Trieste: Festival del Cinema e simpatia


Domenica 27 ottobre si è conclusa la 28esima edizione del Festival del Cinema Latino Americano di Trieste con l’assegnazione del primo premio al film messicano El fuego inolvidable di Fernando Benítez Ontiveros, ambientato in Messico in occasione del bicentenario, con narcotraffico e disoccupazione sullo sfondo. I protagonisti, uno studente e un giornalista spagnolo, organizzano un movimento di ribellione, che la polizia a tutti i costi identifica come terroristi. Il premio per la migliore regia e quello della Critica è andato al film italiano La guerra del maiale di David Maria Putorti, tratto dal romanzo di Adolfo Bioy Casares, affronta il tema della vecchiaia, detentrice del potere politico ed economico, e il suo confronto con la gioventù.

La giuria del Premio Mundo Latino, composta dagli studenti del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico di Duino, ha premiato il film che meglio tratta una problematica storica dell’America Latina. Quest’anno il premio è andato al film messicano Entre dos mundos. La historia de Gonzalo Guerrero di Fernando González Sitges che, secondo la motivazione, “ritrae con successo la conquista da una nuova prospettiva, grazie a un personaggio capace di integrarsi in una cultura diversa. In questa maniera ci fa vedere che il rispetto e la tolleranza alla diversità sono possibili”. Altri premi sono stati assegnati alle altre sezione del Festival. Speriamo non solo di poter assistere ad altre edizioni del Festival del Cinema ma anche di poter salire di nuovo a Opicina con lo storico tram a trazione mista, la cui linea, per problemi alle rotaie, è stata sospesa. Ma i triestini con il loro buonumore non si arrendono nemmeno davanti al Ponte Curto: “ma come sepol costruir un ponte curto?”. Buontemponi hanno tirato una fune tentando di avvicinare l’altra riva, se non ci credete andate su YouTube!

Per sentirvi autoctoni: al mattino regalatevi la lettura di un giornale in un caffè storico, come il San Marco (con annessa libreria), ordinando “un capo in B” (caffè ristretto con sopra uno strato di schiuma lattea); pranzate nei buffet, con una jota fumante (zuppa di crauti e fagioli) o con un panino con prosciutto cotto caldo con melanzana ‘bagnato’ da un buon bicchiere di sauvignon; in ultimo fatevi contagiare dalla ‘sindrome da girasole’, andate sul molo Audace per scaldarvi al sole e ammirare lo skyline di Trieste. Se poi avrete la fortuna di conoscere triestini patochi (autoctoni) sarete inondati dalla loro simpatia.

Testo di Antonella Cecconi | Foto web

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