Panama. Towers e indios: il futuro ha radici antiche


Atolli, suggestioni  coloniali, modernissimi skyline, foreste e montagne e il famoso Canale. Tutto da scoprire a cominciare dalla capitale, vivace  e cosmopolita circondata da  bellissimi parchi naturali, passando  all’interno sorprendente e agli straordinari arcipelaghi caraibici, come San Blas e Bocas del Toro. Panama o Panamà come la chiamano i locali, è di fatto una sottile striscia che divide  due grandi oceani . Qui nell’800 si è deciso di tagliare una fetta di terra per agevolare i traffici marittimi. Un’opera mastodontica che ha cambiato il volto del Paese e le sue aspettative. Dal 1999 il Canale è passato al governo panamense, e al mio ritorno, dopo 11 anni, mi sono ritrovata in una Panama City con uno sky line profondamente mutato, disegnato da torri fra le più alte del centro America, come la Trump Tower, simbolo di uno sviluppo che corre e attira molti stranieri, allettati dalle opportunità ma anche dalla qualità della vita, pur sempre d’impronta caribeña. In un territorio di poco più di 75 mila chilometri quadrati s’incontra una grande varietà di climi e paesaggi, spiagge bellissime e una natura rigogliosa, dove convivono differenti etnie. Considerando il buon livello di sicurezza, tutti gli ingredienti giusti per proporsi come meta turistica del futuro. In più, grazie agli introiti del Canale, il Governo ha finalmente la possibilità di intervenire sia sul piano urbanistico che sociale, rafforzando le aree tutelate, migliorando i trasporti e le strutture di accoglienza. Scoprire Panama City

Alcuni giorni bastano per scoprire la città di Panama, estendendo la visita al vicino Parco Nazionale di Chagres per un primo incontro con le tribù locali, che nel Paese sono riunite  in ben  cinque gruppi etnici autoctoni, più gli ispano-indigeni che si potrebbero definire prudentemente la cultura panamense. Il cuore antico della città è il famoso Casco Viejo, dichiarato Patrimonio Unesco. Il quartiere dei bohémiens ha ormai perso la sua forte impronta popolare per trasformarsi in una zona tranquilla e di lusso, con le tipiche vie confluenti al lungo mare su cui  affacciano case ed edifici coloniali di epoche  diverse dai  colori pastello, molti in ristrutturazione. Accanto ai palazzi coloniali si trovano architetture neoclassiche e Art Nouveau, come il Teatro Nacional, e la sede del Museo Interoceanico, che ospita fino a marzo 2013 una mostra con opere di Paul Gauguin. La  Cattedrale è stata costruita con materiale proveniente dalla Chiesa de la Merced di Panamà Vieja,  mentre la Chiesa di San José è famosa per lo splendido altare d’oro del XVII secolo. Sul promontorio sorge Plaza de Francia, ornata dall’obelisco in onore di Ferdinand de Lesseps e degli ingegneri francesi che per primi lavorarono al canale, e dal bell’edificio coloniale dell’ambasciata francese.  Da qui si gode la vista più bella di Punta Paitilla con il profilo avveniristico della moderna Panamà, la city sorta dal nulla negli anni Settanta che oggi nelle sue architetture di vetro e acciaio accoglie gli uffici delle centinaia di banche e società internazionali i cui affari ruotano attorno alle lucrose attività legate al Canale di Panama. La Star è il canale

Ed è lui in fondo la vera star,  opera d’ingegno assoluto di cui l’umanità può andar fiera, considerando, giusto per dare qualche numero, lo scavo di 81 km, a neutralizzare  27 metri di dislivello, realizzato in soli 13 anni, aperto nel 1914. Le Chiuse di Miraflores, poco fuori dal perimetro urbano e quelle di Gatùn, l’ultima barriera prima dell’Atlantico. rappresentano i punti privilegiati per assistere comodamente al passaggio delle navi, ammirando il meccanismo delle barriere mobili che consentono  di scavallare dall’Oceano Pacifico al Mar dei Caraibi e viceversa. Il traffico marittimo ha fatto di Panama uno dei punti nevralgici del commercio internazionale, ma gli effetti si sono sentiti per lo più nella capitale, mentre il resto  del Paese continua a vivere nella tradizione, difesa con caparbietà e  fierezza delle diverse tribù indigene.  Queste popolazioni godono di rispetto ed autonomia e spesso i loro territori sono autentici paradisi di semplicità, pace e natura.  Con un volo di appena 30 minuti si raggiunge  il “regno” dei Kuna Yala, un angolo di Caribe assolutamente intatto.

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