Sicilia, Eolie. Le isole dolci del Dio


Lipari


Ad accogliere chi decide di venire nelle Eolie ci pensa quasi sempre Lipari, la sorella maggiore, scelta dai più come l’isola del primo approccio per scoprire l’arcipelago. L’antica Meligunus fa gli onori di casa, mostrando la sua anima cittadina. L’accoglienza della capitale è fragorosa, un gran vociare attende al porto frotte di turisti disorientati appena sbarcati che cercano i loro nomi su qualche cartello. La vista si apre sull’Acropoli. Entro il perimetro delle mura posero le loro sedi le popolazioni del neolitico, quelle della prima età dei metalli, dell’età del bronzo e dell’età ellenistica, come dimostrano i ritrovamenti conservati nel Museo Archeologico del Castello. L’Acropoli sovrasta sovrana Marina Lunga, il porto pittoresco dove approdano gli aliscafi. Da qui, l’abitato si snoda fino a Marina Corta; gli stretti vicoli che si diramano lungo Corso Vittorio Emanuele, la spina dorsale del centro storico, sono animati da turisti intenti a comprare ciottoli di pietra pomice e a svincolarsi dai tanti venditori di giri in barca.


Ma se da un lato Lipari si mostra turistica e affollata, basta allontanarsi di poco per scoprire che la vera bellezza è oltre la facciata. Così, non si può non rimanere incantati dallo splendido spettacolo che appare una volta giunti a Quattrocchi, il punto più panoramico dell’isola: immerse nel blu violaceo, le Rupi erranti, ovvero i faraglioni che si stagliano sullo sfondo di Vulcano. Proseguendo da qui lungo la provinciale, si percorre il periplo dell’isola, incontrando i centri di Acquacalda e Canneto, un tempo siti da cui si estraeva la pomice, materiale prezioso per i Liparioti, che l’hanno esportata oltre continente. E le bianche spiagge di Canneto hanno catturato gli stranieri, che qui hanno trovato la loro isola felice. Molti hanno acquistato e recuperato le antiche case eoliane abbarbicate sui pendii trasformandole in bed and breakast curatissimi. Non lontano da qui, per esempio, un architetto belga gestisce un accogliente b&b che ha tutta l’aria di una stazione di sosta per viaggiatori viandanti. Evocativo anche nel nome, Il giardino di Eolo sembra la casa della creatività: sparsi nelle terrazze, manufatti ricavati da materiali locali, esposti come installazioni d’avanguardia. Le serate si trascorrono qui, godendo della splendida vista su Panarea e Stromboli e chiaccherando attorno al grande tavolo costruito da questo estroso proprietario, lupo di mare che ricorda nelle fattezze certi marinai solitari vergati dalla mano di Conrad.

Salina


L’antica Dydime, “la gemella”, si profila tra vigneti e uliveti secolari  in due verdi gobbe, Monte dei Porri e Fossa delle Felci, un vecchio vulcano spento che rappresenta il punto più alto di tutte le Eolie. Poco più di duemila anime popolano quest’isola riservata e gentile, dove il silenzio è spezzato solo dalle voci argentine e dai rombi dei veicoli che attraversano i centri abitati di Santa Marina Salina, Leni e Malfa. Bucolica e agreste, l’isola ha il fascino della bellezza acqua e sapone: vestita di verde, si concede solo il vezzo di qualche fiore di cappero dietro l’orecchio. Forse perché ricorda certe immagini di vacanze su due ruote del secolo scorso, ma il modo migliore per scoprire Salina è noleggiando uno scooter. Il mare, cobalto,  si nasconde tra i tornanti che attraversano i campi coltivati a Malvasia, qui prodotto d’eccellenza.

Salina è un’isola da gustare, da assaporare piano se se ne vuole cogliere l’essenza: è  genuina, fatta di ingredienti semplici come quelli utilizzati dallo storico bar ristorante Da Alfredo, le cui granite attirano turisti da ogni parte: acqua, zucchero e mandorle hanno reso questo posto famoso in  tutto il mondo. Qui si viene per mangiare anche il pane cunzatu, una  pagnotta cotta artigianalmente condita con pomodorini, origano, capperi, nelle varianti con tonno, ricotta infornata, melanzane e atri prodotti salinari. Curva dopo curva, si giunge a Pollara. Non ci vuole tanto a capire perché questo anfiteatro sul mare fu scelto da Troisi per girare le belle scene de Il Postino: l’affaccio sulle falesie di Praiola e Filo di Branda toglie il respiro e la vertigine di quest’immensità d’azzurro è contenuta solo dalla presenza di Filicudi e Alicudi all’orizzonte. Lungo la strada che si inerpica sinuosa  fino a Leni si fa tappa nelle tante case agricole che producono capperi e cucunci, i veri souvenir dell’isola. Nei volti schietti dei produttori, che mostrano orgogliosi i loro frutti, si coglie l’amabile semplicità di quest’isola contadina.

Testo di Francesca Calò | Foto di Eugenio Bersani

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