Monte Oliveto, nave-campagna nella città. Di Rosaria Lo Russo

PICCOLEITALIE

Quando si tratta di far spaventare gli Editori, bisogna parlar loro di due tabù: Teatro e Poesia. Pochi lettori, pochissime pubblicazioni, insomma, perché mai avventurarsi in terreni coì poco sicuri? Rosaria Lo Russo, poeta e performer teatrale (oltre che traduttrice e saggista), racchiude dunque in sé luoghi altrimenti segreti come le Arti che, ostinatamente e in modo squisito, frequenta. Anche il luogo di cui ci parla, che si erge sulla Firenze altrimenti nota, e alla città stessa è spesso sconosciuto, proprio come la Poesia e il Teatro è o dovrebbe essere viceversa ciò da cui ogni cosa discende. Invece no, così se lo si vuole vedere bisogna proprio andarci, sul Monte Oliveto, per poi magari scendere a piedi a Firenze. E allora, venendo da lì, ecco che cambia l’aria, cambiano gli odori, le stradine si fanno pian piano strade, il silenzio magnifico dei luoghi da lei descritti rumori. E in un attimo si è in Oltrano: via Romana, via Maggio, e infine l’Arno che non attraversa la città, ma la taglia in due: di là i turisti, di qua le botteghe artigiane di una volta, quelle che sopravvivono almeno. Del resto, per chiudere la metafora, anche per l’Autrice che a volte recitandole riscrive con la voce la poesie di altri: la poesia è da sempre la sua Arte e insieme il suo Artigianato, la sua quotidiana esperienza spirituale e materiale (per chi volesse approfondire, tra i suoi scritti, segnaliamo: L’estro, Vrusciamundo, Comedia, Penelope, Lo dittatore amore. Melologhi, Crolli, Io e Anne. Confessional poems).

Manuela La Ferla

Monte Oliveto, nave-campagna nella città

É una collina così larga che non è così evidente che sia una collina, almeno, credo, che non la si guardi da un aereo. Monte Oliveto. Il Monte degli Olivi? Sí. C’era un monastero benedettino olivetano. C’è ancora. C’è una chiesa misteriosa, sempre chiusa, con un magnifico sagrato in pietra, ombreggiato dal folto della collina. Dietro doveva esserci il convento, poi è stato un ospedale militare. Ora una casa occupata. Tutto qui accade nel segreto. Accanto a questo luogo l’ingresso del grande parco di Villa Strozzi, che i turisti non conoscono, pieno di segreti rinascimentali, tutto molto nascosto, tutto molto poco conosciuto. Digradando per il parco si arriva in Via di Soffiano. È una colata di colline Monte Oliveto. Sul cucuzzolo la magnifica Villa dell’Ombrellino, Bellosguardo. È tra la vedute panoramiche piú conosciute: si vede quasi tutta Firenze, Duomo, Boboli, Campanile di Giotto, Palazzo Vecchio, “ogni ‘hosa insomma”, come si direbbe da queste parti, financo Santa Croce… Quassú Foscolo compose Le Grazie e quassú una lapide marmorea tutta crepata ricorda i nomi dei grandi viaggiatori, poeti e non, che di lí, dalla Villa dell’Ombrellino, passarono sostando nel Bello. Il Bello è su Monte Oliveto. Ma quanti sanno che Bellosguardo è Monte Oliveto? Anzi, molti non conoscono neppure Bellosguardo, eccetto un gruppo di fans di Foscolo proveniente da Zante che una volta mi capitó di incrociare. Montale lo sapeva, si legga la sublime occasione Tempi di Bellosguardo ne La Bufera, dove il sublime stilnovismo montaliano raggiunge uno dei suoi vertici. Su Monte Oliveto è Medioevo ancora, è ancora Rinascimento, è ancora Neoclassicismo (un tempietto all’angolo dell’Ombrellino lo testimonia). Ma è anche -soprattutto – ancora campagna, ulivi dappertutto, scorci di stoppie gialle, distese di campi con colonica. E vite. Viti e ulivi. Piena campagna nel cuore di Oltrarno. Stradine, che se non le conosci non le conosci, stradine dappertutto. Fra Bellosguardo e la discesa ripida di Via Monte Oliveto Alto, per esempio, c’é una stradina di campagna stretta stretta e, a metà di questa, una chiesina romanica, sempre chiusa, con un delizioso sagrato in pietra e colonnine e tante targhe, forse sepolture, e sotto come da un balcone sul ciglio della stradina un bosco di cipressi enormi, fra i cui rami sgattaiolano gli scoiattoli. Perché qui è sempre tutto segreto, tutto sole, tutto silenzio e suoni della campagna e degli animali. Da Porta Romana, se si sale per Via Foscolo, si aprono gli incantevoli panorami campestri toscani che più toscani non si può, di Marignolle. La zona, che peró è sempre Monte Oliveto, da qui fino a Scandicci, dove digrada di nuovo la collina per spegnersi e con sé spegnere Firenze, si chiama appunto Marignolle. In fondo alla strada che si snoda fra curve ombrose e spianate soleggiate, si trova infatti un’altra bellissima chiesina con piazzetta antistante: Santa Maria a Marignolle, romanica e solitaria come gli altri luoghi del Sacro Monte Oliveto. Questo luogo magico si espande lambendo Piazza Tasso (e i ricordi pratoliniani), Porta Romana e l’ingresso ai Viali dei Colli (tanto piú noti, e tanto piú freddi), Soffiano e quindi la periferia vecchia della città, è una nave-campagna nella cittá, è la vite l’olivo il cipresso il cristianesimo primitivo e le gioie dei giochi d’infanzia. Sono le corse spaventate al buio. Sono le salite estenuanti e quotidiane, la familiarità e il mistero.

Testo di Rosaria Lo Russo © RIPRODUZIONE RISERVATA

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