Musica a Napoli: luoghi e sonorità ai piedi del Vesuvio

Vedi Napoli e poi muori” recita un antico proverbio, descrivendo in poche parole la magnificenza di una capitale che non solo conserva testimonianze storiche fondamentali per il mondo intero, ma incarna essa stessa la storia, così come la natura, la cultura e l’arte del Mediterraneo. Tutto qui ha una consistenza diversa, un colore più intenso, un sapore più buono. Questa città non va solo vista ma assaggiata, annusata e soprattutto ascoltata. La musica a Napoli è parte integrante dei paesaggi, delle pareti, delle strade, dei numerosi teatri, delle Ville Vesuviane che puntellano il golfo, di quell’atmosfera che ha ispirato i compositori di ogni epoca.

La tradizione napoletana delle sette note ha una connotazione unica al mondo, che la identifica come un vero e proprio genere musicale, riconosciuto e amato a livello internazionale. Alla canzone napoletana sono stati dedicati diversi musei nel mondo, tra cui si segnalano quello di Tokio e quello italiano di Colvello, in provincia di Potenza, gestito dallo storico napoletano Aldo De Gioia, organizzatore di mostre e manifestazioni anche nel capoluogo partenopeo. Una delle cornici più utilizzate per concerti ed esposizioni sulla musica napoletana è Castel Dell’Ovo, il castello più antico e più suggestivo del golfo, situato tra il quartiere di San Ferdinando e quello di Chiaia, di fronte al rione della Margellina.

Altri luoghi simbolo della cultura musicale popolare partenopea sono il Teatro Trianon, antico buen retiro del Re Sole, e il Gran Caffè Gambrinus, il caffè letterario più prestigioso della capitale. La città di Napoli è un unico grande scenario musicale a cielo aperto, che coinvolge nel suo percorso storico-culturale anche i comuni limitrofi e la celebre Penisola Sorrentina. “Lì dove il mare luccica e tira forte il vento… intonava uno dei più grandi cantautori italiani, ammirando il mare del golfo vesuviano mentre componeva uno dei brani più celebri della tradizione pop italiana. La “vecchia terrazza davanti al golfo di Sorrento” che Lucio Dalla rese immortale attraverso le note di “Caruso”esiste davvero, e si trova proprio nei pressi della capitale partenopea. La balconata più celebre della musica italiana (sulla quale fu realmente composto il brano) appartiene alla suite del Grand Hotel Excelsior Vittoria, un cinque stelle sicuramente accessibile a pochi, ma che condivide con Napoli un’importante pezzo di storia della cultura e della musica italiana.

Di certo l’hotel Vittoria meriterebbe una visita, se non altro perché al suo interno sono conservati svariati cimeli appartenuti al tenore Enrico Caruso (da cui il capolavoro di Dalla prese il nome), tra cui un suo pianoforte, fotografie d’epoca, ritratti e mobili. Il grande tenore Enrico Caruso è uno dei tanti simboli musicali di Napoli e lungo la città si snoda un lungo percorso legato alle tappe più importanti della vita dell’artista: dalla casa di via SS. Giovanni e Paolo 7 in cui nacque nel 1873 al grande Teatro San Carlo, in cui esordì, sino ad arrivare all’hotel Vesuvio di Napoli in cui morì nel 1925. Molti altri luoghi-simbolo si trovano a Sorrento, località in cui trascorse l’ultimo periodo della sua vita, tra la convalescenza dopo una pleurite acuta e la scoperta del tumore alla gola. Proprio in quel periodo Caruso si dedicava a suonare il piano oggi custodito all’hotel Vittoria e a dare lezioni a una ragazza del posto, di cui si innamorò perdutamente.

Il canto d’amore composto molti anni dopo da Lucio Dalla si ispira proprio a questa storia, all’immagine di un grande tenore che, con indicibile sofferenza, si schiarisce la voce e canta un’ultima volta per la sua giovane amata, nonostante tutto.

Testo di Alessandra Narcisi © RIPRODUZIONE RISERVATA | Foto web

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