Napoli. Lo spettacolo è in galleria


Nel ventre della città il re aveva costruito un tunnel per collegare il suo palazzo al mare. Ora è una galleria d’arte dove  sono esposti gli oggetti abbandonati nel tempo. Che ricostruiscono la storia di Napoli.

Esiste un luogo, nel ventre di Napoli, nascosto alla luce e agli occhi, dove, nelle tenebre più spesse, scorre un fiume sotterraneo, immerso in una densa umidità.

Se non fosse per l’evidente asimmetria di tempi e luoghi, potrebbe essere questa la fonte delle leggende sull’Ade, dove, sul fiume Stige, traghettava le anime dei morti Caronte, che Dante descrive così:  «Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude, che ’ntorno a li occhi avea di fiamme rote.» (Inferno III 97-99). Oggi il Caronte che mi guida su questo fiume nero e silenzioso, si chiama Marco Minin. Più che a un Caronte, infatti, somiglia a un pozzaro, uno degli uomini addetti a pulire le cisterne di acqua a cui erano adibite le cavità tufacee di cui Napoli è piena. Pozzari che diedero origine al mito popolare del “munaciello” a causa del loro abbigliamento, saio di tela grezza e cappuccio calato in testa, e della loro conformazione fisica, piccola e sottile, per entrare e muoversi agilmente negli stretti cunicoli sotterranei.

Il Tunnel Borbonico apre al pubblico ad inizio 2011, su iniziativa di Gianluca Minin ed Enzo De Luzio, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Associazione Culturale Borbonica Sotterranea. Gianluca ed Enzo sono geologi e hanno scavato e ripulito questi spazi sotterranei, che erano stati utilizzati nel recente passato come enormi discariche. Il Tunnel nasce come viadotto sotterraneo progettato da Errico Alvino su decreto di Ferdinando II di Borbone firmato il 19 Febbraio 1853. Questo passaggio doveva collegare il Palazzo Reale con piazza Vittoria, prossima al mare e alle caserme di via Morelli che, appunto, oggi è una delle due entrate del Tunnel

La costruzione presentò diversi imprevisti e difficoltà: l’incontro con le mastodontiche Cave di tufo Carafa del XVI secolo, da cui si estraeva materiale da costruzione, le cisterne di età romana e i cunicoli dell’acquedotto seicentesco del Carmignano che serviva la città di sopra. I lavori vennero conclusi nel maggio del 1855 dopo 3 anni di lavoro completato a mano, a forza di martelli e scalpelli, illuminato da torce e candele. In realtà il passaggio non venne mai utilizzato per gli scopi previsti, che erano tanto una via di fuga del re verso il mare, quanto un passaggio per le truppe acquartierate in via Morelli che, in caso di necessità, avrebbero dovuto difendere la reggia di Piazza Plebiscito. Fu utilizzato invece come rifugio antiaereo, durante la seconda guerra mondiale, anche dall’attuale presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Dalla fine della guerra fino agli anni ’70 questi spazi sono stati usati come deposito giudiziario per mezzi incidentati e sequestrati dalle autorità. Vi si trovano ancora oggi parcheggiate Fiat 1400, 1100, una Fiat 508 Balilla, una Alfa Romeo 2500 SS cabriolet, anche se il tempo le ha promosse a sculture di arte moderna. Insieme alle vetture, file ben ordinate di Vespe fanno bella mostra di sé. Altre motociclette e carcasse di camion rovesciate sono sparse un po’ dappertutto in questi spazi, che l’Associazione ha deciso di aprire non solo alle visite guidate, ma anche ad una serie di eventi di carattere culturale, come concerti di pianoforte, mostre d’arte e ogni altra manifestazione culturale che abbia bisogno di spazi ampi e suggestivi, con una accessibilità immediata e comoda. Ciò è garantito dalla sinergia con il garage Morelli, sette piani di parcheggio ultramoderno, ricavato in quelle cave Carafa da cui tonnellate di tufo vennero scavate per costruire la Napoli di sopra.

Man mano che ci addentriamo verso l’interno di questi spazi dalle volte altissime, Gianluca ed Enzo, mi raccontano pezzi di storia attraverso aneddoti e curiosità. Incaricati dal Comune di Napoli di censire le cavità di questa zona, vengono per caso in contatto con il Tunnel, che era nascosto sotto tonnellate di terra e rifiuti. Intuiscono il potenziale quando, alla fioca luce di qualche lampadina attaccata ai fili elettrici abbandonati della mai nata LTR napoletana, un mondo, fino ad allora nascosto, si svela ai loro occhi. Il livello della terra mista a rifiuti sversati illegalmente era talmente alto, che le carcasse di auto e moto non si intravvedevano nemmeno. Con pazienza, tenacia e l’aiuto di amici, secchio dopo secchio, hanno pian piano ripulito tutto e poi chiesto la concessione di sfruttamento dell’area per fini culturali.

Oltre alle auto sono venuti alla luce resti dimenticati, come i pezzi della statua di Aurelio Padovani, capitano dei bersaglieri nella 1° guerra mondiale e fondatore del partito fascista napoletano. Oggi Gianluca, Enzo, Marco, tutti gli amici e i volontari continuano le operazioni di scavo scoprendo nuovi passaggi, testimonianze delle epoche passate e ricostruendo pezzi della storia napoletana attraverso il sottosuolo. Affiancano agli scavi anche un’attività didattica, per le scuole cittadine e ludica, per quei turisti che, oltre a visitare il Tunnel, vogliono provare anche l’emozione dell’esplorazione. Come il passaggio su un traballante ponte tibetano o la visita di cunicoli strettissimi armati solo di luce frontale e caschetto.

Nel prossimo futuro ci sono l’allestimento di un piccolo museo e un punto vendita, proprio all’ingresso, per chi volesse vedere cosa è stato trovato qui durante gli scavi e per chi volesse portare a casa un souvenir. Al di là del marketing, resta l’emozione di entrare in questi spazi antichi sia che si tratti di “cattedrali” di tufo dai soffitti altissimi, sia di angusti spazi, vietati a chi soffre di claustrofobia, dei canali dell’acquedotto.


I ragazzi di Nartea

Dietro alle visite teatralizzate al Tunnel Borbonico e a molte altre attrazioni della città, come il chiostro di Santa Chiara e la Chiesa delle Anime Pezzentelle, sta l’Associazione Culturale NarteA,  costituita da un gruppo di giovani uniti dalla passione per l’arte in tutte le sue forme ed espressioni. L’Associazione ha come principale obiettivo la promozione, attraverso la divulgazione del patrimonio storico e artistico della città di Napoli, e la valorizzazione del suo territorio.  NarteA opera nel settore della promozione della cultura e dell’arte, attraverso una serie di attività e iniziative volte alla tutela, alla salvaguardia e alla fruizione dei beni culturali e paesaggistici. I suoi soci volontari  hanno elaborato un format depositato: la visita guidata teatralizzata (aperitivo e cene teatralizzate), che mira alla “spettacolarizzazione” dell’evento culturale, unendo alla classica visita guidata una perfetta simbiosi di arte, teatro e musica.

NarteA offre anche Guide Turistiche Napoli per coloro che vogliono conoscere a fondo la città e la regione con  itinerari personalizzati, accompagnati da una guida turistica autorizzata.


Testo e foto di Vittorio Sciosia  © RIPRODUZIONE RISERVATA


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