Via dall'Italia? Le nuove rotte degli italiani in fuga


Mai quanto di questi tempi nel popolo italiano, inflazionato da una crisi sempre più nera e le tonalità altrettanto plumbee del pessimismo dilagante, serpeggia la voglia di partire, sintomo inquieto di una caccia verso una nuova alba. Fra mormorii di eterno scontento e orizzonti stropicciati, dimenticati in un cassetto di sogni di cui abbiamo perso la chiave, qualcuno la valigia l’ha preparata sul serio: uno studio, analizzando oltre 100milioni di account Yahoo nel mondo, ha fotografato le rotte degli italiani in fuga.

Un gruppo interdisciplinare composto da tre esperti in demografia, informatica e sociologia, rispettivamente Emilio Zagheni, Ingmar Weber e Bogdan State, ha presentato la ricerca presso l’International Conference on Web Search and Data Mining, evidenziando una mappa degli spostamenti tracciati tra 2011 e 2012 dai viaggiatori italiani che hanno soggiornato all’estero per un periodo superiore a tre mesi.

Dove puntano la bussola gli italiani in fuga? Ai primi tre posti spiccano Regno Unito, Spagna, Germania. Se da svariati anni Londra attira per l’abbondanza di lavoro e una logica meritocratica che in Italia è spesso evanescente miraggio, la Spagna è gettonata per la vicinanza a uno stile di vita che percepiamo piacevolmente simile al nostro, sebbene le condizioni economiche, giurano i neo-migranti, si facciano dure anche da quelle parti. Ottime prospettive in Germania, ricca di offerte professionali e già solcata dai nonni di un tempo: oggi torna con città come Berlino, capace di solleticare la voglia di novità grazie all’esuberanza di un laboratorio culturale incandescente che ferve di creatività, eventi di ogni ogni tipo, potere progettuale. Un sottobosco di idee che qui popolano la vita quotidiana inondandola di stimoli per tutti i gusti.

Quarta meta in ordine di importanza gli Stati Uniti: la terra delle possibilità che al grido «America!» riuscì a trascinare migliaia di italiani dall’altra parte del mappamondo grazie al sogno di un futuro migliore. O forse, semplicemente, la coscienza di un presente schiacciato da troppe ombre.
Dopo decadi di faticose file nella baia di Ellis Island gli spazi sterminati del Paese al di là dell’oceano continuano ad attrarre, nella prospettiva di un impiego redditizio e sistemi universitari fecondi di proposte, allettanti soprattutto per gli affamati ricercatori, in Italia costretti a mercanteggiare con l’anagrafe che segna la soglia dei quarant’anni e il salvadanaio precario come a venti.

L’esperto Emilio Zagheni spiega: «Rispetto alle statistiche ufficiali ci sono alcune novità. La maggiore senz’altro la presenza in questa classifica della Romania». Entrata nell’UE nel 2007, la Romania, al sesto posto tra le nuove rotte migratorie dall’Italia, mostra un PIL in crescita e, insieme a Paesi come il Brasile, settimo posto, e il Venezuela tenta la voglia di fare la valigia con le coordinate di un lavoro più sicuro, possibilità di carriera e il fascino di una vita da riprogrammare in luoghi sconosciuti ma accoglienti. Fra imprese che fuggono e le coraggiose aperture al nuovo da parte di nuovi mercati, l’Asia, tra cui India e Cina, si prospetta ai primi posti delle destinazioni in grado di dialogare con i giovani futuro. Persino già a partire dalle scelte universitarie: da effettuare a Hong Kong, New Delhi, celebre per le tecnologie del web, Seoul, Tokyo.

Chi emigra lo fa per i motivi più svariati: lavori e imprenditori, freelance, giovani e non più giovani, studenti che, dopo qualche tentennamento, preferiscono all’incertezza dell’attesa in una Facoltà a numero chiuso l’intraprendenza di un corso di studi competitivo, giocato, con tanta buona volontà e un pizzico di fortuna, su una lingua straniera da masticare come pane quotidiane per un presente più ricco di scelte. Di opportunità. Di soddisfazione.
Gli italiani riscoprono, anche in virtù della crisi, i piaceri di un viaggio negli angoli sconosciuti di un’Italia da scoprire a un’ora da casa, ma su certe mezze misure proprio non si transige.
C’è voglia di trasparenza, di onestà. Uno spirito di rivalsa che accomuna gli occhi di questi nuovi migranti del XXI secolo allo sguardo stanco, ma ricco di una tenacia che si radica a lacrime di sangue, delle vecchie fotografie in bianco e nero, che ci osservano e forse ispirano.
Esistono valori che non trascorrono con il passare degli anni: indelebili come l’inchiostro dell’azione umana sulla Storia, essi ci ricordano che voler essere e diventare un essere umano rispettabile, parola desueta e bellissima, è, oggi come sempre, il semplice e unico rischio che ogni viaggiatore desidera prendersi in questo difficile viaggio che è la vita. Che è la Storia.

Maddalena De Bernardi © RIPRODUZIONE RISERVATA | Foto web

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