Polonia | Lublino e il Voivodato d’Oriente


Una provincia densa di storia e di cultura. Qui tutto è successo e tutto è rinato. Il Rinascimento di Lublino e della regione, che ha avuto inizio fra il XVI secolo e quello seguente, è testimoniato dai molti tesori d’arte e architettura compresi nelle terre tra Vistola e Bug.

Percorrere la Polonia orientale, quella che confina con Bielorussia e Ucraina, significa esplorare un itinerario del tutto naturale. Naturale è il panorama di vasti territori ondulati e coltivati; naturale è infilarsi in boschi verdissimi e densi di una grande varietà d’alberi, senza che, per chilometri, si incontrino paesi o case; naturale è, ancora, costeggiare laghetti e pozze d’acqua i cui bordi presentano canneti e vie d’uscita: piccoli fiumi e canali che a loro volta, attraverso minuscole forre, offrono la visione di cascatelle, rive sabbiose, prati e marcite. Dove tutti questi elementi del suolo raggiungono dimensioni maggiori e impatti visivi ancor più considerevoli è in prossimità delle sponde del Bug, il grande fiume che nasce in Ucraina e funge da confine orientale polacco per moltissimi chilometri. La regione stessa che bagna, il Voivodato di Lublino (Województwo Lubelskie) è disseminata di interessantissimi centri urbani, di piccoli e graziosi paesini, di pascoli grandiosi, di terre coltivate che confinano con scampoli di foresta e con boschi, che non è poi così sciocco immaginare popolati da fate e gnomi. Qui la cultura, per tradizioni storiche e per sedimentazioni umane non sempre spontanee, è ricca e variegata: il sostrato polacco è appena alterato da apporti russi e ucraini; la religione cattolica convive con quella ortodossa e, fino all’ultima guerra mondiale, con quella ebraica. Questa parte di Polonia è meno conosciuta e turisticamente meno frequentata di altre, ma è solo questione di tempo. Gli arrivi aumentano, anno dopo anno.

Bia?a Podlaska, cavalli di confine

A tre chilometri da Janów Podlaski c’è il paesino di Wygoda i cui cacciatori debbono fare attenzione quando sparano, perché a un tiro di schioppo, appunto, c’è la Bielorussia. Ma la vera passione degli abitanti del luogo sono i cavalli: quelli locali, chiamati tarpan, ma soprattutto quelli arabi. Qui infatti sorge la più antica stazione di monta e allevamento statale di cavalli arabi della Polonia, fondata nel 1817 dallo Zar Alessandro I. Abitualmente ospita circa 500 equini e tra i più assidui frequentatori della tradizionale Mostra d’Agosto e la relativa asta internazionale, figurano sceicchi arabi, artisti famosi, imprenditori di successo, perché i prezzi sono proibitivi per le tasche dei comuni mortali: si sono raggiunte cifre globali d’asta vicine ai tre milioni di euro. Per una sola cinquantina di cavalli. Gli edifici storici del complesso di Wygoda, compresi in grandi spazi alberati, risalgono al XIX secolo e alcuni sono stati progettati negli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento da Henry Marconi, architetto di Varsavia. Una delle curiosità di Janów Podlaski è data dal cimitero dei cavalli, completo di pietre tombali che riportano il nome degli stalloni deceduti e degli eventuali meriti acquisiti in vita.

A ridosso del fiume Bug

Una zona agreste (e tranquilla) come questa, non poteva che offrire un luogo speciale per il pernottamento: una fantastica cittadella formata da edifici in legno, chiesa e mulino compresi, disseminati ai bordi di un laghetto e circondati da macchie di verde. La cosa strana del Pensjonat Uroczysko Zaborek è che alcuni di questi edifici sono stati acquistati in altre aree della regione, smontati e rimontati qui, a costituire questo originale insediamento turistico, completo di tutto: comodità, buona cucina, simpatia e cortesia dei proprietari, silenzi lunari. Verso sud, lungo il Bug, colpisce prima il ponte di Kukuryki, alle porte di Terespol, la cui strada sottostante vede in fila centinaia di Tir in attesa di varcare il confine e raggiungere Brest, in Bielorussia. Poi c’è la sorpresa del convento ortodosso di Jableczna, sempre sul fiume, con i suoi monaci ora officianti ora operai. Una piccola comunità di religiosi che racconta, tra una foto e l’altra, la storia di questo insediamento. È arrivato finalmente il momento di scivolare con la canoa sulle acque del Bug. Marek, il conducente, prima avvisa le autorità di frontiera che ci si appresta a pagaiare, poi guida la piccola spedizione lungo le molte anse del fiume di confine. Mentre si mangiano sulla riva sabbiosa gustose salsicce alla brace, c’è il tempo di osservare i lenti movimenti dei volatili da una riva all’altra; loro non hanno l’obbligo di avvertire le guardie delle due sponde.

Da Città del Giovedì a Lublino

La capitale del Voivodato attrae immediatamente il visitatore per la sua particolare atmosfera fatta d’eleganza, di sensibili ma giustificati contrasti architettonici, per la sovrapposizione, molto comune nelle città polacche, di aree abitative e verde sempre ben curato. Lublino poi, ha qualcosa in più: è una di quelle città europee nelle quali la Storia ha lasciato le proprie tracce in maniera pesante e dolorosa. Forse, per questa e altre sottili ragioni, l’atmosfera che vi si respira dà sensazioni tra loro contrastanti: di emozione e memoria, quando si assiste alla parata dei reduci polacchi che il primo settembre commemorano il giorno dell’invasione tedesca, fra musiche e bandiere; oppure d’ammirazione, quando lo sguardo si posa sul centro storico, uno dei meglio conservati in Polonia; oppure ancora di riflessione interiore al pensiero di come sia stata annientata la presenza e la cultura ebraica, attiva in città sin dal 1316, negli anni finali dell’ultima guerra. Uno dei primi insediamenti fissi sulla collina dove oggi risplende il magnifico gioiello della Città Vecchia, risale a un periodo compreso tra il VI e il X-XI secolo. Questo minuscolo borgo si chiamava Czwartek, che in polacco significa giovedì, giorno di mercato. Dai piccoli traffici settimanali ha preso poi consistenza la crescita di Lublino: alle fortificazioni del X secolo si sono aggiunte le prime abitazioni; sono del 1198 i documenti storici che citano per la prima volta il nome della città.

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