Svezia. Lago Mälaren, vacanze al castello


Brezza gentile, fresche acque e ovunque silenzio. Costeggiando il grande lago Mälaren, dolcissimo specchio d’acqua a nord ovest di Stoccolma, ci si immerge in un bagno di natura e quiete. Arte, bellezza e incredibili castelli, residenze estive di re e nobili, ora aperti a tutti. Si fa fatica a credere ad un tale silenzio, vuoto di frastuoni, di motori, di folla. Pieno invece di squittii, di trilli, di tocchi di campane e sciabordio di onde leggere. Ma ci si adatta con una facilità strana per un cittadino del XXI° secolo. Questo vi aspetta sulle dolci rive del Mälaren, terzo lago svedese per estensione e sede deputata agli ozi estivi di aristocratici e reali ed oggi ai nostri. Non bastasse la felice situazione ambientale (l’occhio non coglie che foreste, casette rosso ferrigno, cavalli al pascolo e acque chete), ci sono anche gran copia di magioni nobiliari e castelli della famiglia reale con annessi parchi meravigliosi e grandi raccolte d’arte. Basterebbe di certo per garantire la vacanza perfetta, ma c’è di più. Oltre alla natura, all’arte e alla pace bucolica, c’è la gran gioia per i palati fini, che qui troveranno una cucina raffinata e gustosa. Si arriva agilmente sulle rive del lago dall’aeroporto di Arlanda. La soluzione più agevole è quella di noleggiare un’auto che garantisce autonomia e libertà di movimento per quest’area discretamente vasta e poco abitata, dove castelli e borghi antichi sono distribuiti ad una certa distanza tra loro.

Poco a nord ovest dell’aeroporto, su di un piccolo ramo del Mälaren, si coglie a distanza la bianca mole del castello di Skokloster, grandioso esempio di barocco svedese del XVII° secolo. Si deve alla nobile dinastia di origine estone-tedesca, i Wrangler, la nascita del maniero nel 1611. Al termine dei lavori, nel 1676, si ottenne la più grande residenza privata della Svezia intera. In verità nel 1676 i lavori non erano terminati, ma l’allora proprietario, il generale Carl Gustaf Wrangler, ebbe il cattivo gusto di morire lasciando tutti in gramaglie e le maestranze senza paga. Ecco che quindi tutto venne lasciato com’era. E per nostra fortuna tale è rimasto. Intatto, consegnato all’eternità, una testimonianza incredibile della vita e dell’arte dell’età d’oro della grandeur svedese. Ed ecco il catagolo: 80 stanze, 1000 quadri preziosi tra cui un Arcimboldo, 2000 pezzi di arredo, stufe in maiolica, argenti, porcellane, tappezzerie in cuoio, arazzi preziosi, migliaia di armi antiche e armature. Ci si stanca ad elencare tutto quello che è stato conservato in questo magnifico scrigno. Bisogna vederlo. Ma al di là dell’elenco già impressionante, quel che fa specie è che tutto, ma proprio tutto è originale, rimasto dov’era e dove è stato pensato. Una atmosfera un po’ fatata e strana: un tuffo indietro di qualche secolo. Le stanze di rappresentanza sono degne di una residenza reale, con soffitti decorati, marmi e tappezzerie preziose, ma quel che colpisce di più sono la sala dei banchetti e la biblioteca. La prima è un impressionante locale di 325 metri di larghezza per 15 di altezza, rimasto spoglio e incompiuto: grandiosa è un po’ paurosa, è un vero spaccato di attività edilizia del 1600. La biblioteca, invece, risale al 1665 e raccoglie 3000 volumi acquistati dai Wrangler in tutta Europa. Da ultimo non perdetevi lo shop, dove acquistare begli oggetti in ceramica e tessuti in Toile de Jouy, e il piccolo caffè con tavoli fin sul parco dove si può bere e mangiare. La visita dura 1 ora: troppo poco per tanta ricchezza, ma la guida che ci scorta rende prezioso il poco tempo a disposizione. Bengt Kylsberg, segretario dell’Associazione dei curatori di Skokloster, ci accompagna in quello che è il suo regno, armato di un mazzo di chiavi degno di un vero castellano. Gentile e amichevole, è un pozzo di informazioni e di dettagli. E, soprattutto non sbaglia una serratura tra le decine, originali naturalmente, che apre, uno dopo l’altra, dentro al maniero.

A 45 minuti di strada piana e rilassante, si trova Wiks Slott. La lunga via alberata e immersa in prati curatissimi che conduce alla fortezza, non potrà mai prepararvi alla bellezza del castello di Wiks, uno dei pochi giunti quasi intatti dall’età medievale. Tutto in mattoni rossi con rampicanti verdi che si allargano sulla facciata, colpisce soprattutto per le dimensioni perfette. Un parallelepipedo regolare con tre ordini di finestre, quattro torrette cilindriche ai punti cardinali, breve campanile e abbaini sul nero tetto di ghisa. Piccolo e regolare, soddisfa l’occhio, riempie la visuale. In verità le sue dimensioni garantivano l’inespugnabilità: né dal lago, né da terra i nemici potevano entrare. Le mura sono spesse più di un metro e percorse da camminamenti ancora attivi da cui si vigilava e si rispondeva al fuoco in questa che era la più possente fortezza nel distretto lacustre. Attualmente il maniero è stato trasformato in un centro congressi, albergo e ristorante. La cucina di Wiks è nelle mani felici di Frank Nilsson, chef di rango e di grande simpatia. A metà tra Obelix e un vichingo, la grande mole alleggerita dal sorriso quasi perenne, Frank prepara piatti che vi lasceranno sereni e appagati, annaffiati con vini di lignaggio: non a caso lo chef confessa una debolezza per Amarone e Barolo. Ma la vicenda più interessante riguarda i corsi di cucina medievale e rinascimentale che lo chef organizza nel castello, adiuvato da un sommelier. 50 persone per corso, per due ore intensive, divise in gruppi; ogni gruppo prepara un piatto che poi si gusta tutti insieme. Ma chi lo desiderasse, può prenotare una cena storica senza frequentare il corso, a patto di essere almeno in 20-25 persone. Tutte le materie prime sono della tenuta, molte biologiche e ogni cosa è fatta in casa. Poiché nel castello non ci sono camere, si alloggia nei cottages nascosti in giardino. Ed è un bello stare: il parco è perfetto, curato ma selvatico, nessuno vi si aggira, solo grassi ricci, caprioli timidi, leprotti e rapaci. E la sera, l’eterno tramonto nordico che si riflette nel lago, aggiunge perfezione e bellezza al castello di Wiks , vera perla cinquecentesca.

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