San Francisco da vedere: luoghi e suoni della Beat Generation

Carlos Santana l’ha definita l’ ”Atlantide” della musica, un’oasi viva e attiva come poche città al mondo, che da circa quarant’anni continua a scrivere pagine importanti della storia della cultura mondiale. Big bang delle espressioni artistiche beat, terra natìa della Beat Generation, capitale della psichedelica cultura hippie negli anni Sessanta e culla del rock negli anni Settanta, la città di San Francisco, in California, ha sempre avuto un ruolo di rilievo nella storia, soprattutto in quei campi in cui la creatività è fondamentale. Negli anni Novanta, ad esempio, è stata l’epicentro della new economy e della rivoluzione informatica che ancora oggi genera idee innovative e startup d’imprese tecnologiche di vario genere (attualmente la Baia di San Francisco è sede di aziende del calibro di Twitter, Instagram e Bit Torrent). La San Francisco da vedere è una città giovane in tutti i sensi: non vi sono monumenti antichi ma interessanti testimonianze della storia recente del tessuto sociale americano, come pepite d’oro e binari ferroviari (la città era infatti vicina alle grandi miniere d’oro californiane).

Proprio qui nel XIX secolo si stabilì la famiglia di Levi Strauss, che nel 1853 aprì un negozietto per vendere “oggetti utili ai minatori e ai cercatori d’oro”, tra cui dei pantaloni di sua invenzione realizzati in tessuto denim blu, i mitici jeans cinque tasche della Levi’s. Oggi al posto di quel negozietto, al 300 di Post Street, c’è un maxi store di quattro piani interamente dedicato ai jeans di San Francisco più famosi del mondo. La città della Baia è sempre stata teatro di movimenti controcorrente che hanno poi percorso l’intero pianeta. Gli anni Quaranta del Novecento sono stati caratterizzati dall’esplosione della musica jazz, passata dall’essere la valvola di sfogo degli immigrati confinati nei ghetti delle cities, al divenire un genere musicale universale, rappresentativo della parte più vera dell’animo umano. Parallelamente in città si innescò la San Francisco Renaissance, fucina artistica delle nuove avanguardie letterarie statunitensi. Il movimento non si limitava a stabilire i dettami della nuova poesia americana, ma coinvolgeva tutte le arti dello spettacolo in generale, arrivando a definire una vera e propria corrente filosofica che si basava sul forte interesse per le altre culture (in particolar modo quelle asiatiche). Questa rivoluzione socio-culturale sfociò in una nuova sensibilità sociale che caratterizza la Baia ancora oggi, fatta di multiculturalità e contaminazioni sociali e artistiche uniche al mondo.

D una costola intellettuale della Reinassance nacque la Beat Generation, che spianò la strada alla “rivoluzione dell’amore” degli anni Sessanta. Rifiuto delle norme imposte dal sistema, sperimentazione di nuovi stati mentali con le droghe, libertà sessuale, contaminazione con le culture d’Oriente e rifiuto del materialismo sono solo alcuni dei principi-cardine del movimento, che trovò il suo Manifesto ufficiale nel libro “On the road” di Jack Kerouac. Lo scrittore ebbe inoltre il merito di coniare il nome di questa nuova corrente, nato proprio dalla volontà di esprimere la necessità di una “nuova visione”. A testimonianza della rivoluzione culturale consumatasi tra gli anni Cinquanta e i Settanta ci sono oggi svariate testimonianze: il Beat Museum al 540 di Broadway Street e il San Francisco International Poetry Museum al 934 Brannan Street. Merita senz’altro una visita il City Lights Bookstore, storico negozio e publisher indipendente fondato nel 1953 da uno dei maggiori esponenti della beat generation, Lawrence Ferlinghetti, che si trova al 261 della Columbus Avenue at Brodway (North Beach, San Francisco). Al City Lights ancora oggi è legata una Fondazione che si occupa di promuovere l’indipendenza e la diversità letteraria fuori dalle spietate ed avvilenti logiche del mercato (in pieno stile beat).

L’eredità più forte della San Francisco Renaissance è stata raccolta dalla musica, la forma d’arte forse più legata alla poesia. Artisti degli anni Sessanta come Bob Dylan, John Lennon, Slick Grazia (cantante dei celebri Jefferson Airplane, band originaria proprio di San Francisco) e Janis Joplin rimasero profondamente colpiti dal verbo della beat generation e trasposero la ricchezza intellettuale del movimento nella loro musica, dando origine al genere beat, nato in Inghilterra in sinergia con la cultura di San Francisco. La città ha dato i natali a band storiche come i già citati Jefferson Airplane e i Grateful Dead, padri del rock psichedelico che invase gli anni Sessanta e Settanta. A questi gruppi sono intitolate due case (ex residenze delle rispettive band), la Jefferson Airplane’s House, sita al 2400 di Fulton Street, e la Grateful Dead House, al 710 di Ashbury Street. Gli amanti della musica in visita alla città non potranno esimersi dal compiere un vero e proprio pellegrinaggio all’Amoeba Music (in Haight Street al numero 1855), il celebre negozio di dischi considerato uno degli archivi musicali più forniti del mondo. Imperdibile è anche il festival musicale Outside Land Festival, che si tiene ogni anno ad agosto nella splendida cornice del Golden Gate Park.

Visitare San Francisco oggi, significa dunque “vivere” la città, lasciandosi trascinare dalla musica dal vivo presente ad ogni angolo di strada (e tutelata come un vero e proprio patrimonio comune) e dall’atmosfera squisitamente beat che ancora oggi conforma il panorama urbano.

Testo di Alessandra Narcisi © RIPRODUZIONE RISERVATA | Foto web

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