Cina | Mai così vicina



I nuovi ricchi

Wenzhou, città di 13 milioni di abitanti, è una metropoli a circa quattrocento chilometri a sud di Shanghai, ultimo avamposto della libera economia cinese. Un provvedimento speciale ha concesso a chiunque di prestare soldi come una banca per promuovere l’impresa e incrementare il giro di affari della regione. I finanziatorii sono perlopiù imprenditori che, negli ultimi dieci anni, hanno prodotto ed esportato in tutto il mondo abbigliamento, borse, scarpe. Mister Wu una volta era preside di una scuola, oggi vende in tutta la Cina gioielli in avorio giallo e ambra. Con un negozio in centro città e I suoi frequenti spostamenti nella capitale, gli affari gli vanno molto bene. Ha una grossa BMW e una casa su due livelli al diciottesimo piano, una terrazza con vista, un ascensore esterno a vetri che si illumina durante la notte, in un ricco complesso di abitazioni chiamato Resort du Lac Leman. Non siamo in Svizzera ma nel regno della nuova classe agiata cinese. In una città che fino a vent’anni fa non contava neppure sessantamila abitanti, dove l’economia girava attorno all’agricoltura e al piccolo commercio. Oggi le fabbriche attirano immigrati dal centro del Paese e danno lavoro a più di 3 milioni di persone. “Sa da dove viene il suo accendino?” domanda ironico Mister Wu “viene da qui, da uno di quei capannoni laggiù”. Chi possiede auto tedesche, apprezza il vino e il cibo europeo, la moda e il lusso italiani. Vite immaginate le definiva l’antropologo Appadurai in un mondo “deterritorializzato”, dove il potere dell’immaginazione plasma esistenze mediate attraverso i mezzi di comunicazione. Il fascino e il mito dell’occidente ricco fa molta presa su questa nuova borghesia, che sogna la Francia, l’Inghilterra, l’Italia e intanto consuma surrogati di vita dentro ad una patisserie di lusso o alla guida di una Land Rover.


“It depends how we know each other”

Il palinsesto della CCTV (China Central Television) dipende interamente dal Dipartimento della propaganda del Partito comunista. Collocato nel nuovissimo palazzo di cinquantuno piani disegnato dagli architetti danesi Rem Koolhaas e Ole Scheeren, conta ventidue canali i cui contenuti includono  soap opera e commedie cinesi, programmi in lingua francese, spagnola, russa, araba e naturalmente inglese, con un canale all news che trasmette ventiquattro ore su ventiquattro il punto di vista asiatico sulle notizie. Oltre che di Cina parla dell’Africa e del Medio Oriente. “It depends how we know each other” annuncia una giovane e attraente giornalista nello spot di apertura del programma di punta. “Il Paese che oggi più di ogni altro attrae investimenti e crea la crescita mondiale”, la Cina, sui media non scende a compromessi e rivendica il secondo posto sullo scacchiere economico mondiale. Il messaggio lanciato nell’etere risuona di slogan altisonanti e di efficaci presentazioni. Ma i più giovani già parlano la lingua della cyber socialità con QQ, il social network rappresentato dall’icona di un simpatico pinguino ammiccante. Ideato a Shenzen, disponibile per i phone e smarthphone, permette come facebook o twitter lo scambio in tempo reale di file, doc, video, musica, e messaggi in chat o più semplici messaggi vocali più veloci della scrittura touch a caratteri. La chat è utilizzata anche per tenersi in contatto e comunicare con i connazionali che vivono all’estero. L’applicazione si può facilmente scaricare ma è impossibile da usare per noi occidentali a causa della lingua, una barriera spesso difficile da superare per entrambe le parti.


Testo di Federica Santoro   Foto di Nicolas De Luigi  © LATITUDESLIFE.COM RIPRODUZIONE RISERVATA


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