Le dolci colline del Monferrato fanno da culla a un vino che per troppo tempo è stato discriminato. La Barbera, nata contadina e diventata regina, custodisce racconti di un territorio tutto da scoprire.
Orgoglioso di sé fa mostra dei suoi frutti belli e vellutati offrendoli al sole settembrino e ai miei occhi curiosi. Il Barbera è il vitigno più rappresentativo del Piemonte anche se non il più antico; robusto e produttivo, ha visto una diffusione decisiva a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Il Monferrato è il territorio votato alla produzione della Barbera e di molti altri vitigni dalle origini arcaiche come il bianco Moscato, ma una delle eccellenze è da ricercare tra i produttori del Nizza, una Barbera d’Asti Superiore la cui produzione è vincolata a un rigido disciplinare. I terreni devono essere collinosi, bene assolati e con fondo argilloso-calcareo, che nei periodi di siccità possa rilasciare l’acqua accumulata. Sono invece esclusi quelli del fondovalle, troppo umidi e non raggiunti da sufficiente sole. L’invecchiamento di questa Barbera è previsto esclusivamente in legno di rovere, barrique o tonneau, per un periodo minimo di sei mesi e vengono vinificati esclusivamente i raccolti che raggiungano una gradazione alcolica naturale di almeno 12 % vol. La forma di allevamento con potatura Guyot, l’unico permesso dal disciplinare, permette di ottenere un risultato migliore per la presenza di molta vegetazione in alto con i frutti in basso. Le foglie fungono così da protezione per i grappoli, come in questa annata particolarmente calda e secca.
Quaranta produttori aderiscono all’Associazione di tutela, garantendo un prodotto di qualità grazie alla severa autoregolamentazione e alle degustazioni 

Quella di Franco Mondo è un’Azienda giunta ormai alla quinta generazione, che non accenna ad arrestare la sua corsa, grazie alle giovani figlie. Con tredici ettari di terreno produce soprattutto Barbera, affiancata da Favorita, Moscato Bianco e altri vitigni tipici. La Barbatella è una realtà diversa dalle altre. Non si tratta di un’attività tramandata di padre in figlio, ma di persone che si sono innamorate del territorio, dei suoi vini e del buon cibo. L’escursione termica tipica delle colline, che si trovano a 300 metri di altitudine, conferiscono ai vini grandi profumi. Dodici mesi in legno per la Ru – quercia in piemontese – dell’Azienda Erede di Chiappone Armando. Terreno argilloso, che rilascia l’acqua alle viti che 
Michele Chiarlo, che produce vini conosciuti in tutto il mondo, è un pilastro per la cultura del territorio. La Cascina Castello, chiamata così perché sorge sopra le ceneri dell’antica Castelnuovo Calcea, ospita un parco culturale tra i vigneti. Sculture in ceramica, che evocano antiche tradizioni, e grandi installazioni dedicate all’aria e al fuoco. Oltre a questo, ogni anno un grande evento tematico fatto di danze, musica, teatro e cinema per far vivere e vibrare animi e luoghi. Coppo lavora per recuperare i vigneti vecchi e per eliminare i concimi chimici, sostituendoli con i sovesci. Questa tecnica prevede il trapianto annuale di piante adatte ad arricchire il terreno e ad aumentare la sua biodiversità. Cascina Garitina è famosa per i vini, tra tutti il passito di Barbera e il Brachetto, ma soprattutto perché il proprietario, Gianluca Morino, oltre a essere Presidente al terzo mandato dell’Associazione del Nizza, è un vignaiolo digitale. Con solo 140 caratteri di un tweet riesce a comunicare il territorio alla rete, trasmettendo l’amore incondizionato per la sua terra.
Lavoro, tradizione e passione. Questi sono i principi che regolano l’attività dell’Azienda Bersano e che racconta l’omonimo museo. Carri, attrezzi 
Vi invito, infine, a imparare dalle sagge parole degli anziani “Dissetatevi con l’acqua e gustatevi il buon vino”.
Testo di Federica Giuliani | Foto di Giovanni Tagini
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