La notizia è di qualche giorno fa: la cucina giapponese è entrata a far parte dell’UNESCO come patrimonio culturale intangibile. Secondo il testo ufficiale, la lista completa di “Washoku: culture tradizionali alimentari dei giapponesi, in particolare per la celebrazione del nuovo anno” è stato descritto come “associato con uno spirito essenziale di rispetto per la natura, che è strettamente legato all’uso sostenibile delle risorse naturali. “
La decisione va al di là del solo cibo, si fonda sulle tradizioni, che vanno di pari passo con gli ingredienti stessi, e il modo in cui vengono serviti e mangiati. In particolare, i cibi preparati per le celebrazioni del nuovo anno, sh?gatsu, sono chiamati osechi e possono essere apprezzati anche dagli occidentali. Ogni tipo di ingrediente ha un significato simbolico, che ha lo scopo di portare fortuna e successo per l’anno a venire. I gamberetti, ad esempio, sono simbolo di longevità per la loro forma che ricorda un anziano. Il kombu, invece, è un tipo di alga portatrice di gioia, perchè la parola è contenuta nel termine giapponese yorokobu, che significa appunto gioia. Un’altra ragione che portato la cucina giapponese all’ingresso nel Patrimonio UNESCO è dovuta alla sua salubrità: cotture semplici, pochi condimenti e spezie benefiche. Naturalmente è da gustare con un buon bicchiere di sake.
Al momento fanno sono patrimonio cultura intangibile dell’Umanità anche la cucina italiana, quella messicana e la francese.
Testo di Federica Giuliani | Foto web








































