleria dell’aria”, in un paesaggio da sud-est asiatico, da qui può decollare anche in elicottero: senza però pretendere di sentire l’odore del napalm al mattino. Da queste parti infatti negli ultimi decenni si è molto combattuto per ridurre al minimo ogni sorta di trattamento chimico. In parecchi si sono nel frattempo dedicati alle coltura biologica approfittando di risorse sorgive o di fontanili.

Se siete meno temerari e volete comunque avere una visione completa di questo splendido asse da stiro sommerso a partire da aprile o del gigantesco campo da golf in cui si trasforma in piena estate potete più semplicemente raggiungere su strada asfaltata le vicine colline tra Gabiano e Camino dove strategici punti panoramici vi offrono al crepuscolo un’incomparabile cartolina di 70 km di sviluppo.

Evitando la più classica delle definizioni di “mare a quadretti”  e volendo ribattezzare questa distesa d’acque con un neologismo la si potrebbe lanciare sul mercato del turismo come Risoland, una teoria continua di proprietà allagate dalle forme geometriche, un caleidoscopio di quadrati, rettangoli e poligoni irregolari. Il luogo ideale per tranquille passeggiate lungo gli argini che in maggio si ricoprono di colza, biciclettate in totale assenza di dislivello e promenade a cavallo.

Talvolta la si potrebbe confondere con certi scorci dell’Indocina con la differenza che qui a riflettersi nei suoi specchi orizzontali non sono i chedi dorati dei templi ma le cime perennemente innevate di sua maestà il Monte Rosa; il piccolo Himalaya che nella stagione calda, secondo un patto millenario, rimpingua i torrenti che qui in pianura si elevano al rango di fiume. Come la Sesia, figlia di ghiacciaio che in poche ore raggiunge Vercelli e taglia in due il parco fluviale delle Lame.

Da qualche mese il progetto europeo 2Bparks, il cui obbiettivo è quello di individuare e valorizzare una seria di aree protette all’interno di differenti nazioni, ha inserito nel proprio piano di cooperazione territoriale il Parco delle Lame del Sesia, polmone verde e oasi naturale dell’avifauna tipica di questo ambiente: airone cinerino, garzetta, nitticora, spatola, ibis sacro e cicogna; senza menzionare le restanti 160 specie che qui nidificano o transitano e che con un po’ di pazienza potrete spiare dai capanni di avvistamento lungo canneti e  meandri. Il parco è raggiungibile da Vercelli anche in bicicletta lungo l’argine del fiume; continuando a pedalare in direzione nord non sarà difficile distinguerlo dalle risaie che lo assediano. La sede del parco previa telefonata può fornirvi ottime mountain-bike ma non il repellente contro le zanzare (consigliabile nei mesi più caldi).

La prossima volta che attraverserete il Vercellese ad alta velocità, abbandonate l’autostrada per concedetevi un’esperienza rilassante ritmata dal canto delle rane. Una curiosità: le mondine stanno tornando, ma dalla Cina!

Testo e foto Spin360

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