Sochi 2014: a qualcuno piace caldo



Ospita le prossime olimpiadi invernali, ma potrebbe anche ospitare anche i giochi del Mediterraneo, se non fosse sul Mar Nero.


Paradosso insondabile degli equilibri geopolitici, le prossime olimpiadi alpine si terranno in riva al mare, a Sochi (o più giustamente So?i), gemellata con Rimini. O almeno lì saranno alloggiati gli atleti, in un arcipelago artificiale di 300 ettari, su cui hotel, residence, teatri, cinema e casinò sono cresciuti come funghi. Un complesso di 7 isole maggiori, 12 più piccole private, e tre con funzione di frangiflutti. L’architettura paesaggistica, che alterna dune, prati e boschi, prevede ville in spiaggia, sulle dune, lungo gli argini dei canali o sulle scogliere in questa Las Vegas russa un po’ kitsch, cugina delle Isole delle Palme di Dubai.


Short e sci

Per gli atleti sarà facile passare dagli sci al surf, dalla tuta agli short. Forse qualche complicazione in più potrà darla lo sbalzo termico, dato che la temperatura massima media in febbraio, quando si terranno i giochi, è di 9°C, con uno sbalzo di 15 dalle località di gara. Una situazione paradossale, visto che a dispetto del  suo clima, una delle pochissime città russe dal clima subtropicale, vi verranno realizzati 2 palazzetti per l’hockey, 2 per il pattinaggio uno per il curling, oltre allo stadio olimpico.


E le montagne?

Certo le montagne ci sono e neppure troppo lontane, in questo mondo in ripida discesa. Sono intorno alla stazione sciistica di Krasnaja Poljana (Radura rossa, dal colore delle foglie dei ciliegi e degli aceri), 600 m.s.l. sulle pendici del Caucaso, alle spalle di Krasnodar, 45 km da Sochi. Sono in tutto 4 i comprensori sciistici, compresi tra i 500 e i 2.320 m del Rosa Pik, su cui si disputeranno le gare. Qualche dubbio sull’innevamento deve essere venuto anche agli organizzatori, se è vero che un anno fa sono stati stoccati 710.000 metri cubi di neve prelevati dalle montagne caucasiche,  just in case, e allestiti ben 500 cannoni per l’innevamento artificiale. Indipendentemente dal tempo a Sochi la neve ci sarà. Garantito.


So?i tropicale

Diciamo subito che in condizioni normali, cioè senza olimpiadi, la città è molto più frequentata d’estate, grazie alle sue spiagge e all’acqua tiepida (23-25°C) anche se non proprio limpida. Ma qui si cerca il divertimento più che la vita balneare, proprio come nella sua gemella Rimini. Per il resto: cultura, con un Museo d’Arte tra i più importanti del Mar Nero e il Museo di Storia, e natura con il Dendrarium, un parco subtropicale  –  ironia! – che contiene più di 1000 specie di piante provenienti da tutti i continenti, una villa di stile italiano, fontane  e laghetti di anatre e cigni. Per i più nostalgici la Dacia di Stalin, una villa color verde dove il dittatore veniva in vacanza. Nei dintorni notevoli sono le foreste di bossi e tassi della Riserva nazionale caucasica e il Canyon di Agurskoe con la pittoresca Roccia dell’Aquila e alcune cascate.


Una scommessa costosa

Nemtsov, nato a Sochi e voce critica sulla decisione di tenere qui l’evento, contesta  la scelta di Putin, scrivendo irriverente ”È difficile trovare sulla mappa della Russia un posto senza neve e dove gli sport invernali non sono sviluppati. Ma Putin ci è riuscito e ha deciso di organizzarci le olimpiadi invernali”. E per superare la concorrenza di Salisburgo, che pareva ovviamente molto più adatta e favorita, è ricorso agli effetti speciali: nel 2007 ha costruito una pista di pattinaggio in Guatemala, tanto per dimostrare che tutto era possibile. Un po’ come la leggendaria squadra di bob della Giamaica. Risultato: olimpiadi che si avviano a essere le più care della storia, con un investimento di 50 mld di US$ e molti sospetti che a beneficiarne sia l’entourage del presidente russo.


Problemi di sicurezza

Oltre a tutto la località è a ridosso della frontiera con le turbolente regioni dell’Abkhazia, dell’Inguscezia, del Dagestan e della Cecenia, che vedono il protrarsi del conflitto più sanguinoso all’interno dei confini europei dalla Seconda Guerra Mondiale (700 morti solo nel 2012) e la proclamazione di un emirato caucasico del Caucaso settentrionale. Per far fronte alle minacce jahidiste di sabotare in ogni modo le olimpiadi, lanciate da Doku Umarov, uno dei leader più carismatici dei ribelli islamici, Putin ha arruolato 37 mila addetti alla sicurezza, limitato l’accesso dei veicoli ai soli autorizzati (esclusi anche gli abitanti), impiegato satelliti e droni per pattugliare i cieli, installato batterie di missili terra-aria. Perfino tutte le comunicazioni via cellulare e internet saranno intercettate. Una militarizzazione completa della città a cura della FSB (una specie di CIA russa) , un incubo che dura già da mesi e che si protrarrà fino al giorno di chiusura, coinvolgendo abitanti, turisti e addetti ai lavori. Ma allora perché svolgere le olimpiadi proprio qui? Sono in tanti a domandarselo, ma il sospetto di una prova di forza politica di Putin nei confronti delle riottose repubbliche caucasiche, organizzando i giochi in casa loro come se fossero state “normalizzate” c’è.


Link utili: Sochi 2014; Sito ufficiale dei giochi;

Testo di Federico Klausner | Foto web

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