Carnevale Ladino in Val di Fassa: maschere e tradizione

La Val di Fassa celebra il Carnevale Ladino di Alba e Penìa, una festa dalle origini antiche capace di rievocare la magia della tradizione dei riti stagionali delle Dolomiti.

Il Carnevale Ladino si festeggia a partire dal 17 gennaio al 12 febbraio: viene celebrato in Val di Fassa e nel Trentino Nord-Orientale, in particolare ad Alba di Canazèi e Penia. Il giorno dedicato a Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio, segna l’inizio delle celebrazioni, che proseguono fino al Martedì Grasso, 12 febbraio 2013, gettando tutta la valle nel fermento delle sfilate e dei carri allegorici: una festa di piazza in cui l’aria si riempie di voci e il teatro prende per mano abitanti e viaggiatori.
I nastri colorati del Bufon e del Laché affondano nel rituale delle maschere in legno, le cui origini si fondono con i momenti della vita contadina di un tempo, quando il carnevale in valle guardava con speranza al disgelo invogliando l’arrivo delle gemme primaverili tra schiamazzi e i colori carnevaleschi.
Chi prende parte alla festa indossa le Facères, tipiche maschere in legno in cirmolo realizzate dagli artigiani della zona: il Bufòn, con il suo grande naso e il cappello a cono, è un abile narratore di scherzi e storielle ed è uno dei protagonisti principali del Carnevale Ladino insieme al Laché, che apre il corteo, mentre i Marascòns agitano i campanacci in bronzo annunciando il loro arrivo.

La Valle di Fassa risuona delle voci di queste antiche maschere, che si inseguono lungo le vie del paese in un rumoroso corteo. Le Mascherèdes, pezzi teatrali di genere burlesco, muovono il sipario della notte tra i brindisi delle osterie e il rito, ancora una volta, vive di echi lontani.
Intrise di cultura austriaca, le Dolomiti hanno intrecciato la loro storia con l’Impero Austro-Ungarico per lungo tempo: influenze tirolesi danno vita all’intera vita sociale, dai costumi, che un tempo venivano realizzati dalla sarta del paese, alla cucina, ricca di zuppe, stuzzicanti canederli, polenta e spezzatini da gustare davanti al focolare nelle notti fredde, quando l’inverno crepa i vetri delle finestre con unghiate di ghiaccio.

Se a Moena gli Arlèchins dai pantaloni colorati e il volto coperto dal velo bianco rincorrono i bambini, a Soraga, Pozza e Vigo di Fassa è l’Om dal bosch, l’uomo del bosco, a incarnare lo spavento e la paura ancestrale che selvaggiamente lega l’uomo all’ignoto del notturno.
Ogni anno il Carnevale Ladino celebra il positivo e il negativo della vita in una danza dell’esistenza capace di accendere la notte e intrecciare alba e stelle, inverno e primavera, Bene e Male. E nel frattempo gli inquietanti Lonc, i cui teli candidi nascondono gli uomini resi altissimi dai trampolini, appaiono all’imbrunire, quando i bambini corrono verso il tramonto e a casa il fuoco del camino attende le famiglie in fuga dalla notte invernale.

Maddalena De Bernardi

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