Guadalupa, Antille francesi: l’isola caraibica a forma di farfalla


La Désirade
è poco più di un grande scoglio (23 kmq)  a 10 km da Guadalupa. Battuta dai venti atlantici, che ne seccano la terra, nella parte settentrionale è il rifugio di iguane, che coabitano l’isola con gli umani radunati invece lungo le sponde meridionali, dove si trovano meravigliose spiagge come Souffleur. E’ l’isola più autentica e naturale dell’arcipelago, meta di turisti in fuga dalla pazza folla e di sub, che lungo il litorale sud trovano siti di immersione dai fondali selvaggi e incontaminati e pesci di grande taglia. Tra la Désiderade e Marie Galante si trovano Les Ilets de Petite Terre, riserva naturale e micro arcipelago corallino di due sole isole, Terre de Bas et Terre de Haut. Un piccolo paradiso abitato solo da due guardiani e dalle iguane, che si godono in tranquillità le spettacolari spiagge.


Les Saintes
, a circa 15 km dalle coste della Guadalupa, è un altro mini arcipelago di 9 isole di cui due principali e abitate, Terre de Haut e Terre de Bas che misurano insieme 13 kmq e contano 3000 abitanti.

L’arcipelago è famoso per essere stato scoperto da Cristoforo Colombo nel 1493 e, ai giorni nostri,  per la stupenda baia di Anse du Bourg, su Terre de Haut, classificata la terza al mondo per bellezza,  che ricorda Rio de Janeiro con il suo Pan di Zucchero. Terre de Haut accoglie la maggior parte dei turisti con un susseguirsi di piani, colline basse ripide e baie tropicali di sabbia chiara, mentre Terre de Bas presenta rilievi rocciosi che scendono a picco nel mare e pochi punti d’accesso alla costa. Sott’acqua è un paradiso per i sub con siti di immersione tra i più belli di Guadalupa, primo tra tutti Le Sec-Paté, famoso in tutti i Caraibi.


Isole dall’aspetto così differente sono però accomunate dalla loro cultura creola – fusione di elementi europei africani, asiatici e caribici, gli antichi abitanti delle isole scomparsi con la colonizzazione – impronta di chi ne ha segnato la storia:  neri e meticci, discendenti degli schiavi africani, indiani, impiegati nelle piantagioni dopo l’abolizione della schiavitù, béké, discendenti dei primi coloni francesi, libanesi e siriani dediti soprattutto al commercio e metropolitani, i francesi della lontana madrepatria . Questo melting pot di razze diverse ha sviluppato una cultura propria che ha investito i diversi aspetti della vita e resiste alla modernità. Come le credenze che vedono un  mondo immaginario ancora popolato da zombie, diavoli, diavolesse e spiriti vari. Leggende e superstizioni resistono nei gesti quotidiani, nelle ricorrenze religiose e nei riti funebri, sovrapposte alle feste cattoliche come il Natale che è molto sentito. Tradizioni ancora vive sono il combattimento dei galli e il concorso dei buoi da tiro.


Un fattore  aggregante è la cucina creola per la varietà di sapori, profumi e colori, che ripercorre la storia della colonizzazione di Guadalupa.  Le spezie indiane, la forza dei sapori africani, la raffinatezza francese e le tradizioni amerinde hanno dato vita a una cucina originale, dai gusti forti, basata su piatti costituiti generalmente da una sola portata di carne o pesce molto ricca e accompagnata da verdure e riso, anche se ora nei luoghi più turistici  viene reinterpretata come nouvelle-cuisine o cuisine evolutive e affiancata dalla cucina europea, asiatica e americana. Ma lontano dai centri turistici la cucina torna a essere autentica con i suoi colori e profumi di spezie che invadono l’aria  e le bancarelle dei mercati locali: una gioia per gli occhi e il palato. Oltre al bouquet garni, un mazzetto di sapori composto da aglio, cipollotti,  prezzemolo e timo,  si fa largo uso di peperoncino, cannella, noce moscata, cumino, vaniglia e zenzero. In onore del grande navigatore genovese è stato creato il colombo, un mix  di coriandolo, peperoncino, zenzero, cumino, pepe nero e riso tostato, macinati eridotti in una polvere molto simile al curry indiano, usata per piatti di carne o pesce che ne prendono il nome (colombo di poulet, colombo de cabri). Anche i vegetariani non sono costretti al digiuno: il clima simile a quello di una serra offre una varietà incredibile di frutta e verdura in un’esplosione di colori, forme e gusti. Ananas, cocchi, banane di ogni tipo, lime, agrumi, passion fruit, maracuja, manghi, guajaba, legumi, manioca, patata dolce e cristophine sono solo alcuni dei prodotti più diffusi.


A Guadalupa la sera si scioglie nel ritmo di danze che, storicamente, erano i soli mezzi di trasmissione della cultura creola al tempo della schiavitù. Parte importante del patrimonio tradizionale è il Gwo Ka, danza di origine africana scandita dai canti dei lavoratori accompagnati da soli tamburi, anche se oggi qualche strumento occidentale si infiltra per una versione più soft. Se lo Zouk,  simile al lento europeo, lanciato negli anni ’80 dai Kassav è più contaminato con altri ritmi caraibici, più tradizionali sono la Beguine, simile alla rumba, nata negli anni’30 e ripresa negli USA da Cole Porter e, incredibile, la Quadriglia traccia indelebile della colonizzazione europea rivisitata nel caribe.

La notte che cala ha il sapore del ti-punch, il cocktail a base di rhum, lime e sciroppo di zucchero di canna dolce e forte come queste isole. E infatti il rhum ne è uno dei prodotti più apprezzati. In genere per il ti-punch si usa il rhum agricole,  ma la ricetta è variabile: lo si può sostituire con il rhum bianco, più industriale e povero di aroma, lo sciroppo di zucchero con dello zucchero e il lime con altri frutti. E per i puristi che vogliono il bacio della buona notte, la dolcezza arriva in un bicchierino di agricole vieux, rhum ottenuto distillando il solo succo di canna fermentato  e invecchiato per almeno tre anni in piccole botti di rovere.

Testo di Federico Klausner | Foto di Vittorio Sciosia © RIPRODUZIONE RISERVATA

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