Calamian islands. Navigare un mondo a parte



Nelle Filippine, lontani dalle folle e dai pericoli ma vicini ai sogni, le Calamian islands offrono una vacanza esclusiva. Un arcipelago incantato fatto di cento isolette, falesie di lava, nuvole di pesci iridati e atolli solitari.

Le Calamian sono un sogno raggiungibile, che esaudisce desideri impossibili senza svuotare ferocemente il portafoglio. L’isola d Apulit, che dall’alto ha la forma evidente di un cavalluccio marino, è la base ideale per riprendersi dalle fatiche del volo e calarsi in un’atmosfera da paradiso tropicale o eden perduto, insomma tutti quegli aggettivi eccessivi che vi possono venire in mente per descrivere il mare più bello del mondo. Dista novanta minuti di volo e una quindicina in barca da Manila. Immaginate una baia profonda, costellata di faraglioni, orlata di alte pareti di roccia nera, punteggiata di spiagge di sabbia bianca che scivolano nel mare smeraldo dove nuota una miriade di pesci. Unico resort che si può trovare è il Club Noah Isabelle, splendido con le sue casette di legno su palafitte, i balconi nascosti fra la vegetazione lussureggiante dove gustare una cena romantica al lume di candela. Cinquanta camere, che non bastano a privare Apulit del suo senso di solitudine selvaggia e natura incontaminata.

Le giornate trascorrono tra un’immersione e una pagaiata a bordo di una delle tipiche piroghe a bilanciere. Momenti di relax sull’amaca, sorseggiando un succo fresco di mango precedono una cena per due su una spiaggia deserta, raggiungibile solo in barca. La seconda parte del viaggio è una crociera a bordo del catamarano a motore Lagoon Explorer. Raggiunta Coron City in una trentina di minuti di volo ci s’imbarca per partire alla scoperta delle Calamian. Il catamarano offre un comfort senza compromessi: dieci cabine con letto matrimoniale, aria condizionata e bagno privato. Un ponte dedicato al bar e al ristorante e uno interamente trasformato in terrazza dove, volendo, ci si può far servire la cena sotto le stelle. Lo chef di bordo è un mago pronto a esaudire ogni desiderio degli ospiti e tutto lo staff brilla per professionalità e gentilezza. I quattro giorni di navigazione riflettono il carattere dell’arcipelago, sfiorando isole selvagge, ferite da fiordi e insenature surreali. Ci si muove in un contesto di bellezza impareggiabile, in un ambiente totalmente incontaminato.

Si toccano isole deserte dai nomi degni di un romanzo come Malacapuya e Dilacabuan. A Tangat Island ci si immerge seguendo il filo di una cima ingoiata dal mare. Il punto è segnalato da un semplice gavitello, ma a trenta metri di profondità, ben visibile grazie alla trasparenza dell’acqua, si trova il relitto di una delle tante navi giapponesi affondate da queste parti durante la Seconda Guerra Mondiale. È un relitto facile da raggiungere anche per i sub meno avventurosi, che possono ammirare attraverso i boccaporti il delirio di vita, vegetazione, pesci e colori. A Siete Picados si fa il bagno nelle sorgenti calde e vagamente frizzanti di Mequinit. Ma il clou è la baia di Cayangan: un labirinto di rocce altissime che nascondono un lago naturale dove, secondo la leggenda, si nasconderebbe un barracuda gigante. Il colore dell’acqua è talmente invitante, però, che è impossibile trattenersi dal tuffarsi e nuotare leggeri nel lago. Ogni giorno ci si può far raggiungere da un dive shop galleggiante per calarsi nei fondali o più semplicemente oziare, osservando lo scenario dal ponte, sorseggiando un bicchiere di champagne. Non dimenticate di farvi lasciare qualche ora su una spiaggia deserta in mezzo al nulla, completamente soli, per giocare ai naufraghi in paradiso.

La sera si getta l’ancora fra le pareti di lava di un porticciolo naturale, oppure in una baia dove si muovono i nomadi del mare, pescatori che a bordo delle tradizionali canoe a bilanciere, fanno incetta di pesci dai colori improbabili. Al termine della crociera si fa ritorno a Colon City, tutta da scoprire con le sue vie invase da bancarelle straripanti di ogni genere di frutto tropicale, esplosioni di colori e profumi inebrianti e sensuali, percorse da incredibili tricicli a motore a metà strada tra l’astronave e il carretto siciliano, guidate da spericolati pseudo aviatori con gli occhialoni stile anni trenta: sarà proprio uno di loro, con un miracolo di equilibrismo, a caricare tutti i vostri bagagli e portarvi all’aeroporto. Con un ultimo brivido.

Testi e foto di Marco Santini © RIPRODUZIONE RISERVATA

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