Milano. Kuminda, un nuovo mondo per il cibo

Tra gli alti palazzi di Milano alle spalle di Porta Romana, c’è una cascina, dove la natura vive al ritmo dimenticato delle stagioni. Nel suo cortile interno un prato sperimentale di erbe spontanee cresce tra foglie brillanti di basilico, melissa e frumento, sfiorati dalle braccia spalancate di uno spaventapasseri custode di una terra in preparazione. Cascina
Cuccagna
, restaurata da un consorzio di associazioni e cooperative milanesi dopo la sua chiusura negli anni ‘90, è oggi un vivace luogo di aggregazione e incontro. Dal 12 al 14 ottobre ogni angolo al suo interno vibrava, brulicante di gente nelle sale aperte a ospitare Kuminda, il Festival del Cibo. Bene comune, diritto legato al patrimonio culturale, economico e sociale di ogni popolo.

Nella bella cascina, a Palazzo Ducale e al Cinema Apollo per eventi correlati – il tutto organizzato da Acra e Terre di Mezzo eventi – abbiamo ascoltato le esperienze degli operatori delle cooperative, associazioni e dei produttori partecipanti e animanti il festival. Trascinati dalla forza dei linguaggi concreti del cinema, della musica, della narrazione, dei seminari e dei laboratori pratici, ci siamo avvicinati a realtà lontane e ancora sconosciute.

Sparse qua e là tante belle zucche, gonfie e bitorzolute, a colorare ogni angolo. Così diverse da quelle che, in Africa, proteggono il capo dei bambini dal sole forte un attimo prima di trasformarsi in ciotole capienti d’acqua per dissetarsi. Sorrisi splendenti nei racconti di chi li ha raggiunti non per offrire briciole di cibo, ma la possibilità di costruire insieme il diritto a un’alimentazione culturalmente adeguata e nutriente, accessibile, sostenibile ed ecologica. Ci siamo avvicinati ai loro gusti, in assaggi dagli aromi piccanti di zenzero dell’India ed estremo Oriente, aciduli di ibisco dell’Africa, soffici di riso perfettamente sgranato come gradito in Uganda. In quelle terre lontane abbiamo scoperto cibi le cui fattezze aprono nuovi orizzonti: la banana, che pensavamo solo gialla, si trasforma in platano, schiacciato e verde, da gustare caldo dopo una cottura integrale in forno. Oppure la buccia si tinge di rosso e conserva un cuore di polpa rosata, più dolce e soffice, o infine si colora di nero: se non è troppo matura, forse è il frutto di una natura bizzarra, fantasiosa e sapiente.

In quelle realtà che non conoscevamo le terre gridano vendetta, divorate, un granello alla volta, da logiche di profitto che alimentano gli affamati mercati mondiali. La mostra fotografica del collettivo Terra Project Photographers “Vendesi Terra: viaggio tra i nuovi latifondi” attraversa la disperazione delle vittime del land grabbing, in Paesi come l’Etiopia, il Brasile e le Filippine, privati delle terre. Uomini e donne che vedono sfumare il futuro, calpestare il passato di duro lavoro e annientare l’oggi con cui sostentarsi, in espressioni che trapassano i nostri sguardi oltre continenti che ci separano e uniscono nella Terra di tutti.


C’era davvero un posto per tutti, a Kuminda. Per gli esperti, impegnati a snocciolare il divenire delle politiche alimentari, i traguardi nella tessitura di reti solidali tra città del Nord e Sud del mondo e la volontà di ricamarne di nuove. Per i curiosi, gironzolanti tra le cassette colme di verdure di stagione a km0, le note profumate del cioccolato e i granelli di quinoa. Per bambini e ragazzi, passeggeri di un giocoso viaggio che trasporta il cibo dalla terra alla tavola.

L’esperienza multiculturale ha animato anche la sera della cascina. Nella musica dei Kora Beat, con Italia e Senegal mantecati in un jazz funk reggae: speciali note suonate dal sax e dal basso elettrico dei torinesi Gianni Denitto e Andrea Di Marco, dalle corde della Kora – un’arpa dell’Africa Occidentale realizzata con una grande zucca – pizzicate dalle dita e accompagnate dalla voce di Cheick Fall, ideatore del progetto, dalle originali percussioni di Sam Mbaye Fall e dalla batteria di Samba Tchamass.


E molti altri ancora, gli eventi della programmazione che ha premiato la fiducia dei partecipanti al Festival. In effetti, cosa eravamo venuti a fare a Milano in questa cascina alle spalle di Porta Romana? Se volevamo farci contagiare, il tentativo è riuscito: ci siamo ammalati di genuino interesse per il diritto al cibo del mondo. Un gusto intenso, che è entrato nei carrelli della spesa e ravviva le tavole delle nostre case. Coinvolti dall’allegria di colori differenti che migrano sul mondo globalizzato e dalle forme di frutti e ortaggi strampalati, che hanno un valore da conoscere e da difendere. Nutrienti molto speciali, per la Terra e per noi.

Testo e foto di Beatrice Sartini

Link utili: Kuminda; ACRA – Associazione di Cooperazione Rurale in Africa e America Latina; Terre di Mezzo – Editore, eventi e onlus

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