Carrara: non solo marmo

Per chi si intende di storia dell’arte, il nome Carrara può significare risorse e materia prima per gli scultori, che nei secoli hanno plasmato la pancia delle Apuane soprastanti in opere di eterno biancore. Ma associare esclusivamente Carrara all’industria che la anima sarebbe un errore: in realtà infatti il suo centro storico ha molto da offrire. Innanzitutto, la città ha avuto un ruolo chiave durante la Resistenza e la Liberazione ed è orgogliosa della propria medaglia d’oro al merito civile: proprio nella centrale Piazza delle Erbe, campeggia un murales monumentale della partigiana Francesca Rolla, opera del collettivo di artisti Orticanoodles. Una ruota – simbolo cittadino – e la scritta “Non abbandonate la città” accompagnano il ritratto.

Su un lato della piazza un vicoletto porta in Piazza del Duomo, rigorosamente agghindato con ghirlande marmoree.. L’edificio è circondato da una fontana da cui sgorga acqua fresca potabile e dalle panchine di design in marmo che, pur in stile moderno, si armonizzano con il romanico medievale della chiesa. Piazza del Duomo è costeggiata anche da via Santa Maria, stretta e lunga, cuore popolare del centro: tanti i portoni e i palazzi antichi che vi si affacciano e che vale la pena soffermarsi a guardare. Passarci in un momento di languorino potrebbe essere strategico; al numero 12, infatti, la pizzeria Tognozzi della signora Franca propone ai più coraggiosi la sua specialità: la “gnam gnam”, una focaccia imbottita con una fetta di pizza e una fetta di farinata, o cecina che dir si voglia. Una delizia! Lì intorno poi ci si perde volentieri, mangiando con lo sguardo rivolto in su: numerose le placche in marmo sparpagliate sulle facciate, dedicate a eroi locali, artisti e scrittori che hanno soggiornato in città nei secoli; tra le altre anche una intitolata a Michelangelo.

Conviene a quel punto salire in direzione di Piazza Gramsci, ombreggiata e dominata da una bella fontana marmorea; al suo lato c’è anche un palco della musica ristrutturato di recente. Per arrivarci è bene passare lungo il vicolo dell’Arancio, sede di un atelier artistico, per vederne il murales: il tema è l’estrazione del marmo rappresentato attraverso la raffigurazione di un dito inguantato di un imprenditore mentre spezzetta le montagne in zollette di zucchero; nel processo escono anche gocce di sangue, richiamo alle morti sul lavoro. A fianco di Piazza Gramsci non si potrà non notare il Palazzo Ducale, oggi sede dell’Accademia delle Belle Arti. Una ruota-scultura, residua di una passata edizione di Marble Weeks – l’evento artistico-culturale estivo dedicato al marmo – accoglie all’ingresso dell’edificio, di origine medievale con un richiamo rinascimentale. Il risultato è interessante e vale la pena farsi una passeggiata all’interno.

A cinquanta metri da lì si impone un’altra pausa ai golosi: all’incrocio tra via Roma e via Verdi fa angolo la più antica pasticceria carrarese, la drogheria Caflisch: tante le foto d’epoca della città inquadrate all’interno, così come le paste proposte. Ampia anche la scelta di caramelle e amaretti. Ma lungo via Verdi si trova un’altra oasi per gli amanti degli zuccheri: è la gelateria CybO, tra le migliori in Italia. Gusti classici ma anche fuori dal comune, dal cheesecake al limone e zenzero, il tutto con un rapporto qualità-quantità-prezzo quasi unico. La gelateria si trova proprio sulla strada che porta fino al Centro di Arti Plastiche. Vale decisamente una visita approfondita, ma è consigliabile anche solo raggiungere l’ingresso per osservare la città da quella piattaforma rialzata: la cintura di monti che abbraccia il centro storico è impressionante e lassù la pace è assoluta. Si capisce allora come mai Dante Alighieri abbia deciso di collocare proprio là la grotta dell’indovino Arunte: << onde a guardar le stelle/ e ‘l mar non gli era la veduta tronca» (Inferno, Canto XX).

Testo di Chiara Piotto | Foto web

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