Australia. Vivere i colori


Il blu

Blu è il colore degli oceani che circondano l’Australia da ogni lato. Il cerchio più esterno, che la protegge e isola, il principale responsabile della eccezionalità della sua fauna e della sua flora, che hanno avuto uno sviluppo separato dal resto del pianeta. Ma anche una delle sue principali ricchezze. Lungo la costa del Queensland si snoda per 2600 km quel miracolo della natura che è la Grande Barriera Corallina (Great Barrier Reef). Il gigante fragile la cui sopravvivenza è messa a repentaglio da fenomeni naturali come el niño, che ogni 5-7 anni sconvolge la temperatura dei mari, dal surriscaldamento, dovuto all’effetto serra, e dall’inquinamento. Le sue acque racchiudono un arcobaleno di pesci tropicali dai colori brillante e dalle forme sorprendenti. Logico che sia uno dei luoghi più amati per lo snorkeling e per immersioni tra le più belle al mondo.


Delle 900 isole che la ornano, autentici gioielli di verdi brillanti e bianchi accecanti, sono poche quelle abitate. Su di esse sorgono resort da sogno, che invitano a ogni sport acquatico si possa immaginare: dalla vela al windsurf, dal kayak allo sci d’acqua, dal parasailing al banana boat e a una lunga serie di diavolerie di cui neppure conosco il nome. E dove la barriera corallina non c’è ci sono avventure anche più strabilianti: come nuotare in mare aperto con i delfini a Port Stephen in New South Wales, a Rockingam in Western Australia, a Port Philip Bay nel Victoria e in numerose altre località. Ovviamente ci sono anche parchi tematici che offrono la stessa esperienza, ma nuotare con i delfini liberi è un’altra cosa. Anche se non sono proprio blu, ma tendono più  al verde, le acque dei fiumi australiani sono altrettante palestre per kayak e canoa, un paradiso per il birdwatching e un brivido per l’osservazione dei coccodrilli.

L’argento

Ci riporta all’acciaio e al vetro delle città, dove vive il 99% dei 23 milioni di australiani e dove sfumano il verde delle foreste e il blu del l’oceano.  Sono città costiere con poche tracce del passato, ma con tutti i vantaggi del presente. La loro prossimità all’oceano (con l’eccezione della capitale Canberra e di Alice Springs costruite successivamente)  racconta i luoghi degli sbarchi dei primi esploratori del continente. Le strade sono ampie, i palazzi modernissimi, molti parchi, abitanti dai tratti somatici che tradiscono mille origini e l’aria di mare che si annusa ovunque.

Sydney la capitale del New South Wales è una delle più belle città del mondo. Quando si specchia nelle acque del Paramatta River, rimescolate da mille scie di motoscafi e barche a vela prende il cuore. Uno dei panorami privilegiati della città si ha dalla cima dell’Harbour Bridge, il più lungo ponte di acciaio a una campata al mondo. Indossando una tuta da Guerre Stellari e una imbragatura di sicurezza collegata da moschettoni  a un  filo di acciaio, i turisti possono scalare uno dei piloni e camminare tra le arcate sopra il ruggito del traffico, in un’avventura adrenalinica classificata tra le prime 10 a lmondo da Lonely Planet. La ricompensa?  Una vista stupefacente e un certificato di missione compiuta.


A Melbourne, in perenne competizione con Sydney dai tempi della scelta della capitale – fu costruita Canberra per non fare torto a nessuna delle due – potevano essere di meno? No. E così all’88esimo piano della Eureka Tower è spuntata la più alta piattaforma panoramica dell’emisfero sud e, per esagerare, una specie di bitorzolo di cristallo sporgente tre metri dal suo profilo, chiamato The Edge, dove si prova una sensazione molto simile al volo. Perché le città australiane sono friendly ed easy e si possono vivere in un modo sconosciuto a noi, carichi di storia.




Testo di Federico Klausner

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