Caracas: città dei contrasti

L’aereoporto è proprio vicino al mar Caribe ma Caracas, più in alto sui mille metri, quasi pare schiacciata dalla verde montagna del Pico de Avila a 2150 m. Una funivia bellissima sale lassù in cima, dove spesso nuvoloni gonfi e neri sormontano e nascondono la vetta. Si arriva in centro in un’ora, guardando le “chabolas” ; le baraccopoli sulle misere colline (cerros) seguite da splendidi palazzi e da grattacieli nuovi di zecca. Il traffico specie di sera è pazzesco, infernale davvero: il Venezuela galleggia ormai sul petrolio e tutti se ne vanno in auto, praticamente gratis. Le gigantesche “torri” sono state alzate grazie al Petroleos de Venezuela (pdvsa), la principale impresa del paese nazionalizzata, un grandioso edificio lungo un intero boulevard. Caracas, dal nome degli antichi abitanti indios, è la città dei contrasti, degli omicidi efferati, della povertà e della ricchezza sfrontata, degli immigrati europei e della moneta al cambio nero. La città con la casa natale del “libertador” Simon Bolivar e coi centri commerciali più grandi, fastosi e lussuosi del mondo come il Sambil, nei pressi di plaza Altamira.

Quartieri nuovi e vivibili, inframezzati da splendidi e alberati viali, come Chacao, Chacaito, Altamira, la Mercede, sono dotati della metro de Caracas; poi accanto i “cerros”, le luride colline abitate da poveri e da bandidos. Nel favoloso “barrio” della Mercede, lungo il boulevard primario, si nota il fin centro Tolone, il più elegante di tutti situato poco prima dell’hotel Tamanaco. Si possono ammirare e incontrare lì, le donne migliori del Paese, vera risorsa nazionale oltre al petrolio. In alto è situato il piccolo quartiere coloniale di El Hatillo, ricco di negozi stracolmi di souvenir e di piccoli ed invitanti caffè: ma il popolo accaldato predilige i grandiosi e comodi “supermercados”. Oltre alla delinquenza notturna, l’altro problema in loco è di cambiar gli euro o i dollari in svalutati bolivar al nero, dagli ufficiali 4500 ai più veritieri 6500-7000. Fatto questo, è permesso viver da signori e poter comprare tutto ciò che si vuole a metà prezzo rispetto a quanto costa da noi. Naturalmente tutti o quasi cambiano al nero, bisogna però far attenzione. Non è una città Caracas che resta nel cuore, ma per due o tre giorni si fa attraversare piacevolmente. Non fosse altro per il suo incantevole clima da fine maggio primi di giugno, senza farci mai sudare.I venezuelani ingrassati bevono, pure le signore, e non solo i fantastici succhi di mango ma anche gin, rhum e alcoolici vari. Di notte si incontrano meravigliosi locali, di fronte ai quali par proprio di stare ad Hollywood o a Las Vegas, con esplosive ragazze che giungono in auto yankees splendidamente vestite. Me ne andavo sovente a spasso a plaza Altamira o nella sontuosa via Los Palos Grandes, mangiando le ottime “arepas” o i dolci alla maracuya e scrutando le bellissime “chicas”, però troppo spesso rifatte e siliconate. Qui la gente non è molto caliente, troppo latina, è terra di immigrazione ma oltre a italiani, spagnoli e portoghesi, abbondano olandesi e tedeschi. Ricordo con piacere e affetto anche i terminal ricchi d’umanità e di nuovissimi bus, che partono dal centro cittadino per tutte le direzioni. I maggiori sono quello d’Oriente e della Bandera. Non si vive poi male in questa metropoli, un po’ a metà strada come lifestyle, tra il Sudamerica e gli States. Peccato, veramente peccato, per quella maledetta aria condizionata sempre troppo alta.

Testo di Luigi Cardarelli | Foto web

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