A Liegi cercando Simenon

PONT DES ARCHES

Liegi è figlia del fiume, una città fatta di ponti. Il più antico è questo che fu anche il protagonista dell’omonimo romanzo di Simenon, scritto a 16 anni quando ancora abitava a Liegi. Il Pont des Arches ha il suo fascino come grande passaggio dal centro a Otremouse, cioè Oltremosa, il quartiere oltre la Mosa dove visse gran parte della vita di bambino e giovane adulto lo scrittore. Ma questo, e tutti gli altri vecchi ponti di quella Liegi che fu gran porto fluviale, sono scomparsi sotto il fuoco delle bombe tedesche tra il ’44 e il ’45. La Mosa è grande, imponente, ma non emoziona costretta tra lungofiumi in cemento e snaturata da uno skyline di modesti grattacieli anni ’60-’70. La ricostruzione non è stata eccelsa, va detto. Solo la collina verde alle spalle del ponte, accorda un tocco più gentile. Qui sotto, ogni domenica, sulla rive gauche, si tiene il gran mercatone de La Batte. Una festa popolare dove la gran parte dei venditori è di origine italiana. Oltre al Pont des Arches, via principale per passare al centro, vi è anche la Passerelle, un ponte più piccolo che Simenon ricorda spesso: ‘La Passerelle, così viene chiamato l’ampio ponte di legno situato quasi a metà strada fra il Pont Neuf e il Pont des Arches, frontiera tra i sobborghi e il centro. E’ più breve, più familiare. La Passerelle è un po’ proprietà degli abitanti di Oltremosa, il ponte che si traversa senza cappello per sbrigare una commissione di pochi minuti.’. Oggi la Passerelle non è più di legno, ma ancora conserva un’aria più casalinga e semplice rispetto al grandioso Pont des Arches.

L’AVVENTURA DI OTREMOUSE

Oltremosa è un’altra cosa. E’ leggiadro, fatto di piccole strade quiete, popolare ma ben tenuto, memore di un proletariato storico e dignitoso. Incredibilmente non è diventato un luogo modaiolo mentre potrebbe essere un quartiere latino in miniatura. In verità è come un piccolo universo, un’isola sul fiume e nella città. Corre un’aria antica che si è mantenuta autentica. Tutte le strade son fatte di teorie di piccoli edifici fine ‘800 chiaramente costruiti per il proletariato della rivoluzione industriale. Come diceva Simenon, Otremouse è un ‘quartiere abitato da piccola gente, un mondo di verità’. Otremouse impregna tutta la vita del giovane Georges che si trasferisce con la famiglia in Rue Pasteur 25, oggi Rue Georges Simenon, nel 1905. La loro casa è la prima di Rue Pasteur, dietro l’angolo di Rue de l’Enseignement. Henriette, la madre, spinge la carrozzina con dentro il piccolo Georges ‘sui larghi marciapiedi dalle lastre regolari, verso Place du Congrès’. Sempre in Place du Congrès, Henriette e l’amica Julie, fanno giocare i bambini. Sono proprio di fronte a Rue Pasteur e si voltano di tanto in tanto a vedere che nessuno suoni alle loro porte, racconterà Simenon in Pedigree. La casa è più agevole di quella di Rue Leopold, con due grandi locali areati e luminosi. Ma Henriette, anima perennemente scontenta, insiste e trama per cambiare di nuovo casa. E’ il 1911 quando la famiglia Simenon passa in Rue de la Loi 53, pochi passi più in là, sempre Otremouse. Dirà Simenon in Pedigree che questa in Rue de la Loi è: ’la casa nuova., la casa silenziosa, nella via dove non passa mai nessuno, davanti al muro rosso della scuola dei Fratelli’, l’Istituto gestito da religiosi che il giovane Georges frequenta. E’ il beniamino di fratel Médard, l’unico allievo che alle 10, alla ricreazione, può traversare la strada ed entrare dall’uscio accostato di casa per bere il bicchiere di birra con un uovo sbattuto dentro.

E’ pronto su un gradino della scala, sua madre lo saluta dall’interno. Rue Jean d’Otremouse è perpendicolare a Rue de la Loi. Al 57 c’è la Scuola Materna di Notre Dame dove nel 1908, il piccolo Georges imparerà a scrivere grazie alla ‘dolce suor Adonie’ In Rue de la Loi vivranno 6 anni condividendo la casa con numerosi pensionanti, tutti studenti squattrinati dell’est Europa. Place du Congres è il crociccio di tutte le strade del circondario. In questa aiuola Georges si vede con gli amici, si sdraia sull’erba a guardare le stelle, ha 12 anni. Adesso c’è un busto in bronzo che lo ricorda. Rue de la Loi ritorna anche ne ‘La ballerina del Gai-Moulin’. Il protagonista, un alter ego di Simenon torna a casa in Rue de la Loi, per l’appunto. Case a un piano. Al primo piano le camere dei pensionanti. Il padre, personaggio identico a Desirèee, suo padre in carne ed ossa, gli ha lasciato un biglietto gentile ed il cibo nella credenza. A Otremouse è anche la casa materna di Desirée, in Rue Puits-en-Sock. In questa via dove ogni casa ha un’insegna che racconta il negozio, c’è la cappelleria dei Mamelin, il negozio del nonno, rappresentata da un cilindro rosso vivo. Oggi resta solo una targa commemorativa e della cappelleria nessuna traccia. Rue Puits-en-Socks, e nelle viuzze vicine ‘dove si passa solo quando si ha fretta, per far più presto, non si vedono che bimbette sudicie che giocano per la strada’, dirà in Pedigree. Questo quartiere miserabile con Rue Roture e dintorni, è oggi la parte più pittoresca della zona, fitta di locali, ristoranti, bar che si susseguono nelle viuzze oggi restaurate e ripulite. Ma Otremouse è tutta un monumento a Simenon.

Oltre Place du Congres, si trova la Cappella dell’antico Ospedale Baviere. Qui morì sua madre nel 1970 e qui, piccino, ad appena 5 anni , veniva a fare il chierichetto ricordando il terrore nelle mattine d’inverno ad attraversare i lunghi corridoi bui. E dove Otremouse confina con la Mosa, si incontra il quartiere di Saint-Pholien e l’omonima chiesa, un quartiere delizioso che ha il sapore di un piccolo villaggio. Qui è ambientato il primo Maigret , ‘L’impiccato di Saint-Pholien’. La vicenda affonda nella biografia di Simenon che da ragazzo frequentava una combriccola di giovani sbandati detta ‘La Caque’. Pittori, scultori, scrittori, sognatori, perdigiorno, si incontravano in una stanza in fondo ad un cortile in Rue des Ècoliers al 13. Bevevano, recitavano poesie, tiravano l’alba. Uno di questi artisti, un pittore di nome Joseph Kleine, venne trovato impiccato sotto il gran portale neo-gotico della chiesa. Nel romanzo Kleine diventa il piccolo Klein di cui Maigret scopre l’assassino. Dietro l’abside di Saint-Pholien, cè ancora il portoncino al 13 di rue des Ècoliers. E’ una casa privata, ma mettendosi in attesa, qualcuno esce. E si può allora entrare, percorrere il piccolo corridoio buio e uscire sul fondo dove era la sede de ‘La Caque’. Tutto in rovina e stretto tra vecchie mura, ma si sente un brivido e ci si sente vicini, tanto vicini a Georges, ‘il fanciullo d’Otremouse’.

Testo di Lucia Giglio | Foto di Eugenio Bersani

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