Viaggio nel Brasile del sud tra arte e architettura


Il 22 aprile del 1500 l’esploratore portoghese Pedro Alvarez Cabral approdava sulla costa del Brasile. Da quel momento, per quattro lunghi secoli, le vaste distese di campi di soia, caffè, erba mate e mais sarebbero appartenute alla corona portoghese. La pampa del Rio Grande do Sul e le foreste tropicali del Paranà, si cominciarono a popolare di italiani, tedeschi, polacchi, ucraini e giapponesi che, lentamente, cominciarono a costruire un nuovo mondo. Il 7 settembre 1822 il Brasile otteneva l’indipendenza politica dal Portogallo, già da tempo un impero in declino. Oggi il Brasile si differenzia dal suo vecchio e stanco parente europeo come una delle più promettenti potenze emergenti al mondo; più di otto milioni di chilometri quadrati di superficie lo rendono completamente autosufficiente dal punto di vista energetico. Nel 1956, l’allora presidente del Brasile Juscelino Kubitschek incontrava l’architetto brasiliano Oscar Niemeyer:“Oscar, questa volta costruiremo la capitale del Brasile”. Solo due anni prima, a Lisbona, bruciava la chiesa di Sao Domingos. Lo scheletro di questo enorme dinosauro giganteggia ancora splendido e tetro nel centro di Lisbona. La pietra nera delle colonne erose dal fuoco, le pareti sgretolate e la statua del Cristo sciolta dalle fiamme, danno un’idea dell’antica potenza di questa piccola lingua di terra che si tuffa nell’Oceano Atlantico.

Mentre Sao Domingos bruciava e con lei anche il ricordo della potenza coloniale portoghese, Niemeyer cominciava a costruire il suo paese. Sarebbe poi stato ricordato come una delle più grandi personalità artistiche dell’ultimo secolo. Il sud del Brasile è stato costruito dalle mani forti di chi emigrava nel Nuovo Mondo. Curitiba, la capitale dello stato del Paranà, ha dedicato un’intera piazza alla sua comunità giapponese: un’enorme Casa del Thè e della Cultura, un lago artificiale al cui centro galleggia un gigantesco Buddha e trenta alberi di ciliegio importati direttamente dal Giappone. Nel mezzo della giungla tropicale del Parque das Pedreiras, si trova un ponte sospeso su un lago che porta alla Arame Opera House, una struttura in acciaio bianco e in vetro alle cui spalle scroscia una limpida cascata. A Curitiba si trova il Museo Oscar Niemeyer, un edificio che ospita rassegne di arte contemporanea e i modelli del genio artistico brasiliano. L’apice della struttura è l’Olho, l’enorme occhio da cui si può vedere il parco di sculture sottostante. Uno dei simboli della città è il suo Giardino Botanico, aperto nel 1991 e costruito interamente in vetro. Al suo fianco il futuristico Museo Franz Krajcberg, dove l’omonimo artista lavora con la conservazione ambientale.

Porto Alegre è la capitale del Rio Grande do Sul, l’ultimo stato brasiliano prima dell’Argentina e dell’Uruguay, con cui condivide la pampa e le tradizioni dei gauchos, i mandriani dell’America meridionale. La città si erge sull’enorme estuario del Rio Guaiba, dove convergono le acque fangose di cinque fiumi per sfociare nelle fredde correnti dell’Atlantico. Porto Alegre si sviluppa sul fiume. Dalla terrazza della Casa di Cultura Mario Quintana, si gode una vista mozzafiato sul delta. Sulle rive del Rio si trova la Fondazione Ibere Camargo, un edificio che ricorda vagamente il Guggenheim di New York, costruito nel 1995 dall’architetto Alvaro Siza e che ospita, oltre all’opera dell’artista brasiliano Camargo, molte altre rassegne d’arte contemporanea. A ridosso del fiume si staglia un ultimo capolavoro: lo stadio Beira-Rio, che ospiterà la Coppa del Mondo 2014. L’enorme arena si riflette bianca e leggiadra sull’acqua rosa del fiume al tramonto. Potente, sinuosa e immacolata, è stata soprannominata “il Gigante”. Un prodigio dell’architettura contemporanea, un titano che, a guardarlo bene, ricorda un nuovo Colosseo: questa volta lontano dalla polvere di Roma, lontano dai fori europei, libero e autonomo nel Nuovo Mondo.

Testo di Elena Brunello | Foto di Alexander Campbell ed Elena Brunello

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