Spagna. Le anime di Valencia

Nella cerchia del centro si trovano anche i musei più importanti, dal Museo della Ceramica, ospitato nel Palacio del Marqués de Dos Aguas, in stile rococò, all’ Instituto Valenciano de Arte Moderno (IVAM), un’eccellenza nel panorama dell’arte contemporanea spagnola, al Museo de Bellas Artes San Pío V, con opere dei maggiori pittori classici iberici, tra cui Velázquez  ed El Greco. Fin da tempi antichi la città è stata un centro di commercio fiorente e sviluppato, uno dei più importanti del Mediterraneo. Ne è testimonianza la Lonja de la Seda, elegante edificio gotico eretto alla fine del ‘400, oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO, sito in Plaza del Mercado. Qui avvenivano le transazioni, si aprivano crediti e si stabilivano i prezzi della seta, il prodotto  più apprezzato e richiesto fra le merci orientali. Ora traversando la calle basta seguire il cicaleccio di signore con sporte e carrellini per un salto d’epoca, entrando nel magnifico  Mercado Central, altro capolavoro modernista iniziato nel 1914, costruito in ferro, vetro e azulejos  per sfruttare quanto più possibile la luce naturale. Il mercato attuale sostituì il quasi coevo  Mercado de Colòn, trasformato in originale paseo con un caffè e piccole tiendas. Del “Central” colpiscono la  grande cupola e le file  di bancarelle con il meglio della produzione di terra e di mare. Frutta e verdura,  jamon serrano e insaccati,  molluschi, pesce fresco e sotto sale, spezie di ogni latitudine, pane fragrante, e ben due rivenditori di lumache danno  un’idea della varietà e della ricchezza della cucina valenciana.  Uscendo non pochi approfittano dei bar della piccola e fascinosa Plaza de En Gall per una caña, la birra alla spina, ascoltando qualche suonatore ambulante in cerca di fortuna. Questo è uno dei posti giusti per percepire l’anima popolare di Valencia,  quella orgogliosamente ancorata alla lingua madre e che esplode ogni anno durante la storica fiesta de Las Fallas, dal 15 al 19 marzo: la città internazionale e sofisticata del design e delle avanguardie architettoniche regredisce ad una bolgia crepitante  organizzata attorno alle rappresentazioni allegoriche di cartapesta disseminate nelle piazze, che vengono infine bruciate durante la spettacolare Cremà.


Le fallas sono in realtà una sorta di associazioni cittadine, di origine molto antica, che riuniscono gli abitanti di una gruppo di case, paragonabile ad una contrada, con lo scopo principale di divertirsi, fare aggregazione e preparare carri allegorici e pupazzi satirici che spesso sfiorano l’arte.
Chi cerca divertimento trova diverse occasioni nei quartieri del Carmen e dell’emergente Ruzafa, molto frequentati la sera da una folla cosmopolita di giovani. Lo shopping vede due poli interessanti lungo la Calle del Poeta Querol e nella inconfondibile Plaza Redonda (detta el clot, cioè il buco) con tettoia in legno e botteghe artigiane. Gran parte del centro è zona pedonale e ad ogni angolo offre  ristorantini, bar di tapas, tabernas, e locali all’aperto dove pranzare e cenare  o sfiziarsi, avendo cura di non trascurare le tradizionali orchaterias, in cui si dispensa la bevanda ricavata dal piccolo tubercolo Cyperus esculentus, detto chufa in castigliano e xùfa in valenciano, dalle elevate proprietà nutrizionali. Inventata dagli arabi, l’orchata de chufa è un gradevole latticello da consumare fresco, magari intingendo un farton, delicatissima brioche a forma di sfilatino. A proposito di tradizioni gastronomiche, quando si tratta di paella vista l’offerta la scelta del miglior locale si fa difficile. Alcuni buongustai prediligono il lungomare,  per l’atmosfera anni ’50,  molto trendy. L’effige del nostro vecchio Ernest, assiduo frequentatore del l’arcifamoso ristorante La Pepica, riappare accanto a celebri matador e famiglie reali. Per qualunque tavola si decida è bene però ricordare che l’autentica ricetta valenciana non prevede ne pesce ne molluschi.

Oltre la zona centrale e del litorale, i luoghi di maggiore attrazione di Valencia sono senza dubbio:


la Ciudad de las Artes y las Ciencias e il Bioparc. Nella Ciudad, ogni giorno grande afflusso di visitatori al  Museo de las Ciencias Principe Felipe, dedicato alla ricerca, alla tecnologia e al cittadino. Installazioni interattive stimolano grandi e piccini alla conoscenza, secondo l’enunciato categorico “proibito non toccare, non pensare, non sentire”. Tutti devono aprirsi all’esperienza: dalla trasformazione in super eroe, alla guida di un modulo spaziale, fino alla scoperta dei primi momenti di vita di un pulcino che esce dall’uovo. Imperdibile anche l’avveniristico Oceanogràfic, che propone i principali ecosistemi marini del pianeta e ospita oltre 500 specie animali, alcune  rare, come i candidi beluga. Davvero originale il ristorante sottomarino, per cenare  in uno scenario degno di “Ventimila leghe sotto i mari”. Il Bioparc è ricavato in una vasta area presso la deviazione del rio Turia. Sono stati riprodotti diversi ambienti africani, dove gli animali possono muoversi con spazi adeguati in un habitat confacente. Grande successo fra i bambini per i suricati e i lemuri, identificati nei più divertenti e simpatici personaggi dei recenti film d’animazione.

Rassegnato sul fatto che il mio ritorno avverrà attraverso un banale, ancorché modernissimo, aeroporto, voglio scegliere un’ultima immagine fra le tante offerte dalla città. Il compito non è semplice. Dovrebbe  descrivere l’inestricabile intreccio di tradizione e modernità che anima Valencia e ne fa un luogo speciale. Potrebbe essere allora uno dei gioielli di Vicente Gracia, riconosciuto da Vogue fra i nuovi talenti della creatività orafa europea: influssi d’Oriente, richiami all’estetica moresca, influenze espressioniste, simbolismi arcaici assemblati in oggetti unici accostando in modo inedito e gioioso pietre e metalli. Terra, cielo e mare: incanto del  País Valencià.


Testo e foto di Gianfranco Podestà


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