Slovenia. Lubiana, come in una fiaba



Lubiana è una città di cui ci si può innamorare, anche perdutamente. E non solo perché è bella ed elegante, rilassante ed allegra, dinamica e intrigante , con un ritmo pulsante di vita, ricca di  attrazioni con le sue oltre 10.000 manifestazioni culturali, i suoi 14 festival internazionali, con musicisti, attori e pittori di spicco, per il suo notevole  patrimonio storico, i musei e gli angoli ameni.  No, non solo per questo, anche se di per se, basterebbe a giustificare un amore. Del resto il suo destino è scritto nel nome: Lubiana significa “amata”. Sarà forse per la sua doppia natura che ti avvolge, quella sognante mitteleuropea e quella mediterranea sciolta e vivace, sta di fatto che Lubiana è una città che sa come incantare il visitatore, ammaliandolo,  sussurrandogli all’orecchio le sue storie romantiche, le sue leggende,  i simbolismi e i misteri di cui è depositaria,  e sa condurlo la dove i segreti vengono svelati.


Basta spalancare tutti i sensi, camminare e perdersi nelle sue viuzze lastricate.. Il mito narra che Lubiana fu fondata da Giasone, l’eroe greco, che dopo aver rubato il vello d’oro fuggì con la nave Argo e i suoi compagni Argonauti. Risalendo il corso del Sava e del Danubio,  arrivarono fino al bacino di Lubiana, dove sostarono prima di caricare  le imbarcazioni sulle spalle e proseguire verso l’Adriatico.  La palude di Lubiana era abitata da un terribile mostro che Giasone uccise. Quel  mostro era il drago lubianese, oggi immortalato nello stemma cittadino.

Città a misura d’uomo, immersa nei boschi, incorniciata dalle Alpi e attraversata dall’omonimo fiume, Lubiana è la più piccola capitale d’Europa e sembra un “villaggio da fiaba”. Le facciate in stile liberty, il castello e i colonnati fanno però da sfondo a una città vitale, moderna e accattivante, animata da giovani artisti e studenti universitari che popolano giorno e notte le sue strade e i suoi caffè. Qui, l’antico vive in armonia con il moderno. A Lubiana si sono conservate le tracce di tutte e cinque i millenni della sua storia, tra cui il lascito della romana Emona, il nucleo antico con il castello medievale, facciate rinascimentali e barocche, portali ornati e tetti curvati. Il quadro viene completato dai caratteristici ponti sul fiume Ljubljanica e l’aspetto odierno di Lubiana è dovuto in parte al barocco italiano, in parte allo “stile Secessione”, più giovane di due secoli. Quest’ultimo si nota nello stile di numerosi edifici costruiti dopo il grande terremoto del 1895. Alla sua città natia, nella prima metà dello scorso secolo, diede una forte impronta personale l’architetto di fama internazionale e dalle idee all’avanguardia Jože Ple?nik, considerato il Gaudì sloveno.

Cominciamo dal cuore della città, P.zza Preseren, che porta il nome del sommo poeta sloveno France Preseren ( 1800-1849).  La statua del poeta è li, che domina la piazza, con lo sguardo rivolto al palazzo di fronte, in Wolfova ulica. In quella casa visse Julija Primic, il suo grande amore, la sua musa, la cui effige è posta in rilievo sulla facciata della casa. Il  poeta se ne innamorò follemente e a lei dedicò i suoi sonetti più belli. Un amore purtroppo mai corrisposto, anche a causa delle convenzioni sociali dell’epoca,  che non consentivano a una ricca ragazza borghese di accompagnarsi ad uno sconosciuto e squattrinato poeta.


Un’altra storia d’amore nata a Lubjana è quella fiorita tra lo scultore italiano Francesco Robbia e Teresa, la figlia del rinomato marmista lubianese Luka Mislej. Robbia non volle più fare ritorno in Italia dopo l’incontro con Teresa, e con il matrimonio fissò la sua dimora a Lubiana , rilevando la bottega del suocero e lasciando in dote alla città numerose opere d’arte tra le quali la magnifica fontana dei tre fiumi carniolini che si trova davanti al municipio.

Una divertente  leggenda è riservata al famoso ponte vigilato dai quattro draghi di lamiera di rame, la prima costruzione in cemento armato della città e uno dei primi ponti del genere in Europa. Col tempo i quattro mitici mostri verdi si sono conquistati la simpatia dei lubianesi. In epoca antica però, le donne non attraversavano volentieri questo ponte,  in quanto  si narrava che i draghi muovessero le loro code  solo al passaggio di  ragazze vergini.  Ma è da molto che non succede più qualche cosa di simile. Chissà perche?

Per riposare un po’
Ple?nik riteneva che la gente cammina sempre troppo in fretta e con lo sguardo volto a terra. Perciò sistemò le panchine su un rialzo sopra la Via Vegova. In tal modo volle dare ai concittadini l’opportunità di fermarsi , di guardarsi intorno, di riposarsi e di godere di un pò di sole di una bella giornata. Dalle panchine sistemate davanti alla Biblioteca Nazionale ed universitaria il mondo si presenta infatti in tutt’altra luce. Un’altra opportunità per fermarsi e rilassarsi la offre “La Biblioteca sotto le chiome”. Libri ( in varie lingue) , riviste e giornali, si possono sfogliare gratuitamente in mezzo alla natura. E’ l’unica biblioteca della città assolutamente naturale , che vizia i suoi visitatori all’ombra delle frondose chiome del Parco Tivoli, il giardino più grande di Lubiana.


Ljubljanica il fiume della vita.

Se non ci fosse stato Ple?nik, la Ljubljanica non avrebbe  un ruolo cosi vivo nella città attraversata dal suo corso. Ple?nik ha saputo dare risalto alla sua bellezza, in particolar modo risistemando la banchina di Trnovski pristan. La sponda qui si presenta in una gradinata a terrazza, mentre il passaggio dall’elemento acqua all’elemento terra è addolcito da un filare di alberi. Ple?nik ha così dato ai Lubianesi la possibilità di venire a contatto con il fiume, di prendere il sole o di leggere sulla sponda. Si dice che guardare scorrere l’acqua da quei gradini, è come meditare, lasciando  che con essa se ne vadano anche tutti i problemi.


Testo di Silvana Benedetti


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