Thailandia. Elefanti che passione!


E’ di pochi giorni fa il sequestro a Mombasa (Kenya) di una grande quantità di zanne di elefanti per 1,2 milioni di US$ per ottenere le quali sono stati uccisi a colpi di kalashnikov 250 esemplari. Segue quello avvenuto solo 2 settimane prima a Hong Kong di una tonnellata di zanne per 1,4 milioni di US$ . La destinazione è sempre la stessa: Giappone, Cina e Medioriente, Paesi in cui viene impegnato come ornamento o in medicina tradizionale. Quella contro il bracconaggio è una lotta dura, soprattutto quando da un lato aumenta la richiesta e dall’altro la crisi economica depaupera le risorse locali. Eppure c’è chi ha scelto una strada diversa. In Thailandia, per esempio, gli  elefanti sono una risorsa da vivi più che da morti,  tutt’ora utilizzati sia nei lavori nelle foreste, quali trattori assai più agili e meno inquinanti, che per  accompagnare i turisti in passeggiate nella jungla, osservata da un insolito punto di vista. Come nel Mae Kok Elephant Camp nella provincia di Chiang Rai, sulle rive del fiume omonimo, o nel  Chiang Dao Elephant Camp, sulla strada Chiang Mai – Fang. O come gli elefanti di Krungching, allevati per lavorare e per portare i visitatori nella foresta pluviale del Khao Luang National Park. I Karen, minoranza etnica, gestiscono nel distretto di Umphang  (provincia di Tak) l’Umphang Elephant Camp e nel distretto di Sangkhlaburi, al confine tra Thailandia e Myanmar, una quarantina di elefanti, che utilizzano per lavoro e per il trasporto di turisti nei trekking. Nell’Elephant Village a Ban Ta Klang, distretto di Tha Tum, ogni famiglia Khmer possiede almeno un elefante, catturato allo stato brado e sono ancora in uso alcune antichissime cerimonie che hanno come protagonisti i pachidermi.  L’Elephant Conservation Center, che si trova a Ban Tung Kwian sulla strada Lampang – Lamphun,  è un ospedale e un centro di formazione per gli elefanti che li aiuta a migliorare e incrementare resistenza e forza per lavorare nei boschi.Decisamente più turistici l’Ayutthaya Elephant Camp, vicino al Wat Mongkolbopit ad Ayutthaya e gli elefanti di Phuket, utilizzati principalmente per portare a spasso i turisti nelle piantagioni di gomma, per un’interessante eco-avventura lontana dalle solite spiagge. Sempre a Phuket nei primi 9 giorni del nono mese lunate (l’anno scorso fine ottobre) si svolge il Vegetarian Festival.  Durante questi giorni gli abitanti di Phuket consumano solamente frutta e verdura per purificarsi e attrarre la buona sorte. Questa manifestazione popolare presenta momenti di grande intensità e partecipazione, non solo per le processioni variopinte ma anche per alcune pratiche particolari, come camminare sui carboni ardenti e trafiggersi la pelle con punte acuminate, a cui si sottopongono i devoti. La tradizione vuole che, per tutta la durata dell’evento, si rispettino alcune regole: un’attenta igiene del corpo, solo abiti bianchi, niente carne e pesce, astensione dai rapporti sessuali e dal consumo di bevande alcoliche. Non siete abituati a tanto ascetismo? Guardate la situazione da un altro punto di vista: forse è il rimedio giusto dopo le tante notti brave sull’isola a base di ristoranti, discoteche e  night club.


Testo Federico Klausner  |  Foto web

Caro lettore,

Latitudes è una testata indipendente, gratis e accessibile a tutti. Ogni giorno produciamo articoli e foto di qualità perché crediamo nel giornalismo come missione. La nostra è una voce libera, ma la scelta di non avere un editore forte cui dare conto comporta che i nostri proventi siano solo quelli della pubblicità, oggi in gravissima crisi. Per questo motivo ti chiediamo di supportarci, con una piccola donazione a partire da 1 euro.

Il tuo gesto ci permetterà di continuare a fare il nostro lavoro con la professionalità che ci ha sempre contraddistinto. E con lo stesso coraggio che ormai da 10 anni ci rende orgogliosi di quello facciamo. Grazie.