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Il sogno americano: Las Vegas e la Valle della Morte

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Il sogno americano: Las Vegas e la Valle della Morte

las_vegas_notturnaL’America non è né sogno né realtà. L’America è iperrealtà”. Con questa sentenza iconica Jean Baudrillard, uno dei più importanti filosofi del XX secolo, descriveva gli Stati Uniti. Las Vegas e la Valle della Morte, suo alter-ego paesaggistico e spirituale, sono un esempio impeccabile della natura ibrida di questo paese.

Las Vegas. Sin City. Sulla Las Vegas Boulevard South, meglio conosciuta come Strip, vengono servite ostriche ai piedi della Tour Eiffel. Getti d’acqua giganteschi danzano sulle note dell’Aida. La piramide di Luxor scintilla sotto il sole del Nevada. Dentro il gigantesco acquario di un palazzo di vetro nuotano enormi squali. La torre dell’Hotel Stratosphere si staglia nel cielo coi suoi 350 metri di altezza e le sue 2444 camere. Un’orgia di luci colorate impazza tra palme e grattacieli nel mezzo di uno dei deserti più caldi del mondo. Ci si fa fotografare con una piramide di un milione di dollari in banconote. A Las Vegas non c’è requie, non ci sono panchine su cui riposare per strada. Solo un fiume umano che straborda nei casinò. Le gondole navigano nei canali davanti alla replica di Piazza San Marco. A fianco, la fontana di Trevi. L’Augusto di Prima Porta troneggia all’entrata di un casinò e accoglie i suoi sudditi che militano fedeli nell’esercito più potente del mondo. La grande armata d’America marcia vittoriosa: cowboy con cappello e speroni bevono whisky, russi fumano sigari e bevono champagne, cinesi fissano impassibili il tavolo da gioco, vecchie donne pensionate, finite sotto i ferri inclementi del chirurgo plastico e con le calze smagliate, scommettono la pensione alle slot machine. Nell’aria si respira il sogno di diventare miliardari in una notte. A Las Vegas tutto è possibile. Un enorme pagliaccio di plastica fissa con un ghigno di fuoco chi passa sulla Strip, ricordando la desiderabilità dei soldi e la caducità dei sogni. In Nevada, per un notte, gli uomini vivono l’utopia del sogno americano.

Intorno a Las Vegas si staglia la Valle della Morte. L’aria condizionata gelida dei resort viene inghiottita dai 57° gradi di Furnace Creek. Settemila chilometri quadrati di deserto rovente: la luce accecante che si riflette sulla crosta di sale di Bad Waters. Le creste rocciose e taglienti come lame di Zabriskie Point. La luce viola del tramonto. I confini del deserto sfumano nel caldo ruggente. La Valle della Morte è orizzontalità pura. Il tempo e lo spazio svaniscono e si trasformano in una dimensione surreale. Questo deserto cocente, inabissato 80 metri sotto il livello del mare, ha generato il mostro divoratore di Las Vegas: un imbuto che risucchia i sogni, le ambizioni e le follie e le rivomita sotto forma di luci incandescenti e di elettrizzanti insegne al neon. Il vuoto che provoca l’horror vacui. Il Al di là delle montagne e del deserto si cela la California. Superato il deserto si nasconde El Dorado, la Terra Promessa: le valli lambite dal mare, le vigne, il profumo degli aranci in fiore e dell’oceano. Il sogno di tanti migranti che, come ha raccontato John Steinbeck, dovevano attraversare il deserto prima di vedere l’agognata California. La promessa di un Eden celato dietro le montagne e la fede di arrivarci. Il sogno americano per antonomasia. Ma forse, come ha ipotizzato il comico George Carlin, “la condizione necessaria del sogno americano è che bisogna essere addormentati per crederci”.

Las Vegas e la Valle della Morte sono agli antipodi eppure sono l’uno condizione sine qua non per esistenza per l’altro. Non ci sarebbe l’orizzontalità totale di Bad Waters senza la verticalità sfrontata della torre di Stratosphere. Non ci sarebbe il sollievo dello scroscio d’acqua di Mandalay Bay senza il caldo feroce di Furnace Creek. Non ci sarebbe l’horror vacui della Strip senza le lande desolate di Zabriskie Point. Non ci sarebbe la California nascosta dietro le montagne senza prima trovare la Valle della Morte. Non ci sarebbe una Terra Promessa senza dover prima attraversare un deserto.

Informazioni utili

Come arrivare: molte compagnie aeree collegano l’Italia con Las Vegas  a partire da circa 700 €.

Quando andare/Clima: il clima a Las Vegas e nella Valle della Morte varia dai 13° invernali ai 38° circa estivi con picchi oltre i 40/45° in alcuni punti della Valle della Morte.

Dove dormire: Mandalay Bay Resort and Casino, 3950 Las Vegas Boulevard South, Las Vegas, t +1 877 632 7800. Furnace Creek Resort, Highway 190, Death Valley, California, t +1 760 7862345. The Venetian, 3555 Las Vegas Boulevard South, Las Vegas, t +1 702 414 1000.

Dove mangiare: Roy’s, 620 Flamingo Road, Las Vegas, t +1 702 691 2053.  The Cheesecake Factory, 3500 Las Vegas Boulevard South, Ceasars Palace, Las Vegas, t +1 702 792 68888. BLT Burger, 3400 Las Vegas Boulevard South, Las Vegas, t+1 702 792 788.

Fuso orario: -9 ore.

Documenti: per entrare negli Stati Uniti occorre il passaporto (se non elettronico con visto di 90 giorni). Il programma Visa Waver (VWP) permette di richiedere il visto online.

Vaccini: nessuno provenendo dall’Italia.

Religione: Cristaiana, protestante e cattolica

Lingua: inglese

Valuta: dollaro americano US$

Ellettircità: Il voltaggio è di 110/115 volt, 60 Hertz. Per utilizzare durante il viaggio proprie apparecchiature elettriche provviste di prese italiane è necessario munirsi preventivamente di adattatore di tipo standard a due lamelle piatte parallele ed eventualmente di trasformatore.

Telefoni: i tradizionali telefoni cellulari Dual Band (900 e 1800 MHz) non funzionano. Per ricevere e chiamare da questi paesi è necessario possedere un terminale che funzioni con la frequenza a 1900 MHz. chiamate verso gli USA: +1+prefisso+numero abbonato. Dagli USA all’Italia: 011+39+numero abbonato.

Suggerimenti: si consiglia la lettura di “America” di Jean Baudrillard.

Link utili: Sito ufficiale della città di  Las Vegas; Sito ufficiale del Parco Nazionale della Valle della Morte; Visa Waiver Program

 

Testo e foto di Elena Brunello  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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