Thailandia: sorriso, successo e semplicità

A volte si incontrano piccoli dettagli che dicono molto più di tante parole, segni lasciati per caso, che raccontano storie di vite e di popoli. Come questo angolo sacro ricreato in uno dei tanti complessi semidistrutti del vecchio Palazzo Reale, nella zona archeologica di Ayutthaya. Un piccolo tempio sostemato al meglio con pochi mezzi, una statuetta di Buddha appoggiata su un vecchio busto rimasto senza testa, che ora ha trovato una nuova dignità. Qualcuno viene qui a pregare, probabilmente chi lavora al restauro del sito, tra una pausa di lavoro e l’altra. Hanno coperto la statua con un drappo arancione, acceso come le vesti dei monaci, e hanno portato incensi e fiori per onorare il dio. Perchè la religione è ovunque, la filosofia è vita, ogni luogo è adatto per meditare, riflettere, semplicemente. Credo sia il rispetto verso le cose, le persone e il loro lato spirituale, senza dare troppo peso alle apparenze.

In questi giorni ho visto un mondo caotico, raffazzonato, colorato, abitato da un popolo dignitoso, umile e sorridente. Prospettive economiche e aspirazioni di etichetta portano molti a voler mascherare lo spirito locale con un velo di plastica chic, che rende finti quegli hotel, ristoranti e locali destinati ai turisti e alla upper class thailandese. Una fotocopia riprodotta mille volte. Cercano di adeguarsi agli standard d’élite, mangiano salame e bevono vino francese, enfatizzano il lusso, che spesso sembra davvero esagerato. Per scorgere un po’ di vita reale bisogna allontanrsi dalle strutture destinate agli occidentali, uscire in strada e mischiarsi con la gente. Non è difficile in un Paese che non si spegne mai, dove negozietti e mercati vendono cibo a tutte le ore, dove si puó prendere un taxi salendo su un motorino e dove persino in un grande centro commerciale si trovano i banchetti in cui contrattare è un gioco. Tutti a ridere, a dire sempre sì, a chinare il capo con le mani giunte e a ringraziare con un solare “khob khun kha”.

Giorgia Boitano

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