Viaggiare alla velocità del vento: fare autostop in barca a vela


Questo è il primo di una serie di racconti scritti da Marialaura Dolfi, che sta viaggiando per il mondo facendo autostop in barca a vela. Leggendola scoprirete tante curiosità e troverete buoni consigli per replicare l’impresa.

Il piccolo porto di Palmeira (Ihla do Sal – Capo Verde) è coperto da uno spesso strato di nuvole e il vento soffia da nord est senza tregua. Il catamarano “Runaway”, che ci ha accompagnato fin qui, è ancorato nella baia e noi dell’equipaggio con lui. Stiamo aspettando il giusto vento per scendere a Boavista e dirigerci verso le isole di Barlaventos di Capo Verde (Sopravento). Da lì surferemo sulle onde dei venti Alisei che soffiano in questo periodo dell’anno da Est a Ovest, da Capo Verde ai Caraibi. Ma con queste forti raffiche di vento e questo mare grosso, per adesso, non possiamo partire. Si sa, viaggiare seguendo il vento, non ti permette di prevedere dove sarai domani. Non ci sono gates, date prestabilite e neppure check-in on line da fare. Solo mare. Non sai quando potrai lasciare il porto sicuro nè quando potrai arrivare alla prossima meta. Sai solo che hai con te tutto ciò che ti serve per viaggiare senza dipendere da altri.

Tutto dipende solo dalla natura e da te stesso. Questo viaggio è iniziato inseguendo il sogno che porto nel mio cuore da un po’ di tempo: girare il mondo attraversando gli oceani in barca a vela e percorrendo i continenti in bici, a piedi o in autostop. Come si faceva un tempo, dove le distanze prendevano un’altra forma e l’attesa di incontrare terra ti accompagnava durante tutto il viaggio. Vedere terra dopo giorni di navigazione, ti porta a sognare meraviglie sull’isola che stai raggiungendo e puntualmente ti stupisci perché la terra è lì, emersa rispetto a un oceano che sembra infinito. Ti stupisci anche perché lì, sulla terra, le persone hanno la loro quotidianità ed ignorano ciò che c’è oltre l’orizzonte. Viaggiano in macchina, comprano e vendono merci, corrono per arrivare al giorno dopo. Io ho lasciato la mia quotidianità, la mia famiglia, i miei amici, il mio lavoro per cominciare a scoprire cosa c’è al di là dell’orizzonte. Sentivo che dovevo farlo per sentirmi davvero bene con me stessa.

Anche Damià, il mio compagno, aveva la stessa febbre sotto la pelle e, insieme, abbiamo deciso di fare questo passo verso l’ignoto. Viaggiare mi rende infinitamente felice e libera. Ma la vera libertà la guadagni prima di tutto facendo chiarezza dentro te stessa, chiedendoti cosa vuoi veramente. Mi sono raccontata le mille ragioni per cui non potevo lasciare tutto e partire a giro per il mondo, ma questo non mi ha soddisfatto. Poi ho iniziato a capire le ragioni per cui dovevo partire. Una volta che ho capito e accettato dentro me stessa la mia volontà non ci sono stati più limiti materiali che mi potessero fermare. Accettando e conoscendo te stessa poi anche la tua razionalità ti porta a pensare che quello che sogni si può realizzare. Così sto viaggiando su questo catamarano di 12 metri con il capitano Reinhard e il mio compagno catalano Damià, forse si unirà a noi una ragazza olandese conosciuta sul web per aiutarci ad attraversare l’oceano atlantico.

Sì perché quando attraversi l’oceano non ti fermi piú. Non puoi ancorare nelle profondità oceaniche. Nel mare, come nella vita, una volta che hai scelto di partire devi avanzare. Così ci organizziamo in guardie notturne e diurne di circa tre ore per avere sempre coscienza di quello che sta succedendo. La vita in barca insegue il giorno e la notte. Tutto si sveglia all’alba e tutto dorme al tramonto. Anche il tuo corpo si abitua facilmente a questo ritmo e il giorni scivolano veloci, come l’acqua sulla chiglia della tua barca.

Testo e foto di Marialaura Dolfi | barcostop.wordpress.com

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