Croazia: l’isolotto di Kosljun tra sacro e profano


Inoltre una biblioteca con circa 30.000 libri, tra cui una delle rarissime edizioni dell’Atlante di Tolomeo stampata a Venezia nel 1511 che, per il suo grande valore, viene conservata in cassaforte. Nell’atrio del museo attira l’attenzione un’antica imbarcazione di questo mare: un monossilo costruito da un solo pezzo di legno, che a prua presenta una graticola su cui veniva acceso il fuoco, non per arrostire il pesce, bensì per far luce nell’oscurità e pescare anche di notte. Completano l’esposizione, interessanti modelli di vecchie navi che salpavano queste acque e se non fosse stato per i francescani, queste interessanti testimonianze del passato sarebbero andate perdute. Intorno a tutto questo scrigno una flora eccezionalmente ricca che, secondo il frate Bernardo Barcic, autore di un libro sulla vegetazione autoctona, ci sono 389 specie di piante e 151 specie di funghi, dunque un vero paradiso terrestre. Ma l’atmosfera migliore è nelle sere d’estate quando nel chiostro, d’accordo con l’ente turistico di Punat si organizzano concerti e si raggiunge…l’estasi.

Ritornando sulla costa, non si può fare a meno di ammirare il Marina & Shipyard Punat, il più antico cantiere navale per la costruzione di imbarcazioni in legno di tutta la costa orientale, che nel 2014 festeggerà i 50anni. A proposito di tale avvenimento Marjan, il comandante della pilotina che ci sta riportando a terra, ci racconta la curiosa storia di Willian R. Nesher, pilota americano della California e che viveva in Germania. Grande appassionato velista, durante la Seconda Guerra Mondiale compì col suo aereo alcune escursioni lungo questa parte di costa, rimanendo affascinato dall’isoletta di Kosljun. Come un voto si ripromise che, una volta scampato alla guerra, sarebbe tornato a veleggiarvi all’infinito. Così, in pratica, negli anni Sessanta realizzò questo sogno, favorendo la nascita del Marina: “Commissionò al cantiere navale già esistente a Punat, la costruzione di tre imbarcazioni a vela per il suo club a Mannheim, per poter poi tenerle in rimessaggio nel periodo invernale”.

Le barche furono chiamate simbolicamente A, B e C, dando l’avvio al turismo nautico di questa costa, che da allora si sviluppò con il solo passaparola degli amici del pilota William R. Nesher: diventò così il più famoso cliente del Marina Punat e ne rimase fedele fino alla sua morte nel 2004. Aperto ufficialmente nel 1964 con 10 posti barca, in questi ultimi cinquant’anni s’è sviluppato a tal punto da poter ospitare oltre 1200 imbarcazioni, vedendosi attribuire consecutivamente, sin dal 1998, il riconoscimento della Bandiera blu per l’alta qualità dei servizi e per la tutela dell’ambiente. Un gran bel traguardo, se si pensa che l’equipaggiamento tecnico di questo Marina, in collaborazione col cantiere navale “ YACHT SERVIS “ dispone di personale tecnico altamente qualificato per l’assistenza e la riparazione di barche a motore di qualsiasi marca, compresa la manutenzione delle apparecchiature elettroniche. Dispone anche di un’agenzia di noleggio autovetture e motocicli, un’agenzia charter per imbarcazioni e diversi altri servizi ancora. Chiaramente non può mancare il bistro-pizzeria e l’eccellente ristorante Marina, dove si può mangiare pesce freschissimo. A una cinquantina di metri, per chi vuole soggiornare sulla terraferma c’è l’hotel Kanajt, con la paradisiaca visione dell’isolotto di Kosljun, a conferma che qui si sta veramente “da Dio”.

Testo di Giuseppe Barbieri | Foto di Giuseppe Barbieri e Ufficio del Turismo di Punat

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