Spagna. Le anime di Valencia

La luce del Mediterraneo  accarezza le antiche magioni aragonesi e le fantascientifiche architetture dei nuovi quartieri, accompagnando una movida dolce in cui perdersi e sognare.

Abbagliato da stucchi, legni  e lampadari nella Estación del Norte, capolavoro art noveau e terminal ferroviario nel cuore di Valencia, ho giurato a me stesso che la prossima volta, a costo di deviazioni funamboliche, sarà da lì che approderò al capoluogo della Comunidad. Guardando i pochi binari con i larghi marciapiedi, sotto le eleganti volte di ferro bruno e vetro,  ho avuto la visione di una locomotiva a vapore e lo sbarco di un robusto e barbuto passeggero inconfondibilmente yankee, in perenne pellegrinaggio verso plazas de toros, sbornie memorabili, fatidiche ispirazioni. Pochi passi all’esterno e il nostro Hemingway poteva catapultarsi nell’arena monumentale che domina calle Játiva, per poi distruggersi di gambas e Clarete in qualche vecchia taberna.  La Valencia-Término, come confidenzialmente la chiamano i locali, annuncia al viaggiatore quella sensazione che si rivela in sintesi l’essenza della città: qui sarai a tuo agio.


Non a caso Valencia è una delle mete turistiche europee in maggior crescita. Piace ai giovani, alle famiglie, agli amanti dell’arte, della cucina, delle competizioni sportive d’alto livello. Una città di mare civile e allegra senza (quasi mai) sbracare, dal clima ottimo, benissimo servita, piena di verde, sicura e moderna,  tanto disposta alle sfide dei tempi quanto legata alla tradizione. Quattro linee metropolitane collegano strategicamente i quartieri, dall’aeroporto al litorale, e una linea ferroviarie veloce raggiunge Madrid in meno di due ore. Una tourist card di durata variabile permette di utilizzare tutti i mezzi pubblici liberamente, e dà diritto a ingressi gratuiti o scontati. Piste ciclabili diffusissime e bike sharing a prezzi modici. Allora ponti d’oro per il turismo, specie in tempo di crisi, ma Valencia possiede carattere, orgoglio e cultura, un patrimonio cha alimenta la coesione sociale anche nei momenti difficili. Sono molte le anime nascoste nel grande corpo raccolto attorno a Plaza de la Virgen. Vale la pena di scoprirle, con passo lento e antenne spiegate.


Con  ottocentomila abitanti e uno dei porti più importanti del Mediterraneo, Valencia è il terzo centro di Spagna dopo Madrid e Barcellona. La storia narra della fondazione di un primo nucleo sulla sponda destra del Rio Turia ad opera dei Romani  intorno al 140 a.C.. Nel corso dei secoli la città si trovò ad affrontare con alterne fortune le espansioni di visigoti e bizantini, ma a partire dal 700 d.C., come quasi tutta la penisola iberica, passò sotto il dominio degli arabi e dei berberi, che vi restarono per ben cinquecento anni. Dalla Reconquista ai nostri giorni le trasformazioni urbane si sono moltiplicate, portando all’assetto attuale, segnato da due passaggi fondamentali: la deviazione del fiume  e le nuove edificazioni firmate dalle archistar valenciane. Nel 1957 il rio Turia straripò per l’ennesima volta provocando immani disastri e molte vittime. Si decise allora di modificarne il corso, a monte della città,  e di destinare il letto prosciugato a verde pubblico. Oggi Valencia è attraversata da un serpentone di 120 ettari con impianti e campi sportivi, parchi tematici, giochi per bambini, giardini e una pista ciclabile che lo percorre interamente. Vi si trova il Palazzo della Musica, opera dell’architetto José María García Paredes. Santiago Calatrava con Felix Candela ha  quindi realizzato la Ciutat de les Arts i les Ciències che comprende il Palau de les Arts Reina Sofía,  l’Hemisfèric, l’Umbracle, il Museu de les Ciències Príncipe Felipe e  l’ Oceanogràfic, sintesi mirabili tra tecnica costruttiva d’avanguardia e contenuti simbolici.  L’area del porto turistico, a confine con le spiagge di città tutte libere e bandiera blu, è stata completamente riprogettata per ospitare nel 2007 la migrazione della Coppa America in Europa. Il top mondiale degli equipaggi ha trovato accoglienza in hangar e strutture d’appoggio dal disegno lineare e futurista, mentre l’accesso al mare aperto è stato  garantito da un ponte girevole, progettato – por supuesto – dal solito Calatrava.  Quando il ponte si chiude, si completa anche l’anello del circuito cittadino di Formula Uno, dal 2008 fra i più scenografici di tutta la competizione.


Questi gli esempi virtuosi della nuova Valencia che hanno fatto scuola in materia urbanistica e architettonica. Ma torniamo alla nostra stazione d’antan, perché da lì entreremo nel centro storico, circoscritto da una cerchia di viali che seguono fedelmente il perimetro delle antiche mura medievali. Lo testimoniano le due porte superstiti, delle dodici originarie, sovrastate rispettivamente dalle tardo gotiche Torres de Quart,  e Torres de Serranos. La Plaza de l’Ayuntamiento è dominata  dall’edificio municipale dei primi del novecento,  in stile eclettico con elementi neobarocchi, integrato con l’antico palazzo della Real Casa de la Enseñanza, del  XVIII secolo. Sovrapposizioni e accostamenti di stili sono una caratteristica del centro storico. Ma l’amalgama è sorprendentemente gradevole, come avviene per i mosaici modernisti, artistici assemblaggi  di variopinti trencadis. Così ancora la grande Catedral è un complesso costruito tra il 1262 e il 1426 connotato da una porta romanica (puerta del Palau), una gotica (de los Apóstoles) e una barocca (de los Hierros). All’interno due quadri di Goya introducono nella famosa cappella del Santo Graal, ritenuto l’originale della coppa dell’Ultima Cena. Accostato alla cattedrale uno dei simboli di Valencia, El Miguelete, la torre campanaria in stile gotico di quasi 51 metri d’altezza: merita un’ascesa, a costo di fondere i polmoni, per la vista spettacolare sulla città. La piazza con la grande fontana è sempre gremita, un punto di ritrovo per giovani e anziani ma soprattutto il luogo in cui il millenario Tribunal de las Aguas ogni giovedì alle ore 12 si riunisce per regolare rapidamente le controversie tra gli utilizzatori dei canali d’irrigazione della huerta valenciana.


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