Mostre a Lisbona. Il mare su tela

Fino al 27 gennaio 2013 a Lisbona in mostra alla Fundação Calouste Gulbenkian oltre cento dipinti sulla storia del mare.


Il Portogallo è il mare. La sua storia sa di onde, venti, antichi velieri. Lisbona, con le sue colline che scendono verso il Tago, spalanca, poco più in là, fra bianche architetture manueline, le sue braccia all’Oceano Atlantico. Qui, dove finisce l’Europa, s’apre, con i suoi sogni di terre lontane, l’Oltremare. Il mare e i sentieri di luce della luna, gli uccelli marini, le barche, i tramonti, i bagni di mare, i pescatori, i porti, i velieri, Venere tra le onde, Lepanto con le sue croci cristiane e le mezzelune turche, i ghiacci, le scogliere, i naufragi e il mare d’inverno, il Bucintoro del Doge, i bianchi alberghi con bandiere sventolanti fra gazebo e trionfi di vimini, la sirena dal corpo d’avorio e la chioma rosso fuoco, è il mare di tela della mostra As Idades do Mar organizzata dalla Fundação Calouste Gulbenkian di Lisbona, omaggio al mare, simbolo del Portogallo, nella storia della civiltà.

Qui più di cento opere provenienti da collezioni portoghesi, nonché straniere, fra cui italiane, si potranno ammirare fino al 27 gennaio nella Galeria de Exposições Temporárias. La mostra, con opere di Turner, Friedrich, Ingres, Guardi, Bocklin, Constable, Monet, Klee, Dufy, De Chirico, Manet, Lorren, Courbet, Boudin, Signac, Fattori, Sorolla, Hopper, Van Goyen, Henrique Pousão, Amadeo de Souza-Cardoso, Maria Helena Vieira da Silva e Menez, Sousa Lopes, Noronha da Costa, António Carneiro, João Vaz e altri ancora, è stata curata da João Castel-Branco Pereira, direttore del Museu Calouste Gulbenkian, dove si conservano le collezioni d’arte di Calouste Sarkis Gulbenkian, petroliere, filantropo e collezionista di origine armena, nato in Turchia nel 1869.

Le opere in mostra sono state riunite in sei nuclei, età dei miti, del potere, del lavoro, delle tempeste, dell’effimero, dell’infinito. L’età dei miti, quella del mare della mitologia classica, degli dei e degli eroi di Omero, Virgilio, Ovidio, di Venere e Nettuno, di Anfitrite e delle Nereidi, di sirene e tritoni, ma anche del mare della Bibbia e dei miracoli dei santi. L’età del potere, quella del mare teatro di battaglia, dei viaggi transoceanici, delle grandi flotte simbolo del potere economico e della potenza navale delle nazioni marittime. L’età del lavoro, quella del mare come fonte di guadagno, dei villaggi dei pescatori, dei trasporti e dei commerci, dei porti catramosi e salmastri brulicanti di merci e persone. L’età delle tempeste, quella del mare in burrasca, dei naufragi e della lotta dell’uomo contro le forze della Natura. L’età dell’effimero, quella del mare come piacere, dei viaggiatori che dal Settecento attraverseranno l’Europa desiderosi di godere della ricchezza artistica di luoghi pittoreschi, del mare del Novecento, dei lidi d’élite, degli alberghi lussuosi, dei paesaggi da sogno. L’età dell’infinito, quella del mare come fuga, della nostalgia delle antiche civiltà del Mediterraneo, del mare come eternità.

Testo di Stefania Elena Carnemolla

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