Consigli pratici di fotografia: ritratto ambientato

Nuovi consigli del fotografo naturalista Giorgio Trucco.


2ª puntata – Ritratto ambientato

Se la situazione lo permette, cioè se l’animale è calmo e fermo, vale la pena di esplorare approcci differenti e sperimentare composizioni diverse, il che ci porta a discutere del mio tipo preferito di fotografia naturalistica: il ritratto ambientato.

Ritratto ambientato

In parole semplici, il ritratto si dice –ambientato– quando l’ambiente circostante l’animale diventa esso stesso parte integrante dell’immagine, con un suo peso visivo e una composizione accattivante. Possiamo pensare al ritratto ambientato come a una fotografia di paesaggio che include un animale nella scena. L’essenza dello scatto è determinata da dove, e come, l’animale compare nell’immagine.

Giraffa. Ruaha NP, Tanzania. Canon 17-40mm f/4

Ho ripreso quest’immagine a mezzogiorno, quando normalmente evito di fotografare a causa della luce troppo dura e poco interessante. Tuttavia, questa composizione era così intensa che non ho potuto ignorarla. Ho composto una tipica foto di paesaggio usando un filtro polarizzatore per far risaltare le nuvole nel cielo e impiegando linee convergenti per rinforzare la composizione. La giraffa e l’Acacia sono poste vicino al terzo destro dell’immagine, dove anche la linea della nuvola guida l’occhio dell’osservatore.

Da tempo ammiro il lavoro di Thomas Mangelsen (www.mangelsen.com), a mio giudizio uno dei maestri del ritratto ambientato. Molte delle sue immagini raffigurano grandiosi panorami naturali dove l’animale risulta addirittura difficile da identificare a prima vista, ma una vota che l’occhio lo individua, esso diventa il centro di gravità dell’immagine e la mente rimane fissa su di esso, rivelando come l’animale, nonostante le sue piccole dimensioni, sia il vero soggetto dell’immagine. Queste immagini colpiscono l’osservatore due volte. La prima volta per la bellezza del paesaggio che l’immagine ritrae; la seconda quando l’animale all’interno del paesaggio viene identificato, e si comprende la logica impiegata dal fotografo.

Questo tipo di immagini risulta sempre molto vitale e favorisce un dialogo fra il fotografo e l’osservatore.

Elefante in marcia. Mikumi NP, Tanzania. Canon 17-40mm f/4

In safari all’interno del Mikumi NP, avvistai un grande branco di elefanti in marcia sulla pianura verso una pozza d’acqua. Ho isolato questo giovane elefante e composto l’immagine in modo da evidenziare la drammaticità del cielo e piazzando l’elefante nel terzo destro per dare più peso alla sua direzione di marcia. Il risultato è un’immagine dinamica e ben bilanciata.

Non ci sono regole assolute da seguire, ma può essere utile memorizzare alcuni consigli.

  • Innanzitutto analizzate bene la scena. Il paesaggio attorno all’animale e dietro di esso è interessante di per sé? Costituirebbe una buona fotografia di paesaggio anche se non ci fosse l’animale? Se rispondete si a queste domande, allora la foto è un buon candidato di ritratto ambientato.
  • Date al paesaggio la massima importanza, come se si trattasse di una fotografia di paesaggio pura e componete per il paesaggio, non per l’animale!
  • Evitate di porre l’animale al centro dell’immagine. L’animale può essere “scoperto” in un secondo tempo, quindi cercate di collocarlo in una posizione dove non sia immediatamente visibile.
  • Se la vostra posizione non è ottimale per il paesaggio che volete riprendere, muovetevi e, usando le parole di Edward Weston, trovate “Il modo più efficace di vedere”, (“the strongest way of seeing”) cioè la composizione più forte e d’impatto che riuscite a visualizzare.
  • Non preoccupatevi se l’animale risulta troppo piccolo; è questo lo scopo dell’immagine e alla fine l’animale sarà sempre riconosciuto come il soggetto principale, indipendentemente dalle sue dimensioni.
  • Cercate di avere tutto perfettamente a fuoco, chiudendo il diaframma per aumentare la profondità di campo, se necessario. Uno sfondo sfocato ha raramente senso in una foto di paesaggio.

Con queste semplici linee guida in mente è possibile iniziare a pensare alla fotografia naturalistica in modo diverso, nuovo e più creativo.

Gnu. Mikumi NP, Tanzania. Canon 17-40mm f/4

La forza di quest’immagine risiede tutta nel cielo e nel suo drammatico impatto visivo. Anche senza la presenza degli gnu, l’immagine rimarrebbe comunque potente.

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