Panama. Towers e indios: il futuro ha radici antiche

Dove regnano i Kuna

L’arcipelago di San Blas è formato da 365 isole e cayos spettacolari circondati dal reef caraibico, ed insieme ad un tratto costiero fa parte del territorio autonomo (Comarca) Kuna Yala. Per questi indios il rispetto dell’ambiente è normale regola di vita, così l’arcipelago è rimasto esattamente quello di duecento anni fa, quando  i Kuna decisero di colonizzarlo costruendo pochi villaggi di capanne, vivendo di pesca e piccoli commerci. Visitando San Blas si può davvero immaginare ciò che Cristoforo Colombo deve aver provato nell’avvistare le prime terre del Nuovo Mondo,  splendidi atolli deserti adagiati in un mare trasparente, spiagge candide circondate da una vegetazione rigogliosa e omaggiate dalla marea con magnifiche conchiglie. Quella dei Kuna è una società matriarcale, e le donne perpetuano tradizioni e cultura: i loro abiti, gioielli, ornamenti sono il riflesso del benessere familiare. Molto apprezzate sono le molas, coloratissimi panni ricamati con disegni fantastici,  fra i più sofisticati manufatti dell’America Latina. Ma tradizioni a parte, i Kuna lentamente hanno iniziato a scoprire il turismo realizzando qualche piccola struttura sulla costa e sulle isole per accogliere i wages, gli ospiti. Ce ne sono a Green Island, Cayo Holandés,presso il pueblo di Rio Sidra, o nell’incanto dell’isola di Kuanidup; altri sorgono a Chichimè, cui si accede attraverso il passaggio Eden, un nome che non richiede commenti o a El Porvenir, l’isola più conosciuta dell’arcipelago e una delle più frequentate. Noi ci siamo spinti fino a  Playon Chico, uno degli ultimi avamposti prima della Colombia. Qui I Kuna vivono vendendo a poco, ma soprattutto barattando cocchi contro zucchero colombiano, con un po’ di turismo, pesca  e orticoltura. Ci si  arriva in barca o con piccoli aerei.   La scuola del villaggio è proprio vicino alla pista  e ad ogni decollo o atterraggio per gli alunni è una festa. Oltre il ponte l’isola e l’abitato di capanne e qualche casa in muratura, dove si svolge tutta la vita.  Scopriamo il municipio, sede delle assemblee decisionali della comunità, con  il sindaco ad accogliere i cittadini placidamente disteso su un’amaca.  Nelle case di legno e paglia,  gli indios salutano dignitosi e cordiali, circondati da tanti bambini, puliti e sorridenti.

La montagna dell’India dormida Rientro con un volo breve ma molto emozionante, che regala la visione onirica degli atolli incastonati nell’oceano, per essere di nuovo a Panama  City  e guadagnare la Panamericana in direzione sud, verso il Pacifico. L’agglomerato di  Valle de Anton, zona ricca di verdeggianti colline e rocce di origine vulcanica, è l’unico villaggio al mondo situato proprio al centro di un cratere. A 600 metri sul livello del mare dove il clima è fresco e gradevole tutto l’anno e la flora lussureggiante, la silhouette della montagna che pare un’India dormida sovrasta l’intera vallata.  Per chi ama il trekking, la zip-line, le sfide alpinistiche, questo è il posto giusto. Da non perdere  “El Nispero” (zoo e giardino botanico) il centro di conservazione della piccolissima e rara rana d’oro. Il volto giovane di Panama, Bocas del Toro

Per l’ultima meta del nostro viaggio siamo ancora all’aeroporto di Albrook.   Sorvoliamo la costa caraibica ed ecco  Isla Colon, nell’arcipelago di Bocas del Toro. L’Isla è un posto decontractè, frequentato principalmente da giovani e giovanissimi che vengono per surfare e godere di un mare fantastico. Alla sera  si ritrovano in locali sull’acqua a ballare, chiacchierare, bere una cerveza o un cocktail accompagnati da saporito street food. Oltre agli ostelli per surfisti cosmopoliti ci sono anche hotel e resort di ottimo livello,  abitanti cordiali e amichevoli e cibo delizioso. Le attività comprendono sport da onda, snorkeling in acque trasparenti oltre ogni immaginazione,  kayak, pesca,  canoa, immersioni, escursioni in scooter o  bicicletta. Con una lancia si raggiungono i cayos e le spiagge più affascinanti, come Boca del Drago, Star Beach, Red Frog Beach (habitat di una  piccola e famosa rana rossa, pare velenosa anche se i bimbi noncuranti ce le mostrano in mano), Long Beach e Coral Cay, che   nasconde un piccolissimo delizioso resort e un ristorantino su palafitte.   Alle  Zapatillas c’è una riserva per la conservazione delle tartarughe verdi, mentre a Isla Cristobal abita la comunità india dei  Ngobe. Un villaggio fermo nel tempo fatto di case di legno, campi coltivati, un paio di piccoli spacci dove si trova un po’ di tutto. Un posto tranquillo e accogliente, dove la vita scorre seguendo ritmi lenti, tanto che ci si sposta  solo in barca, scivolando tra le mangrovie. A Colon sotto una pioggia torrenziale, arrancando nel fango in un caldo umido soffocante arriviamo alla piantagione di cacao di Oreba, circondata da alberi secolari altissimi.  Quando all’improvviso spunta il sole i colori dipinti sul manto vegetale ci ripagano abbondantemente di ogni fatica. E ridiscesi al centro di produzione, l’accoglienza è strepitosa e inaspettata: pollo ruspante accompagnato da una sorta di spinaci e patate viola. Tutto buonissimo, come il cacao, prodotto alla maniera antica e lavorato con tecniche tradizionali.  Adiós  Panamà dalla doppia anima, conservati sempre così.

Testo Teresa Scacchi  |  Foto Eugenio Bersani

Sfoglia il magazine –  Vai alla photogallery –  Vai alle info utili

STYLE CSS VIDEO