Isla de Lobos, piccolo paradiso a due passi da Fuerteventura


A nord–est dell’isola di Fuerteventura, a soli due chilometri e quindici minuti di traghetto dal porto di Corralejo, l’islote de Lobos è un piccolo gioiello, dalla bellezza naturale ricca ed eterogenea ma allo stesso tempo delicata e incontaminata. Differente dalle islas non solo per le dimensioni, Lobos prende infatti il nome di islote (isolotto) perché ormai disabitato da molti anni e fa parte del Parco Naturale dell’Islote de Lobos. Fauna e flora sono particolarmente ricche, con più di 130 specie vegetali e diverse specie animali, tra cui numerosi volatili marini e anfibi. Gli unici a fargli visita, oltre ai numerosi turisti, sono i vecchi abitanti che hanno trasformato le loro vecchie abitazioni in piccole case per le vacanze, mantenendo comunque immutato il carattere originario del villaggio. Questa piccola isola situata tra l’oceano Atlantico e le coste africane deve il suo nome ai primissimi abitanti che la popolarono, le foche monache (o leoni marini, in spagnolo lobos), lentamente sterminate dall’uomo. Nonostante questo, Lobos rimane un paradiso di biodiversità, caratterizzato da un paesaggio brullo e selvaggio, ma che sa regalare inaspettati piccoli tesori.

Fra tradizioni e specchi d’acqua

Una volta sbarcati al Muelle, il piccolo molo a sud dell’isola, è possibile percorrere diverse vie. Sentieri sterrati, percorribili a piedi o in bici, la attraversano in tutte le direzioni. Per poter godere al meglio di tutte le bellezze di Lobos, concedendosi qualche pausa durante il tragitto, conviene prendere il sentiero che si dirama lungo la costa orientale e che percorre l’isola in senso antiorario. Dopo soli dieci minuti si arriva al Puertito, l’unico villaggio dell’isola, animato unicamente da turisti giornalieri e dagli ex abitanti, fuggiti al caos delle isole maggiori e rifugiatisi nelle loro vecchie abitazioni in pietra. Si può facilmente trovare anche qualche surfista alla ricerca di un po’ di tranquillità. Usciti da el Puertito, si prosegue e ci si immerge piano piano nelle ricchezze naturalistiche di questa piccola isola. Il paesaggio e i colori sono quelli tipici delle zone vulcaniche: a tratti sabbioso a tratti roccioso, la natura incontaminata dell’isola ricorda quasi quella del deserto. Ogni tanto qualche valle offre inaspettati spruzzi di verde e in lontananza, incuneato tra le alture, si intravede l’oceano. Lo spettacolo forse più sorprendente sono Las Lagunitas. Questi specchi d’acqua trasparenti, contornati di verde e incastonati nel paesaggio roccioso, dall’entroterra si aprono fino all’oceano. Queste piccole oasi ospitano inoltre numerose specie vegetali.

Dall’alto di un faro alle acque cristalline

Si arriva finalmente a nord dell’isola e possiamo fare una sosta al Faro Martiño. Siamo circa a metà del nostro percorso. Costruito sopra a una piccola altura vulcanica, vale la pena arrivare fino a qui per godere del panorama. La vista dell’oceano e di Lanzarote, nonché dell’intero Lobos e in particolare delle Lagunitas, ripaga della fatica della camminata. Qui è presente anche una targa commemorativa a Josefina Plá, scrittrice nativa dell’isola, nata nel 1903 e figlia dell’ex guardiano del faro. Il sentiero riprende lungo la costa ovest. Seguendolo, ci si ritrova al centro di una grande distesa dai colori caldi, che ricorda i paesaggi texani. Sulla destra si può ammirare la montagna più alta dell’isola, la Montaña de la Caldera, e proseguendo in questa direzione è possibile prendere il sentiero che risale lungo il fianco della montagna. Seguendo la direzione opposta, una volta superate le dune sabbiose, si arriva finalmente alla Playa de la Concha, una caletta in parte sabbiosa in parte rocciosa e dalle acque cristalline. Qui è possibile fermarsi per un’ultima sosta, fare il bagno e rilassarsi un po’, prima di tornare al Puertito e prendere il traghetto che ci riporta al porto di Corralejo.

Testo e foto di Silvia Creponi © RIPRODUZIONE RISERVATA

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