Diario analogico di un viaggio in Vespa

Raggiungere la costa dell’Adriatico doveva essere il nostro obiettivo di partenza per un viaggio che sarebbe stato diverso dagli altri che avevamo fatto. Una meta non proprio distante, anzi, ma che in sella ad una vecchia Vespa 125, corredata da valigie legate con gli spaghi al portapacchi, non sarebbe stata poi così facile da raggiungere. Passare dal Tirreno alle montagne dell’Appenino per poi visitare il Parco nazionale d’Abruzzo e raggiungere infine il mare Adriatico avrebbe rappresentato per noi un viaggio diverso, più stimolante certamente di tanti altri tour che avevamo organizzato. Un coast to coast da portare a termine senza troppi programmi, a bordo della Vespa, fissando immagini ed impressioni attraverso un vecchio taccuino e una macchina fotografica analogica degli anni settanta. Ecco allora che il viaggio prende una forma diversa e la meta dell’Adriatico appare ancora più lontana del previsto. Il percorso è arduo, ci stanca, e abbiamo la sensazione di essere tornati agli anni ottanta. Tutto viene fatto con molta calma, non c’è l’urgenza di fissare qualcosa attraverso marchingegni digitali; è la Vespa a dettare i tempi, è lei che ci porta lontano, il suo motore ha il ritmo costante dei due nostri cuori, uno sulla schiena dell’altro. Per giorni così, presi dalla natura e dalle bellezze del Parco d’Abruzzo e dai paesi che lo proteggono. Il lavoro va avanti: il taccuino e le fotografie diventano un “diario analogico in Vespa” e la meta dell’Adriatico soltanto un altro viaggio da programmare.

E’ nel bosco che ci siamo persi ed è la Vespa che ci ha condotti sulla strada del ritorno. E’ stata lei la nostra scoperta, il viaggio è ancora nascosto lì, nel rumore delle marce che non vogliono entrare. Qualcosa siamo riusciti a raccontare, nella speranza che in molti prendano spunto da questa piccola avventura che ci ha meravigliato. Il viaggio più intenso, più bello, quello più difficile, è stato a due passi da qui.
L’estate qui nei paesi del parco non è la stessa che siamo abituati a respirare sulle spiagge del nostro mare. La natura è un’altra, i tempi, il numero di parole e movimenti utilizzati dalle persone ci affascinano e tentiamo di adeguarci per quello che possiamo. Difficile credere che non quest’aria non avrà conseguenze su di noi, sul nostro modo di essere. Soltanto chi vive non si rende conto dell’inutile frenesia che accompagna ogni giorno la vita della città. E’ qui che si nasconde la pace, meglio non disturbarla più di tanto, meglio parlare sottovoce. La natura ce ne sarà grata.

La Vespa ronza sempre meglio; forse è merito di quest’aria pulita se la nostra compagna di viaggio fila senza problemi. Quando arriviamo non vediamo l’ora di andarcene. Il lago non è più quello di quindici o venti anni fa, lo ricordavo con affetto e rappresentava per me un posto quasi del tutto naturale, fatto di quiete e semplicità. Oggi è un’altra cosa, un posto per turisti, una colonia per bambini e famiglie. Non fa per noi. Pranziamo seduti su una panchina vista lago. Soltanto da lì posso recuperare parte del ricordo di quel cielo mattutino di agosto di tanti anni prima, carico di quelle enormi nuvole bianche, che mi accompagnavano verso la maturità. Attraversiamo il ponte sul lago che in parte è prosciugato. Ci regala uno scenario post-atomico che non possiamo lasciarci sfuggire. La Vespa ronza e ci sembra di essere altrove, il tempo non conta più tanto. Con la Vespa ci inoltriamo nella vegetazione finché possiamo; scendiamo, proseguiamo a piedi e arriviamo su un vecchio ponte pedonale inutilizzato. Sotto scorre pochissima acqua che scende dalla montagne, proprio come le condotte degli impianti idroelettrici che possiamo scorgere sul versante opposto. Una famiglia si rinfresca a piedi nudi tra i ciottoli e noi siamo lì, non credendo ai nostri occhi. C’è una calma ipnotizzante, davvero sembra di essere un posto abbandonato, ma l’angoscia non si prende gioco di noi. E’ l’Apocalisse del nostro viaggio. Da lì in poi tutto il resto ci sembrerà, comunque, troppo reale.

Testo e foto di Marella Montemurro

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